Il Fondo per una transizione giusta, noto anche come Just Transition Fund, (JTF) è un nuovo strumento finanziario nel quadro della politica di coesione che andrà a sostenere quei territori che devono far fronte a gravi sfide socio-economiche derivanti dalla transizione verso la neutralità climatica.

Il Fondo agevolerà l’attuazione del Green deal europeo, che punta a rendere l’Unione europea climaticamente neutra entro il 2050.

Il Fondo per una transizione giusta: il contesto

Come avevamo accennato in un precedente articolo, nel dicembre 2019 la Commissione europea ha adottato una comunicazione sul Green deal europeo, dove viene stabilita la tabella di marcia per una nuova politica di crescita dell’Unione Europea. In seno al Green deal, la Commissione ha proposto la creazione di un meccanismo per una transizione giusta (Just Transition Mechanism – JTM), che poggia su tre pilastri, fra i quali appunto il Fondo per una transizione giusta.

La Commissione ha indicato che questo meccanismo dovrebbe concentrarsi sulle regioni e sui settori che a oggi sono maggiormente esposti alle ripercussioni della transizione verso un’economia più attenta all’ambiente a causa della loro dipendenza dai combustibili fossili – tra cui ad esempio il carbone e la torba – e dai processi industriali ad alta intensità di gas a effetto serra.

Infatti, quei territori e quei Paesi membri la cui economia dipende in larga misura dalle industrie ad alta intensità di carbonio avranno bisogno del sostegno europeo in quanto esposti al rischio di un aumento della disoccupazione strutturale e di una crescita stagnante, oltre a dover gestire la bonifica e la riconversione dei loro siti minerari e di estrazione. Come affermato dal vicepresidente Frans Timmermans, “è responsabilità dell’Unione europea assicurarsi che nessuno venga lasciato indietro”.

La transizione cui mira l’Europa deve essere inclusiva e coinvolgere tutte le persone così come tutti i territori.
Il concetto di “transizione giusta” non è nuovo alle istituzioni europee: le idee che sono alla base del meccanismo per una transizione giusta ricalcano infatti quelle che si prefiggeva già alla metà del secolo scorso il “Fondo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio per la riqualificazione professionale e il nuovo inserimento dei lavoratori”. Questo fu istituito proprio al fine di agevolare il reimpiego dei lavoratori nel campo del carbone e dell’acciaio che avevano perso il lavoro, o rischiavano di perderlo, a causa dell’avvento di nuove tecnologie. 

Con il Trattato di Roma del 1957, divenne il Fondo Sociale Europeo (FSE), cui scopo principale era proprio quello di riqualificare i lavoratori perché si adattassero meglio a un’industria in trasformazione, aiutarli a trovare lavoro in altri settori ed eventualmente, in assenza di alternative, sostenerne il trasferimento in una regione che presentasse maggiori opportunità di lavoro.

Inoltre, a livello dell’Unione europea, il concetto di una transizione giusta si ritrova in diversi atti giuridici e da varie politiche. Fra i possibili esempi, Il pacchetto “Unione dell’energia”, approvato nel 2015 dalla Commissione Juncker, dove si riconosce che “una transizione energetica giusta ed equa richiederà quindi la riqualificazione o il perfezionamento professionale dei lavoratori in alcuni settori e, se necessario, misure sociali al livello appropriato”.

Questo passaggio è stato poi ulteriormente approfondito nel regolamento del 2018 che ha delineato i meccanismi di governance dell’ “Unione dell’energia”, e che cita cambiamenti nel comportamento degli investitori e negli incentivi per l’intero spettro delle politiche come passi necessari per pervenire a una transizione socialmente accettabile e giusta.

Come si compone il Meccanismo per una transizione giusta

Fonte: Commissione Europea

Come abbiamo già accennato, l’iniziativa si compone di tre pilastri:

  • Il Fondo per una transizione giusta (JTF), che  fornirà principalmente sovvenzioni
  • l’utilizzo di una frazione dei finanziamenti di InvestEU per gli obiettivi climatici, che potrà anche attirare investimenti privati
  • la creazione di uno strumento di prestito del settore pubblico presso la Banca europea per gli investimenti, in parte garantito dal bilancio dell’UE, che invece mobiliterà investimenti pubblici.

Il Fondo per una transizione giusta ha come obiettivo principale quello di attenuare l’impatto della transizione, finanziando la diversificazione e la modernizzazione dell’economia locale e al contempo attenuando le possibili ripercussioni negative sull’occupazione.

A questo fine, il Fondo sosterrà gli investimenti nei seguenti ambiti:

  • la connettività digitale
  • le tecnologie per l’energia pulita
  • la riduzione delle emissioni
  • il recupero dei siti industriali
  • la riqualificazione dei lavoratori
  • l’assistenza tecnica.

Come verranno assegnati i fondi

Il Fondo avrà una dotazione finanziaria complessiva di 40 miliardi di euro. Tutti gli Stati membri avranno accesso ai fondi, ma, come indicato in precedenza, le risorse verranno concentrate verso quelle regioni più in difficoltà perché fanno ancora affidamento sui combustibili fossili (carbone, lignite, torba, olio di scisto).

Per accedere al Fondo, gli Stati membri dovranno presentare dei “piani territoriali per una transizione giusta”. Questi ultimi indicheranno le aree di intervento specifiche, andando a identificare gli effetti economici e sociali della transizione, soprattutto in merito alle perdite occupazionali previste e la trasformazione dei processi produttivi degli impianti industriali a più alta intensità di gas a effetto serra.


Fonti

https://ec.europa.eu/italy/news/20200114_Ue_piani_di_investimenti_del_Green_Deal_europeo_e_meccanismo_transizione_giusta_it

https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/economy/20200903STO86310/una-transizione-giusta-e-verde-per-tutte-le-regioni-d-europa

https://www.europarl.europa.eu/legislative-train/theme-a-european-green-deal/file-just-transition-fund/10-2020

https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/fiches_techniques/2017/N134880/doc_it.pdf

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