Il 23 settembre, dopo mesi di lavoro e consultazioni, la Commissione europea ha presentato il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo.

Lo aveva anticipato la presidente von der Leyen, annunciando l’abolizione del Regolamento di Dublino, il sistema comune europeo sull’asilo attualmente in vigore e che negli ultimi anni è stato oggetto di diverse critiche.

Il documento

Gli aspetti salienti del nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo

Presentato dalla commissaria dell’Unione europea agli Affari interni, Ylva Johansson, e dal vicepresidente, Margaritis Schinas, il nuovo patto poggia su cinque punti principali:

  1. Rafforzare la fiducia grazie a procedure migliori e più efficaci;
  2. migliorare la gestione delle frontiere Schengen e di quelle esterne;
  3. incentivare la solidarietà effettiva;
  4. incrementare competenze e talenti;
  5. approfondire i partenariati internazionali;
  6. incrementare flessibilità e resilienza.

Rafforzare la fiducia grazie a procedure migliori e più efficaci

Nelle intenzioni della Commissione, procedure rapide e integrate serviranno a garantire maggiore chiarezza sulle responsabilità di ogni paese, contribuendo a ripristinare la fiducia tra gli Stati membri.

Nel dettaglio, la Commissione intende introdurre una procedura integrata di frontiera che preveda accertamenti preliminari all’ingresso volti all’identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell’Unione senza autorizzazione o che sono sbarcate in seguito a un’operazione di ricerca e soccorso.

In seguito agli accertamenti, le persone saranno indirizzate verso la procedura appropriata, ovvero o una procedura alla frontiera per determinate categorie di richiedenti o una normale procedura di asilo.

Migliorare la gestione delle frontiere Schengen e di quelle esterne

Il corpo permanente della guardia di frontiera e costiera europea, il cui impiego è previsto a partire dal 1º gennaio 2021, garantirà il sostegno dovuto ovunque necessario. Inoltre, i sistemi d’informazione per la gestione delle frontiere e dei flussi migratori dovranno funzionare all’unisono entro il 2023, in modo da garantire alle guardie di frontiera le informazioni necessarie per sapere chi attraversa i confini dell’Unione.

Incentivare la solidarietà effettiva: uno degli obiettivi del patto sulla migrazione e l’asilo

Intento primario della Commissione, con questo nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, è rendere la gestione della migrazione una responsabilità condivisa a livello europeo, e questo rende cruciale il coordinamento delle politiche degli Stati membri.

Quelli che registrano molti arrivi – come sono stati in primo luogo Italia, Malta, Grecia e Spagna – devono poter contare sul sostegno degli altri e tutti gli altri membri devono pianificare il loro contributo.

Per fare ciò, la Commissione giudica, su sua iniziativa o su richiesta, quando un “sistema nazionale è sotto pressione/a rischio”: alla luce di questa valutazione, si delinea come gli altri Stati membri debbano intervenire per sostenere il Paese sotto pressione/a rischio. Uno Stato potrà:

  • accogliere alcuni richiedenti asilo ricollocati dallo Stato in difficoltà (in questo caso il Paese di destinazione riceverà dei finanziamenti);
  • finanziare i rimpatri nei rispettivi Paesi di origine delle persone che non hanno diritto a rimanere nell’Unione. Se questi non dovessero riuscire a mettere in atto i rimpatri, dopo 8 mesi saranno costretti ad accogliere i migranti non rimpatriati;
  • adottare altre misure operative a sostegno del Paese o dei Paesi più interessati dal fenomeno migratorio.

Un patto europeo per incrementare competenze e talenti

Il Patto presenta alcuni punti che intendono muovere la percezione della migrazione come una questione prettamente legata alla sicurezza dell’Europa verso una visione più ampia del fenomeno, che ne abbracci anche l’aspetto socioeconomico.

Per questo motivo, la Commissione avvierà con i principali Paesi terzi dei partenariati per la gestione dei talenti, così da rispondere alle esigenze del mercato del lavoro e di competenze nell’Unione.

Il patto sulla migrazione e l’asilo rafforzerà il reinsediamento e promuoverà altri percorsi complementari, cercando di sviluppare un modello europeo di sponsorizzazione da parte di comunità o di privati.

Inoltre, per moltiplicare i percorsi legali verso l’Europa, la Commissione adotterà un nuovo piano d’azione globale sull’integrazione e l’inclusione per il periodo 2021-2024 e sarà messo a punto un bacino di talenti dell’UE per far incontrare i lavoratori qualificati che desiderano trasferirsi in Europa con le esigenze dei datori di lavoro europei.

Approfondire i partenariati internazionali

La Commissione intende intensificare la cooperazione con i Paesi terzi in cinque azioni- chiave:

  1. creare opportunità economiche vicino casa, in particolare per i giovani;
  2. lottare contro il traffico di migranti;
  3. migliorare il rimpatrio e la riammissione, intensificare i rimpatri volontari e contribuire al reinserimento;
  4. sviluppare canali regolamentati per la migrazione legale.

I prossimi passi dell’Unione europea

La proposta della Commissione sarà adesso analizzata dal Parlamento europeo e dal Consiglio, cioè dai capi di Stato e di governo dei 27 Paesi dell’Unione europea, che dovranno lavorare per superare le probabili differenze di vedute e dare forma alla nuova politica comune in materia di asilo e migrazione.

 

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