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Il vasto programma del ministro Fioramonti: la vittoria della storia

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Fioramonti storia

Finalmente una vittoria civile. Grazie a una straordinaria mobilitazione che ha coinvolto docenti, studenti, organi di informazione, opinione pubblica più sensibile, la politica ha dovuto prendere atto della inconsistenza di un provvedimento gravemente lesivo della formazione dei cittadini. E anche noi dell’identità di Clio, con le nostre modeste forze, abbiamo contribuito al successo della battaglia. Il ministro Fioramonti ha annunciato il ripristino del tema di storia all’esame di maturità. E lo ha annunciato nel contesto di interviste e dichiarazioni a tutto campo che, forse appaiono fin troppo ambiziose: un vasto programma, insomma per parafrasare le celebri parole del generale De Gaulle. 

È sicuramente da apprezzare il proposito di introdurre come prova di esame per il tema di storia l’analisi e la produzione di un testo argomentativo. Altrettanto apprezzabile è il progetto di rafforzare la storia nella scuola e nella università in un tempo in cui la dimensione della storicità, come più volte ribadito anche nel nostro periodico, si è annebbiata nel senso comune e sta diventando sempre più marginale, se non proprio assente. Ma è sugli strumenti per raggiungere tale obiettivo che il pensiero del neo ministro appare incerto e confuso. 

Su un adeguamento delle ore di storia il Fioramonti nicchia, mette le mani avanti, per così dire. E prospetta mille difficoltà. Invece di esprimersi sulle modalità di una efficace azione politica e sulla attivazione di efficaci interventi governativi, si avventura su un terreno che non gli è proprio e fuoriesce dalla sua sfera di prerogative. 

I suoi strali polemici sono diretti soprattutto verso i libri di testo che, secondo una vulgata e un luogo comune difficili da estirpare sarebbero nozionistici, passatisti, attenti solo alle date, alle battaglie, ecc., come se la cronologia e la collocazione corretta degli eventi nel tempo, soprattutto in una epoca come la nostra in cui tutto è schiacciato sull’attimo fuggente, non fosse la base della comprensione storica e condizione primaria di possibilità per ricostruzioni e interpretazioni. E poi va detto che gran parte degli attuali manuali di storia in circolazione hanno fatto tesoro delle metodologie e degli orientamenti più aggiornati senza indulgere alle mode storiografiche dell’ultima ora. 

Il ministro ambisce anche a proporre periodizzazioni alternative al fine di privilegiare il Novecento nell’insegnamento e nell’apprendimento: obiettivo sacrosanto, ben s’intende,  a patto di non sacrificare le epoche precedenti e, soprattutto, di educare alla visione della storicità, che richiede l’educazione a stabilire connessioni spaziali e temporali e la capacità di guardare le lunghe periodizzazioni e i rapporti di continuità e discontinuità: una mission dei docenti che certo non può essere svolta concentrando tutta l’attenzione al Novecento. La “bussola civile” che sta così a cuore al Fioramonti, richiede una sensibilità a tutto campo: e deve essere la stella polare anche nell’insegnamento e nell’apprendimento della storia antica o della storia mondiale del Seicento. 

Ma tutto quanto si è detto non è certo competenza di un ministro della Repubblica. Apprezziamo la sua sensibilità, guardiamo con interesse la promessa di un nuovo corso che, così dichiara, si caratterizzerà per una maggiore apertura alle proposte delle Società storiche, di un loro maggiore coinvolgimento. Speriamo che non si tratti delle solite promesse. E speriamo soprattutto che la sua esperienza ministeriale possa caratterizzarsi per interventi concreti al fine di aprire maggiori spazi alla storia nella scuola e nell’università. 


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