Le attività illecite della mafia sono numerose e tra quelle più rilevanti e lucrose vi è certamente il traffico internazionale di stupefacenti.

Tutta Cosa Nostra partecipa finanziariamente al traffico con le modalità stabilite dalla commissione e dai capi famiglia.

Secondo quanto riferito da Buscetta, negli anni Settanta-Ottanta l’approvvigionamento della materia prima era riservata all’attività di alcuni esponenti mafiosi. Gli altri partecipavano solo finanziariamente a tale lucrosa attività, nel senso che si quotavano per finanziare l’acquisto e la raffinazione dell’eroina, ritirando poi, dai laboratori palermitani il prodotto finito.
La materia prima, e cioè la morfina base, veniva acquistata in Medio Oriente e trasportata in Sicilia dove veniva lavorata, per mezzo di chimici stranieri, prevalentemente francesi,  nelle raffinerie (collegate ad esponenti mafiosi) e trasformata in eroina. Che poi veniva inviata negli Stati Uniti dove veniva acquistata e distribuita sul mercato dall’organizzazione mafiosa americana spesso attraverso le pizzerie gestite per lo più da siciliani. Da qui il nome di “Pizza connection” dato all’operazione che consentì di smantellare questo traffico.

Negli anni Ottanta vennero infatti scoperte a Palermo numerose raffinerie, cioè veri e propri laboratori per la trasformazione della morfina base in eroina.  Gli ingenti profitti derivanti dal traffico di droga diedero poi luogo a numerosi investimenti immobiliari e al sorgere di numerose imprese nel settore edilizio e di svariate società, come dimostrato dagli accertamenti patrimoniali bancari e finanziari allora effettuati, che evidenziarono incredibili arricchimenti realizzati in tempi assai brevi da mafiosi e da loro parenti. È questo il riciclaggio, in attività economiche legali, del denaro proveniente dalle attività illecite della mafia.  

L’utilizzazione delle banche, a seguito delle indagini condotte dal pool antimafia, si rivelò necessaria per il funzionamento di Cosa Nostra. Si pensi, ad esempio, alle grosse operazioni di compravendita di stupefacenti. In tali casi è impensabile che tali operazioni siano compiute in contanti.
Fondamentale, poi, ai fini del trasferimento di denaro provento dei reati, è, per il traffico internazionale di droga, il sistema bancario internazionale. Allorquando infatti, la vendita di droga avviene in Paesi esteri (tale è il caso della organizzazione mafiosa siciliana che vende eroina agli USA), sorge il problema di fare rientrare in Italia i proventi del traffico illecito.

A tal fine, viene utilizzato il sistema bancario internazionale. Con un semplice telex, ad esempio, si possono effettuare trasferimenti da una banca all’altra di somme ingentissime di denaro. I ricavi del traffico di droga vengono quindi depositati in banche estere e da qui trasferite in Italia mediante i sistemi della compensazione delle valute o dei corrieri che materialmente trasportano il denaro, previamente convertito allora in lire oggi probabilmente in euro, attraverso il confine. 

Per dare un’idea della enormità delle dimensioni del traffico di stupefacenti (morfina base ed eroina) basta pensare che, nel corso delle indagini del processo conclusosi nel 1987 a Palermo, venne accertato che due grossi esponenti di famiglie mafiose avevano acquistato da un noto trafficante turco, in meno di due anni, circa due tonnellate di morfina base per un prezzo complessivo di circa 55 milioni di dollari, Se si considera poi che uno dei laboratori scoperti a Palermo era in grado di produrre circa 40 chili di eroina alla settimana. Eroina che veniva poi venduta dalle organizzazioni mafiose siciliane a quelle criminali che operavano negli USA, per il prezzo, allora, di 250.000 dollari al chilo: bastano questi dati per avere un’idea della potenza finanziaria di Cosa Nostra. E ancora, per rendersi conto degli ingenti profitti che alla mafia derivano dal traffico di droga, va rilevato come il passaggio morfina – eroina consente profitti che vanno dall’1 al 10% o dall’1 al 20%.

Nel 1990 un chilogrammo di morfina (da cui si ricava altrettanta eroina) costava 12mila dollari in Europa, contro i 200-250 mila dollari di un chili di eroina venduto all’ingrosso sul mercato americano. Ciò fa comprendere come molti delitti di rappresentanti delle istituzioni (magistrati, poliziotti) che contrastano tali lucrosi traffici, si rendano necessari per salvaguardare l’intangibilità dei traffici illeciti. Perché non bisogna dimenticare che la mafia è un’organizzazione criminale il cui principale obiettivo è il conseguimento del profitto in collusione spesso con esponenti della politica, dell’imprenditoria e di soggetti appartenenti alle istituzioni.

Come dimostrato da numerose indagini e processi, oggi l’organizzazione è caratterizzata da una maggiore infiltrazione nel tessuto sociale e da sempre maggiori connessioni, contiguità e collusioni con le istituzioni. Conseguenza, questa. dell’accresciuto potere economico e finanziario che genera appunto contiguità, connessioni e collusioni sociali, politiche ed economiche. La mafia, per conseguire i propri fini illeciti, utilizza in modo apparentemente legittimo le strutture amministrative dello Stato e degli altri enti pubblici. Basti ricordare, a titolo di esempio, i piani regolatori, gli appalti, le licenze edilizie, le concessioni amministrative, i finanziamenti a privati e a imprese cooperative.

Per quanto riguarda i rapporti tra mafia e politica va detto che oggi, essendo la mafia divenuta una forza economica autonoma, si è ribaltato il rapporto di subordinazione tra il mafioso e il pubblico amministratore. Si assiste, cioè, a un’inversione di tendenza: oggi non è più il politico o l’amministratore che si serve della mafia ma è quest’ultima che li utilizza per propri fini. Sin dagli anni Ottanta si è assistito – in Italia come negli negli USA – a un sempre maggiore avvicinamento tra i gruppi mafiosi che dispongono di ingenti capitali e i finanzieri e gli uomini d’affari che operano ai più alti livelli. Avviene in pratica un inserimento del capitale mafioso nelle holding finanziarie, nazionali ed internazionali, e quindi un investimento nei più diversi settori del campo economico.

Emblematico di questo intreccio tra potere politico-finanziario e mafia fu, negli anni Settanta-Ottanta dal caso Sindona, un banchiere di origine siciliana. In questo caso venne accertato in maniera inequivocabile il rapporto tra Sindona e i gruppi mafiosi siculo-americani dediti alla produzione e al commercio delle sostanze stupefacenti. In altri termini, il banchiere riciclava il denaro proveniente dalle attività illecite della mafia, attraverso le proprie banche ed anche attraverso la banca vaticana dello IOR al cui vertice vi era monsignor Marcinkus.

O si pensi ancora all’omicidio di Pio La Torre, il segretario regionale del partito comunista, avvenuto a Palermo nell’aprile del 1984, con modalità tipicamente mafiose. Omicidio di cui mi occupai, e che deve ritenersi scaturito dall’intreccio tra mafia, terrorismo politico e grossi interessi finanziari ed economici. E questo, come molti altri delitti eccellenti, sta a dimostrare come la mafia non esita ad intervenire in favore del potere, quando chi tale potere detiene ha timore di perderlo o comunque tende a rafforzarlo ulteriormente.

Infine tra le attività più recenti di Cosa Nostra va ricordato il traffico di esseri umani, in particolare di immigrati irregolari, lo smaltimento illegale di rifiuti tossici, l’usura, il gioco d’azzardo, la prostituzione, il traffico d’armi. E il racket, il cui giro di affari annuo, in Italia è stato stimato in dieci miliardi di euro con 360mila esercizi commerciali coinvolti.

Leggi anche la prima parte e la seconda parte dell’articolo

 

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Girolamo Alberto Di Pisa
Entrato in magistratura nel maggio 1971 è stato destinato con funzioni di Pretore, della Pretura mandamentale di Castelvetrano, (provincia di Trapani) zona ad alta densità mafiosa. Nel 1976 è stato trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Sostituto Procuratore dove, come componente del c.d. “Pool antimafia”, si è occupato prevalentemente di indagini e processi riguardanti la criminalità mafiosa e reati contro la pubblica amministrazione. Nel 2003 ha ricoperto l’incarico di Procuratore della Repubblica di Termini Imerese fino al 2008 anno in cui è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Nel gennaio del 2016 è andato in pensione. Attualmente ricopre l’incarico di Commissario Straordinario del libero consorzio comunale di Agrigento.

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