Dalla rivoluzione americana all’esperienza costituzionale

La Costituzione oggi rappresenta, all’interno della gerarchia delle fonti del diritto, la legge fondamentale dello Stato.

Nel Codice civile italiano si trovano elencate le fonti del diritto e, in testa a queste, la Costituzione.
Quella degli Stati Uniti d’America, a cui la Francia del periodo rivoluzionario deve molto, divenne un «grido di battaglia»(1), espressione di un percorso duro e faticoso, fatto di battaglie senza quartiere tra i coloni e l’esercito britannico.

Essa delinea i principi che parallelamente saranno presenti all’interno dei testi costituzionali francesi. La Rivoluzione americana rappresentò non solo la nascita di un nuovo Stato, ma anche la rottura dei rapporti politici ed economici tra la madrepatria e le tredici colonie americane.
Prima di andare nello specifico della questione, è necessario fare un doveroso passo indietro, in quell’arco temporale che va dal 1756 al 1763. In questo periodo si stava combattendo, non solo in Europa ma anche sul continente americano, la Guerra dei sette anni.

In America le potenze protagoniste di questo teatro di guerra furono l’Inghilterra e la Francia, coadiuvate dalla presenza delle popolazioni indiane come emerge anche nel celebre libro L’ultimo dei Mohicani (2). Il conflitto si concluse con la sconfitta francese e la vittoria della Gran Bretagna che, oltre le colonie già in suo possesso, annesse territori come il Canada e la Louisiana, appartenenti al Regno di Francia (3). Con la vittoria su quest’ultimo, l’Inghilterra si ritrovò a dover risanare le sue finanze.
Per fare ciò la madrepatria impose tasse come quella sul tè (Tea act) e sullo zucchero (Sugar act) nei confronti dei coloni,  e vietò loro di commerciare con le altre nazioni.

Da qui ebbe luogo il famoso boicottaggio dei coloni sulle navi britanniche, che trasportavano il tè, nel porto di Boston, noto come Boston Tea Party (1773). Le cause del malcontento non furono esclusivamente di natura economia, ma anche politica e territoriale. Difatti sul piano politico, i coloni, essendo sudditi di sua maestà e combattenti nella Guerra dei sette anni, speravano di poter avere una rappresentanza nel Parlamento britannico. Tuttavia l’idea di una rappresentanza coloniale all’interno dell’istituzione britannica fu bocciata, amplificando le ragioni del conflitto. Sul piano territoriale, e questa fu una delle motivazioni per cui si arrivò ai ferri corti, re Giorgio III (1738-1820) concesse agli abitanti del Québec, tramite il Québec act (1774), la possibilità di espandere i propri territori a nord del fiume Ohio.

Queste furono le cause che portarono all’inizio della Rivoluzione americana. Le forze rivoluzionarie erano predominanti negli Stati del New England soprattutto tra gli operai, i piccoli agricoltori e le classi più disagiate; questi strati popolari erano sostenuti e guidati da intellettuali radicali, avvocati e pastori della chiesa presbiteriana. Le colonie del New England conclusero una sorprendente alleanza rivoluzionaria con i coloni delle regioni di frontiera alla ricerca di terre, irritati per il Québec Act, e soprattutto con i ricchi piantatori proprietari di schiavi degli stati meridionali, principalmente Virginia, Maryland e Carolina del Nord, che aspiravano alla totale libertà economica (4).

Il 5 settembre del 1774 si riunì a Filadelfia il primo Congresso continentale. che vide riuniti 55 uomini provenienti dalle colonie, fatta eccezione per la Georgia, la Nuova Scotia e il Québec che si chiamarono fuori (5). Tuttavia questo convitato presentava criticità non da poco, viste le differenze di pensiero di uomini come George Washington (1732-1799), Thomas Jefferson (1743-1826), John (1722-1803) e Samuel Adams (1735-1826) (6). Nonostante la mediazione di figure di spicco come Edmund Burke (1729-1779) da un lato e Benjamin Franklin (1706-1790) dall’altro, il Congresso prese la decisione di dare inizio alle ostilità con la madre patria.

I primi conflitti come la battaglia di Lexington e di Concord contrapposero due modelli militari differenti, da un lato il modello organizzato ed ordinato delle giubbe rosse e dall’altro quello seppur poco organizzato, ma vincente, messo in piedi da John Hancock (1737-1793) con i cosiddetti Minutemen, che provenivano dal New England (7). Così nacque l’esercito continentale, composto da uomini che non avevano mai imbracciato un fucile, alla cui testa venne messo il futuro presidente e padre della nazione, George Washington che si distinse nella Guerra dei sette Anni al servizio dell’esercito britannico.

L’esercito continentale, in quanto formato da gente inesperta, venne impiegato in una dura guerra di logoramento e guerriglia ai danni delle giubbe rosse inglesi. Il 4 luglio 1776 ebbe luogo a Filadelfia il secondo Congresso continentale, in cui i padri fondatori, in uno spirito comune e di esaltazione collettiva, diedero vita alla Dichiarazione d’indipendenza, che sanciva il diritto alla libertà e alla felicità.

 

Come si legge nel testo: 

Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la vita, la libertà, e il perseguimento della felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua sicurezza e la sua felicità. (8)

Dopo un susseguirsi di cruenti e sanguinose battaglie in cui l’esercito britannico ebbe la peggio, si arrivò alla madre di tutte le battaglie, quella di Saratoga (1777), che segnerà una svolta nel conflitto tra le colonie e la madrepatria. Nel frattempo entrarono in conflitto con l’Inghilterra anche la Francia e la Spagna, che diedero un aiuto alle colonie combattendo contro la flotta britannica. Il conflitto si esaurì con il trattato di Versailles (1783) (9), in cui la Gran Bretagna riconobbe l’indipendenza delle 13 colonie. Nel 1787, la Costituzione darà vita alla forma di governo federale, vigente tutt’oggi negli Stati Uniti d’America, diverrà garante di libertà e uguaglianza e porrà le norme per l’elezione dei componenti del Congresso e del presidente.

Questo grido di battaglia, pregno di libertà e di ideali di uguaglianza, risuonerà oltreoceano con la Rivoluzione francese (1789) e nei testi costituzionali che si susseguiranno nella storia della Francia rivoluzionaria.  

Note:

1 Cfr. R. Bin, G. Pitruzzella, Diritto Costituzionale, Giappichelli editore, Torino, 2017, p. 121.

2 Cfr. J. Fenimore Cooper, C. Rivaroli (trad. it) , L’Ultimo dei Mohicani, Garzanti, Milano, 2003.

3 Sulla presenza coloniale francese in America, si veda il recente volume di Giuseppe Patisso, L’impero del Giglio: i Francesi in America del Nord (1534-1763), Carocci Editore, 2018.

4 Cfr. P. Sagnac, La fin de l’Ancien Régime et la Révolution Américaine, pp. 288-289.

5 Cfr. G. B. Tindall, D. E. Shi, La grande storia dell’America, Oscar Mondadori, 1992, p. 105.

6 Cfr. P. Sagnac, op. cit., pp. 106, 288.

7 Cfr. G. B. Tindall, D. E. Shi, op. cit., p. 107, si veda anche B. Morrissey, Boston 1775 The shot heard around the world, Osprey Publishing, p. 30.

8 Cfr. Dichiarazione d’Indipendenza Americana, Filadelfia, 1776.

9 Sul Trattato di Versailles si vedano M. Teodori, Storia degli Stati Uniti e il sistema politico americano, Roma, Newton & Compton, 2004; A. Maurois, Storia degli Stati Uniti d’America, Milano, Mondadori Editore, 1966; S. Kaplan Lawrence, The Treaty of Paris, 1783: A Historiographical ChallengeInternational History Review, 1983, Vol. V, pp. 431- 442.

 

 

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