Si riparte con il progetto “Tutti inclusi”: accessibilità, risorse e uno sguardo globale perché nessuno resti indietro

Castelbuono, sede del casato dei Ventimiglia ed anticamente nota con il nome di Ypsigrok, è uno dei molti borghi dell’entroterra siciliano che lottano per riprendersi dopo il sostanziale azzeramento delle attività economiche conseguente al lockdown.

Nel cuore del parco delle Madonie, negli ultimi vent’anni la cittadina ha visto la propria economia crescere grazie allo sviluppo del turismo enogastronomico e naturalistico. Diventando, al tempo stesso, un polo di attrazione culturale e giovanile attraverso eventi musicali quali il Castelbuono Jazz Festival, Castelbuono classica e soprattutto l’Ypsigrok. Quest’ultimo è un festival internazionale di musica rock che, essendo entrando a far parte dei più importanti circuiti musicali europei, da oltre un decennio rappresenta un’eccellenza a nazionale del settore. Ma in tempi  come questi, come molti altri eventi, gli organizzatori della kermesse sono stati costretti a cancellare le date, interrompendo una tradizione iniziata nel 1997.

“Per la prima volta nella sua storia, quest’anno la manifestazione si fermerà. Tutto è stato rinviato al 2021, ma sono allo studio progetti collaterali per dare in qualche modo fiato e sostegno ai lavoratori del comparto, che sono stati devastati dalla crisi in atto”, afferma Gianfranco Raimondo, uno dei responsabili sia della rassegna che dell’iniziativa Tutti Inclusi.

Quest’ultimo è un progetto cofinanziato da Fondazione con il Sud, finalizzato al miglioramento dell’accessibilità nel territorio di Castelbuono “in ordine a ogni aspetto cui questo concetto si possa riferire: architettonico, sociale, economico, turistico, culturale e lavorativo. Si  tratta di fornire le basi e il supporto a ciascuna parte sociale per ottenere il concreto risultato delle pari opportunità in un’area che cerca di riportarsi lentamente alla normalità”, prosegue Raimondo esponendo le difficoltà nel recuperare il terreno perso in questi mesi.

“Credo sarà un’impresa difficile: non tutte le strutture ricettive hanno riaperto, i ristoranti registrano numeri bassi, almeno a giugno e specie nei giorni infrasettimanali. Come in ogni località turistica mancano gli stranieri e i gruppi turistici. Penso comunque che il turismo di prossimità possa essere una buona carta per Castelbuono”. 

In questo senso si muove il lavoro di Tutti Inclusi, volto a rendere più semplice e immediata la fruibilità dei luoghi simbolo del paese, sia dal punto di vista delle barriere architettoniche che da quello delle limitazioni linguistiche (compresa la segnaletica turistica). Un compito reso particolarmente complesso dalla struttura medievale del borgo dove, a causa della pandemia da Covid-19, il concetto di accessibilità del progetto è stato esteso, “anche alle nuove disposizioni introdotte per contenere la diffusione del virus.

Attivando le nostre risorse per un servizio, già previsto dall’assessorato ai Servizi Sociali di Castelbuono, per la distribuzione di farmaci, pasti e assistenza ai soggetti fragili e bisognosi da ogni punto di vista (sanitario, economico e sociale); fornendo ausilio alle istituzioni, nella prospettiva di una formazione culturale delle coscienze verso l’importanza delle pari opportunità”, conclude Gianfranco Raimondo.

 

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