Dalla morte del Giglio a Marianne

La Rivoluzione americana (1776), che vide l’indipendenza delle tredici colonie dalla madre patria inglese, portò alla nascita degli Stati Uniti d’America.

Le vicende della rivoluzione portarono il vento di libertà in Europa. Questo ideale, nato con l’illuminismo, si concluse, nel Regno di Francia, con l’esperienza costituzionale, scandita in diverse fasi. Sul piano sociale la Rivoluzione francese rappresentò il sovvertimento di quell’ordine che si era costituito in età medievale con la tripartizione della società, teorizzata dal vescovo francese Adalberone di Laon (947-1030). Questa suddivisione in ordini era composta da bellatores (guerrieri), oratores (ecclesiastici) e laboratores (contadini).

In età moderna, nel contesto politico e sociale francese, ritroviamo questo stesso schema formato da nobiltà, dal clero e terzo stato. Quest’ultimo componente della società di antico regime era la più vessata dal punto di vista fiscale in quanto, essendo formata dal 98 % della popolazione francese, pagava più tasse rispetto agli altri due ordini che godevano di privilegi (1). La situazione finanziaria  era in profonda crisi, dovuta all’intervento nella Rivoluzione americana, che portò alla riannessione del Senegal e di Tobago (2).

Numerose furono le personalità di spicco che in questo periodo tentarono di risanare il bilancio dello Stato: tra queste vi furono Jacques Turgot e l’ancora più celebre ministro delle finanze di origine ginevrina Jacques Necker. Nonostante gli sforzi di Necker, che si rivelarono inutili, il bilancio non poteva risanarsi a causa sia delle spese e dei privilegi su cui si cullava una corte lontana e intenta a gozzovigliare, sia per il debito pubblico che ammontava a 318 milioni di livre (3). Così Luigi XVI decise di licenziare Necker e di sostituirlo con Alexandre de Calonne, la cui strategia finanziaria mirava a risanare le casse dello Stato puntando sui prestiti dell’Assemblea dei notabili. In questo modo Calonne avrebbe mostrato a tutti che la situazione economica del Paese era in crescita (4).

Anche il piano di riforme ideato dal ministro risultò inefficace, così si capì che solo in un modo la situazione poteva salvarsi, ovvero sia convocando gli Stati generali. Questo organo tricamerale, corrispondente alle Cortes in Spagna e alle due Camere del Parlamento inglese, era composto dai suddetti ordini della società francese dell’epoca.

Auguste Couder: Versailles, 5 maggio 1789, apertura degli Stati Generali

Gli Stati generali vennero convocati da Luigi XVI il 5 maggio 1789, dopo secoli (5). Tuttavia si presentò già un problema non indifferente per il terzo stato – i voti non venivano espressi per testa, ma per ordine, così la nobiltà e il clero potessero mettere in minoranza il terzo stato – poiché i due ordini non avrebbero permesso di rinunciare ai propri privilegi. Ciò provocò una reazione di disapprovazione e sdegno manifestata nei cahiers de doléances, all’interno dei quali vennero denunciati i soprusi ai danni del terzo stato (6). Sulla questione vennero pubblicati una serie di opere e opuscoli, tra questi vi era il celebre opuscolo di Emmanuel Joseph Sieyès, Qu’est-ce que le tiers état? Va ricordato, tuttavia, che l’animo dei membri del terzo stato non era affatto fautore di un cambiamento radicale in quanto la maggioranza dei membri restava fautrice della monarchia e molti erano convinti che occorresse, semplicemente, riformare il sistema fiscale (7).

Re Luigi XVI di Francia

Necker, sperando di evitare ulteriori contrasti all’interno della società, riunì l’assemblea dei Notabili il 6 novembre 1788 per discutere le richieste del terzo stato, ma questi rifiutarono ogni istanza. Luigi XVI, tuttavia, con un decreto reale del 27 novembre 1788, annunciò che agli imminenti Stati generali avrebbero partecipato almeno un migliaio di deputati, garantendo la rappresentanza doppia per il terzo stato. La seduta inaugurale degli Stati generali ebbe luogo il 5 maggio 1789 a Versailles. Molti esponenti del terzo stato videro l’ottenimento della rappresentanza doppia come una rivoluzione già pacificamente conseguita ma, con l’utilizzo di un protocollo procedurale sostanzialmente stilato in un’era precedente, fu immediatamente evidente che in realtà era stato ottenuto molto meno.

Cercando di evitare la questione della rappresentanza politica e focalizzandosi unicamente sui problemi finanziari, il re e i suoi ministri sottovalutarono la situazione. Quando Luigi XVI cedette finalmente alle insistenti richieste del terzo stato di discutere sul sistema di votazione, parve a tutti una concessione estorta alla monarchia piuttosto che un dono magnanimo che avrebbe convinto la popolazione della buona volontà del sovrano (9). Il 9 maggio, invece di affrontare la questione finanziaria come richiesto da Luigi XVI, i tre stati cominciarono a discutere sull’organizzazione della legislatura.

I deputati del terzo stato furono unanimi nella scelta del voto per testa e si autoproclamarono deputati dei Comuni, intendendo con ciò rifiutare il titolo di rappresentanti di un ordine per assumere quello di rappresentanti della nazione. Si trattava già di un atto rivoluzionario al quale la nobiltà rispose dichiarandosi favorevole al voto per ordine, imitata dal clero.

Dopo uno stallo di un mese, il 10 giugno i deputati dei Comuni invitarono i delegati degli altri due ordini a procedere a una verifica dei poteri in un’assemblea comune. L’invito, respinto dalla nobiltà, fu raccolto nei giorni successivi da un numero crescente di deputati del basso clero, finché il 15 giugno, su iniziativa dell’abate Sieyès (membro del clero, eletto per rappresentare il terzo stato), i deputati dei Comuni decisero di dare inizio ai lavori. Il 17 giugno 1789 l’ex terzo stato completò il processo di verifica, diventando l’unico ordine i cui poteri fossero stati legalizzati, autodefinendosi assemblea nazionale con l’intento di identificare un’assemblea non più degli stati ma del popolo.

L’assemblea, rivolgendosi a Luigi XVI, chiese espressamente la rimozione delle truppe straniere dalla fortezza-prigione della Bastiglia, simbolo del potere assoluto e dell’antico regime. Il 12 luglio la popolazione di Parigi, venuta a conoscenza dell’accaduto, organizzò una grande manifestazione di protesta, durante la quale vennero portate delle statue raffiguranti i busti di Necker e del duca d’Orléans. Alcuni soldati tedeschi ricevettero l’ordine di caricare la folla, provocando diversi feriti e distruggendo le statue. Il dissenso dei cittadini aumentò a dismisura e l’assemblea avvertì il re del pericolo che avrebbe corso la Francia se le truppe non fossero state allontanate, ma Luigi XVI rispose che non avrebbe cambiato le sue disposizioni.

Rivoluzione Francese: La presa della Bastiglia, 14 luglio 1789

La mattina del 13 luglio quaranta dei cinquanta ingressi che permettevano di entrare a Parigi vennero dati alle fiamme dalla popolazione in rivolta. I reggimenti della Guardia francese formarono un presidio permanente attorno alla capitale, sebbene molti di questi soldati fossero vicini alla causa popolare. I cittadini cominciarono a protestare violentemente contro il governo affinché riducesse il prezzo del pane e dei cereali e saccheggiarono molti luoghi sospettati di essere magazzini per provviste di cibo: uno di questi fu il convento di San Lazzaro (che fungeva da ospedale, scuola, magazzino e prigione), dal quale vennero prelevati 52 carri di grano.

In seguito a questi disordini e saccheggi, che continuavano ad aumentare, gli elettori della capitale (gli stessi che votarono durante le elezioni degli Stati Generali) si riunirono al municipio di Parigi e decisero di organizzare una milizia cittadina composta da borghesi, che garantisse il mantenimento dell’ordine e la difesa dei diritti costituzionali (due giorni dopo, con La Fayette, che si era distinto nella Rivoluzione americana, venne denominata Guardia Nazionale). Ogni uomo inquadrato in questo gruppo avrebbe portato, come segno distintivo, una coccarda con i colori della città di Parigi (blu e rosso).

Per armare la milizia si cominciò a saccheggiare i luoghi dove si riteneva fossero custodite le armi. La presa della Bastiglia fu un chiaro segnale che qualcosa stava cambiando all’interno della società francese, che fino a quel momento era caratterizzata, per alcuni ordini, dal privilegio.

Di fatto la rivoluzione sarà caratterizzata da varie tappe, partendo dalla decapitazione del re, passando per le varie esperienze costituzionali (1791,1793, 1795, 1799), era chiaro che il giglio era morto e che Marianne, simbolo della Repubblica, con in testa il suo berretto frigio aveva preso il potere.

 

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