Plastic Tax 2020 – la normativa che mira a scoraggiare l’utilizzo di materiali plastici per limitarne gli impatti sull’ambiente

La prima settimana di novembre dello scorso anno ha visto approdare al Senato della Repubblica la manovra economica 2020. Fra le misure presenti nel testo, la cosiddetta Plastic Tax ha portato ad un diffuso dibattito pubblico. Questa tassa sulla plastica comporta, in estrema sintesi, un’imposta pari a un euro al kg sugli imballaggi e sui prodotti monouso. Con l’obiettivo dichiarato di scoraggiarne l’utilizzo e, al tempo stesso, indirizzare produttori e consumatori verso l’utilizzo di plastiche compostabili, riciclabili e biodegradabili.

Prendendo spunto da quanto avviene in Italia, possiamo procedere ad una panoramica su politiche simili che stanno prendendo piede in Europa e sulle misure che l’Unione ha approntato al fine di ridurre il consumo di plastica e limitarne l’impatto sull’ambiente, andando brevemente ad analizzare in questo articolo la strategia europea per la plastica adottata nel gennaio del 2018.

Il contesto

plastic taxFonti del 2014 rivelano che ogni anno in Europa vengono prodotti 58 milioni di tonnellate di plastica, e che il 40% di questi è rappresentato da imballaggi.

I rifiuti plastici ammontano a poco meno della metà della plastica prodotta annualmente, 25 milioni di tonnellate, e solamente il 30% di questi è stato riciclato. Per quanto riguarda il nostro Paese, sempre nel 2014 sono stati prodotti 35 kg di rifiuti da imballaggi di plastica per persona.

Le criticità degli oggetti in plastica si possono riassumere in due punti principali. Anzitutto il fatto che la plastica sia molto durevole: per portare un solo esempio, il tempo di degradazione di una bottiglia di plastica, se non correttamente smaltita o riciclata, può variare dai 100 ai 1000 anni

In secondo luogo, per decenni, la produzione di oggetti di vario uso e destinazione (cannucce, contenitori per alimenti, piatti, posate, bastoncini cotonati) si è basata sull’idea che molti di questi oggetti dovessero essere utilizzati una volta soltanto, da cui appunto la definizione di “plastica monouso”.

Ma la plastica comporta una grave problematica già alla base del suo ciclo produttivo, poiché la maggior parte della materia prima utilizzata per produrla è basata su combustibili fossili: quindi petrolio e carbone. Con gli attuali ritmi di produzione, entro il 2050 la plastica rappresenterebbe il 20% del consumo di petrolio, con un aumento delle emissioni di gas serra pari al 15%.

Le misure introdotte

Per ridurre l’impatto dell’inquinamento da plastica e promuovere allo stesso tempo una economia che coniughi la crescita, l’innovazione e la creazione di posti di lavoro rispettando al contempo l’ambiente, nel gennaio 2018 l’Unione Europea ha presentato la sua Strategia per la Plastica(1).

Gli aspetti più rilevanti della strategia sono così riassumibili:

– Si darà un forte impulso alla ricerca europea per rendere il ciclo di vita di un oggetto in plastica – progettazione, realizzazione, uso e riciclo – più orientato verso approccio circolare, così da diminuire l’impatto ambientale di questi prodotti e la quantità di rifiuti da essi derivanti(2);

– questo primo passo avrà delle ricadute benefiche e redditizie sulle imprese operanti nel settore: sviluppando nuove norme sugli imballaggi e aumentando la raccolta della plastica sarà infatti necessario migliorare gli impianti di smaltimento esistenti, andando verso un auspicato smistamento dei rifiuti standardizzato in tutta Europa;

– affinché quanto riportato nel punto precedente avvenga, la Commissione europea si farà carico di fornire orientamenti specifici alle autorità degli Stati membri e alle imprese che producono oggetti in plastica come a quelle che si dedicano al loro corretto smaltimento. Questo avverrà anche grazie a nuove misure che limiteranno l’uso delle microplastiche(3) così come grazie all’introduzione di etichette che identificheranno le plastiche biodegradabili e compostabili.

La risoluzione legislativa del Parlamento sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente

Contestualmente, lo scorso marzo il Parlamento europeo ha compiuto un ulteriore passo a tutela dell’ambiente e verso un minore utilizzo della plastica con l’approvazione la risoluzione sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente(4). 

Fra i punti chiave di questo testo:

– a partire dal 2025, gli Stati membri dovranno assicurarsi che le bottiglie in PET immesse sul mercato contengano almeno il 25% di plastica riciclata con un obiettivo del 30% al 2030;

– un obiettivo del 77% di raccolta differenziata per le bottiglie al 2025 e del 90% al 2029;

– la messa al bando dal mercato dell’Unione di alcuni prodotti in plastica monouso quali stoviglie, cannucce, contenitori per alimenti, a decorrere dal 3 luglio 2021.

Nel testo sono presenti inoltre importanti misure volte a tutelare l’ambiente marino, oggi più che mai necessarie: secondo una recente stima(5) risulta che entro il 2050 il peso delle plastiche presenti nei mari sarà superiore a quello dei pesci.

Pertanto, sono state approvate nuove disposizioni relative agli impianti portuali di raccolta, così da incentivare e il conferimento dei rifiuti prodotti o raccolti in mare nelle apposite strutture atte alla gestione degli stessi(6), con appositi incentivi per le autorità portuali coinvolte.

Note

1 https://ec.europa.eu/commission/news/eu-plastics-strategy-2018-nov-20_en

2 Così come è stato sancito in precedenza con la Direttiva (UE) 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015, che modifica la direttiva 94/62/CE per quanto riguarda la riduzione dell’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero.

3 La microplastica è composta di particelle molto piccole di materia plastica – generalmente inferiori a 5 mm-. Questi frammenti possono formarsi accidentalmente in seguito al deterioramento di pezzi di plastica più grandi, compresi i tessuti sintetici, oppure essere fabbricati e aggiunti intenzionalmente a determinati prodotti per uno scopo specifico, ad esempio come granuli esfolianti negli omonimi preparati per il corpo e per il viso. Si stima che il 2-5 % di tutta la plastica prodotta finisca negli oceani, di cui una parte sotto forma di microplastica.

4 Il testo definitivo della direttiva è consultabile, in italiano, a questo link: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L:2019:155:FULL&from=IT

5 https://www.ellenmacarthurfoundation.org/assets/downloads/EllenMacArthurFoundation_TheNewPlasticsEconomy_Pages.pdf

6 Un sommario della legislazione inerente è consultabile a questo link – in inglese: http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2019/633180/EPRS_BRI(2019)633180_EN.pdf

Fonti

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:31994L0062&from=IT

https://ec.europa.eu/environment/circular-economy/pdf/plastics-strategy-brochure.pdf

https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/e6f102e3-0bb9-11e8-966a-01aa75ed71a1/language-en

https://echa.europa.eu/it/hot-topics/microplastics

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