La sesta edizione della “Notte nazionale del Liceo Classico” è stata un momento di condivisione, espressione artistica e riflessione tra le aule ed i corridoi di 436 scuole medie superiori diffuse su tutta la penisola. Per una notte, gli studenti sono diventati padroni di quegli spazi, per loro così familiari da essere simili a una seconda casa. 

Questa iniziativa, varata dalla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici nel 2014, nasce da un’idea del professor Rocco Schembra, docente di latino e greco ad Acireale, per ribadire la centralità degli studi classici nel nostro sistema educativo e culturale.

Una visione condivisa da dirigenti e docenti dei molti istituti coinvolti, anche a Palermo, nei quali sono fiorite le attività promosse dagli studenti, pronti ad approfittare di questa occasione di crescita e condivisione per esprimere loro stessi.

Ascoltandoli, ciò che viene fuori è una sorta di identitarismo e orgoglio relativo allo studio delle materie classiche, accompagnati da una grande voglia di fare, di essere parte di un gruppo e del mondo. I ragazzi di Garibaldi, Meli, Umberto I e Vittorio Emanuele II si sono messi in gioco, dunque, contraddicendo ogni stereotipo di superficialità che li riguardi. 

Un pensiero reattivo cui si lega uno degli eventi più interessanti dell’iniziativa: una mostra sulla violenza di genere allestita in una normale aula scolastica, lasciata volutamente ordinata e non dissimile da qualsiasi altra in un qualsiasi giorno di scuola. Girando per i banchi abbiamo visto le foto scattate da una delle ragazze e parlato con Diana, prestatasi a fare da modella per questi scatti a volte anche crudi e diretti.

“Abbiamo scelto questo tema perché noi ragazze siamo coscienti che, oggi, la violenza di genere trovi inizio tra i banchi di scuola – spiega – con l’oggettivazione del corpo femminile e con la violenza verbale e psicologica cui siamo sottoposte per spingerci adeguarci ai canoni estetici proposti dal web e dalle pubblicità, atteggiamenti che, se non corretti attraverso l’educazione, in età adulta possono finire per sfociare in violenza fisica”.

Questo il pensiero di una adolescente al quinto anno di liceo, che vede al futuro con speranze e timori nettamente diversi da quelli che avevamo noi alla sua età.

Per capire e per conoscere questo universo chiamato chiamato semplicemente “scuola superiore o scuola dell’obbligo”, abbiamo attraversato questa notte di festa parlando con i docenti e gli studenti, per conoscere le loro opinioni, per vedere le emozioni e leggere i sorrisi sui loro volti. Scoprendo professori felici per essersi trasformati in registi di piccoli spettacoli teatrali, costruiti su quanto studiato dai ragazzi nel corso dell’anno scolastico.

Non si è trattato di concerti, mostre, spettacoli o esibizioni improvvisate, ma di momenti attentamente organizzati nel corso dei mesi. Studenti e docenti hanno creato laboratori e gruppi di lavoro, sviluppando una didattica collaterale che, come sostenuto da alcuni degli studenti: “ci avvicinano ai ragazzi di quelle scuole americane e inglesi di cui abbiamo assimilato le abitudini divorando serie televisive”. 

Si tratta forse di globalizzazione della didattica? Almeno nei metodi probabilmente sì. Una strada alternativa per permettere agli studenti di affrontare la scuola in maniera innovativa rispetto al passato. Secondo Andrea: “Si tratta di una occasione didattica non solo per chi vive la scuola, docente o discente, ma anche per chi viene da fuori. Per le famiglie, per i curiosi e per tutti coloro cui possiamo trasmettere quello che abbiamo imparato, cui possiamo far conoscere Esiodo, Teofrasto o Dante” afferma, a margine di uno spettacolo teatrale messo in scena dai suoi compagni di classe.

Sul valore di questo evento emblematica è l’opinione dei docenti, fermi nel sostenere l’importanza di momenti come questo che, superando la fredda didattica scolastica del decennio scorso, bilanciano le ore di lezione favorendo nei ragazzi lo sviluppo controllato delle attitudini sociali.

Questo permette anche agli insegnati di conoscere meglio i propri alunni, verificando in maniera alternativa l’apprendimento. Se un gruppo di alunni decide di mettere in scena una Medea contemporanea, magari in dialetto siciliano, contestualizzandone correttamente i valori, pur non avendo brillato, magari, nell’interrogazione, per i docenti è una spia del fatto che i ragazzi hanno assimilato, a modo loro.

Tra le personalità intervenute agli eventi promossi dalle varie scuole c’è Fiammetta Borsellino, da anni attiva nelle scuole per promuovere incontri sulla legalità, ritenendo fondamentale il ruolo della scuola nel contrasto alle mafie.

“La lotta alla criminalità organizzata non può essere una semplice e distaccata operazione di repressione, ma deve essere soprattutto un movimento culturale e sociale che nasce tra i banchi di scuola per coinvolgere le nuove generazioni”, ha affermato. In questo il ruolo degli studi classici risulta fondamentale, perché le discipline umanistiche aiutano lo sviluppo del pensiero critico, creando dei futuri cittadini consapevoli dei propri diritti e doveri nei confronti della società.
A queste parole fanno eco quelle di Giuliana, una delle studentesse chiamate a presiedere la tavola rotonda sulla legalità organizzata dalla scuola, secondo cui:

“La formazione offerta dal liceo classico va oltre il semplice studio delle materie umanistiche, sfociando nella vita reale quando, come in questa occasione, le nozioni apprese in classe vengono applicate alla vita reale preparandoci a vivere anche al di fuori della scuola”. 

Alle loro, si uniscono anche le voci di Alessandro: “Oggi i licei sono il luogo nel cui la cultura si crea e fa crescere aiutando senza imporre opinioni esterne, ma insegnando a creare la propria coscienza critica”. 

Nell’aula seminari di un’altra scuola, abbiamo incontrato il rettore dell’Università degli studi di Palermo, Fabrizio Micari, che ha invitato gli studenti liceali a pensare con il cuore quando provano ad immaginare il proprio futuro universitario.

“Siete studenti di un liceo che apre qualsiasi porta per il futuro, avete applicato il metodo di apprendimento più completo e lo avete interiorizzati per sfruttarlo al meglio in qualsiasi campo decidiate di cimentarvi. Sapete come interpretare un testo – ha detto Micari – come usare la logica per rielaborarlo e farlo vostro. Questo vi permette di scegliere, di farlo seguendo ciò che vi appassiona, sguardo il cuore e non la testa o i consigli di chi vi esorta a pensare con il portafogli. La scelta della facoltà deve essere dettata dall’amore, dal provare emozione per ciò che fate, altrimenti non riuscirete mai a sentirvi realizzati, ad avere la forza per superare le difficoltà sul vostro percorso, di studio come di vita”.

 

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