Nonostante il lockdown, il momento spirituale più atteso dei musulmani si trasforma in una grande festa in famiglia per i più piccoli

Ogni casa è immersa in un clima di spiritualità e di riflessione. Il Corano, esposto per l’occasione, viene letto ogni sera dalla famiglia riunita: il Ramadan è il mese del digiuno e della carità e i suoi simboli vengono assimilati anche dai bambini. 

Il testo sacro dell’Islam non prevede l’obbligo del digiuno per i piccoli musulmani: avverrà con il raggiungimento dell’età matura, che per le ragazze corrisponde al ciclo mestruale.  Ad essere dispensati sono inoltre i diabetici, i malati e le donne incinte, che potranno comunque compiere un atto di ringraziamento facendo delle donazioni alle famiglie bisognose. 

I bambini però osservano, avvertono il cambiamento delle abitudini familiari e vengono inondati dagli odori della cucina delle mamme, insieme alle quali preparano il cous cous da condividere con i vicini di casa, musulmani e non: il Ramadan è carità verso tutti i fratelli. 

Il figlio di Manel Bousselmi ha otto anni e anche quest’anno nota che la mamma, nel mese sacro dell’Islam, si sveglia alle quattro del mattino per prendere il ‘suhȗr, cioè latte e un po’ di datteri, e affrontare così la lunga giornata di preghiera e digiuno fino al tramonto.
Manel è la presidente di “Fatima”, un’associazione che a Palermo ha deciso di stare al fianco delle donne islamiche per diffondere la cultura dell’accoglienza soprattutto nella ricerca del lavoro e abbattere così i muri del pregiudizio nei confronti di chi porta il capo coperto dal velo. L’associazione è impegnata su più fronti, anche su quello della tradizione, coinvolgendo un numero sempre crescente di mamme musulmane che insegnano ai figli a leggere il Corano e a comprenderne i principi di pace e amore.

“Da noi si dice che la mamma è una scuola – racconta Manel- ed è stata preparata a insegnare alle nuove generazioni”.  

È un forte messaggio contro l’islamofobia quello lanciato dalla presidente di “Fatima”, secondo cui l’unico antidoto contro la diffusione dell’odio è la divulgazione di parole di pace. Come racconta lei stessa sottolineando la necessità di trasmettere un’immagine positiva dell’Islam e delle sue tradizioni.

Tutto questo succede a Palermo, nel quadrilatero del centro storico, crocevia di culture e di almeno tredici nazionalità che imparano a conoscersi, ad integrarsi, ma allo stesso tempo a non perdere le  usanze millenarie dei loro Paesi di origine. 

Una di queste tradizioni è il massaggio con olio d’oliva mischiato con varie erbe, che le mamme compiono come un rituale sulla pelle dei figli piccoli per calmare la loro mente dalle fluttuazioni esterne. 

Manel è una mamma previdente: ritiene infatti che i figli debbano frequentare le lezioni di religione a scuola perché, come afferma, l’Islam è la continuazione del cristianesimo ed è giusto che conoscano tutto per essere dei buoni musulmani. È osservante dei precetti ma anche comprensiva nei confronti del figlio più piccolo che, smanioso di emulare gli adulti, chiede di seguire il digiuno come fanno in famiglia. La risposta della mamma è scandita da un intransigente diniego, velato però da piccole concessioni per abituarli sin da piccoli al giorno in cui anche loro parteciperanno al ramadan. L’unico permesso accordato è, infatti, quello di digiunare, dopo la solita colazione, giusto un paio d’ore prima del pranzo, quel poco che basta per far sentire i bambini responsabili e partecipi a questo grande momento di spiritualità. In realtà sono pause dal cibo che avrebbero comunque fatte, ma che assumono i connotati di sentita religiosità e rispetto delle tradizioni quando a concederli è la loro mamma. 

I modi per prendere parte al mese della carità sono i più svariati: oltre alla preghiera serale in famiglia infatti, possono andare a pregare in moschea con le mamme. All’età di cinque anni iniziano a leggere il Corano e al compimento dei sette invece hanno anche loro l’obbligo di pregare.  Le donne musulmane, però, si recano al luogo di culto soltanto una volta a settimana: il venerdì mattina. Non perché sia prescritto nel Corano, ma così vuole l’usanza musulmana che delega alla madre la cura della prole e della casa e la necessità di non affaticarla nel raggiungere la moschea cinque volte al giorno come gli uomini. Manel invece ricorda con dolcezza i momenti di preghiera al fianco del papà in Tunisia.

L’altro tassello indispensabile per costruire il puzzle di un Ramadan a misura di bambino è quello della cucina: mamme e figli si avventurano a preparare i saporiti piatti della cultura musulmana da condividere con i vicini, palermitani e non, perché è la gioia della condivisione l’ingrediente, non troppo segreto. 

Nelle ore diurne il ritmo della quotidianità è scandito dai pochi passi, lenti, che attraversano il centro storico, e Ballarò ne è la testimonianza.  A parlarne è Salvo Bucca, che, nella sua esperienza di educatore professionale al centro Santa Chiara, percepisce e osserva il cambiamento delle abitudini delle famiglie musulmane del quartiere durante il Ramadan. «Non si vedono in giro genitori e bambini – racconta – e i piccoli che vengono a giocare all’oratorio scappano a casa prima del tramonto per preparare la cena e mangiare tutti insieme». I più grandi sono restii a parlarne per paura delle beffe dei coetanei, che potrebbero non afferrarne il profondo significato;  i più piccoli invece giustificano questa tradizione raccontando che devono farlo perché è così che fanno mamma e papà. 

Al centro salesiano Santa Chiara, punto di riferimento per migliaia di famiglie in difficoltà del quartiere Albergheria di Palermo, non c’è spazio per le differenze di religione e il fischio di inizio di una partita al pallone mette a tacere qualsiasi screzio tra palermitani autoctoni e non. 

Quello che non può passare inosservato quest’anno, agli occhi dei bambini, è invece il particolare momento in cui i fedeli si trovano ad affrontare il mese del digiuno. La festa di chiusura del Ramadan, che vede i musulmani di Palermo riunirsi nella preghiera dell’alba al Foro Italico, potrebbe essere messa a repentaglio dalle stringenti misure adottate nella fase2 per ridurre il contagio da covid-19, motivo per cui la comunità attende nuove disposizioni a riguardo.

Nell’augurio che tutti i fratelli delle altre religioni possano pregare insieme, il sogno di Manel è che i bambini di oggi abbiano la pace nel cuore, quella che devono chiedere ogni sera se hanno litigato con qualcuno. E che portino nel cuore l’Islam vero, fieri della loro identità, nel rispetto degli altri.

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1 commento

  1. Ancora una volta Annalisa La Barbera riesce a catturare l’attenzione di chi legge con il crescendo di informazioni elargite usando parole che colpiscono il nostro sentire, la nostra percezione del mondo. Grazie! Silvana D’Alessandro

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