Giuseppe Lanza di Scalea era figlio di Maria Arabella Salviati (1922-2012) e di Francesco Lanza (1912-1988).
Era discendente per linea materna dalla rinomata famiglia dei Florio: Maria Arabella infatti era la figlia di Costanza Igiea, la terzogenita di Franca e Ignazio Florio.

Chi era Giuseppe Lanza di Scalea

Nelle sue vene scorreva per metà anche il sangue blu dei Lanza di Scalea: era infatti nipote di Giuseppe (1870- 1929), rampollo di una delle più antiche famiglie nobiliari di Palermo (i Lanza Branciforte), sindaco di Palermo dal 1920 al 1924 e senatore del Regno d’Italia dal 1924 fino alla sua morte.
Il padre, Francesco, fu invece deputato all’Assemblea regionale siciliana dal 1948 al 1951.

A diciotto anni, Giuseppe Lanza di Scalea junior lascia la residenza settecentesca di famiglia, nella piana dei Colli di Palermo, e si trasferisce a Milano. Qui studia e si laurea in psicologia: ma non contento della vita milanese, decide di fare altro.

Il ritorno nella sua amata Palermo 

Trascorre dieci anni a Roma, dove apre una società di distribuzione cinematografica ma, dopo questa esperienza, il richiamo alle proprie radici si fa sempre più forte, torna a Palermo dove si stabilisce definitivamente. 

Giuseppe Lanza di Scalea si scopre così “un siciliano di scoglio”, secondo la definizione che ne diede Vittorio Nisticò, direttore del giornale L’Ora (fondato proprio dai Florio), mutuandola da Sciascia.

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Cioè, con il cuore piantato in Sicilia ma con le gambe in giro per il mondo. 

La vita privata di Giuseppe Lanza di Scalea

Per otto anni, Lanza di Scalea è stato compagno della conduttrice televisiva Alba Parietti, che sui social ha voluto ricordarlo così: «Ogni giorno sarai con me, perché una persona come te resta nell’anima e dà la forza di vivere e di sperare. Averti avuto nella mia vita è stato un privilegio raro e fare a meno del tuo conforto, del tuo sostegno della tua granitica presenza è un dolore lancinante».
Ha vissuto una storia di matrimonio intensa con Benedetta Fumi Cambi Gado da cui è nata la figlia Giulia. Negli ultimi anni, invece, accanto Lanza di Scalea c’è stato un altro grande amore: la giornalista Ilaria Grillini. 

Il ricordo di chi l’ha conosciuto

«Un uomo d’altri tempi, di grande affabilità» commenta il giornalista Mario Pintagro nel ricordare alcuni momenti trascorsi insieme a Giuseppe Lanza di Scalea.

Nel 2010 Pintagro aveva organizzato nel terrazzo di casa sua un evento dedicato all’osservazione del pianeta Giove. La serata prevedeva una cena, la proiezione di video della Nasa,  e l’osservazione al telescopio guidata dagli astrofili dell’O.r.s.a (Organizzazione Ricerche e Studi di Astronomia) Franco Mura, Mario Rizzo, Piero Di Leo e Sebastiano Sammartano.
Titolo dell’evento: “Per Giove!”. Sembrava che il piano dovesse procedere così come pensato nella mente del suo ideatore. 

La chiamata inaspettata

Squilla il telefono di Pintagro: «Ciao Mario, sono Giuseppe». Dopo avere pensato ad uno scherzo telefonico, quella voce aggiunse: «Guarda Mario che sono proprio io… ho saputo che hai organizzato una cosa bella nella tua terrazza, perché non vieni a farla da me?» 

Era Giuseppe Lanza di Scalea e la proposta era bellissima. Trasferire quell’evento organizzato in terrazza, un po’ nazional-popolare, come la definisce il giornalista, in cui lui sarebbe stato cuoco e organizzatore, in una magica serata nella lussureggiante villa Scalea.
«Il format rimase lo stesso però Giuseppe mi disse: puoi fare a meno di cucinare, al posto tuo c’è il maestro Cascino, non è un problema, vero?». Così si divisero i compiti e la serata fu un successo.

«Di quella serata mi rimane una bella foto che mi ritrae col padrone di casa e con Arturo Morettino, uno dei due sponsor. “Lo rifacciamo, Mario?”. Non c’è stato il tempo o la possibilità, ognuno di noi corre. Però Giuseppe se n’è andato a 74 anni e ho pensato subito a quel mondo lontanissimo e gassoso distante da noi. Mi piace immaginare che Giuseppe si sia fatto un viaggio sino a lì, senza dirci niente. Per vedere l’aria che tira». 

Giuseppe Lanza di Scalea, l’uomo che non voleva essere chiamato principe 

Giuseppe Lanza di Scalea non voleva essere chiamato principe.
Aveva ragione per due motivi: la legge sul maggiorascato era stata abrogata nel dopoguerra, e poi il titolo nobiliare lo avvertiva come un attribuzione ormai desueta. Tipico dei Florio, che non volevano invischiarsi con la nobiltà palermitana con cui però intrecciarono legami familiari per matrimoni. Non avevano sangue blu ma a casa della dinastia di imprenditori non ne è mai mancato lo sfarzo da nobiltà: il lusso, il denaro, la bellezza, il potere, le amicizie altolocate e le disgrazie.

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Di politica non ne voleva sentire

«Giuseppe era dotato di un fascino che calamitava, aveva un forte capitale attrattivo, era affabile, io gli avrei affidato la carica di ambasciatore di qualcosa», commenta Mario Pintagro.

Ma era allergico alla politica, a differenza del padre e del nonno, curava solo le imprese di famiglia. «Otto anni fa, prima delle candidature per le amministrative comunali a Palermo – ricorda il giornalista – gli chiesi perché non si candidasse alle elezioni: mi gelò, scherzosamente ma non troppo, con il suo sguardo di monito e una battuta in quel siciliano che non aveva mai dimenticato».

 

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