Tra le ossessioni e i disordini della vita protoborghese, la commedia di Carlo Goldoni è un leitmotiv che attraversa generazioni dei vacanzieri

Che sia breve o meno, in campagna o al mare, la villeggiatura si deve fare. A mettere in scena i sollazzi e le attese di chi raggiunge i luoghi ameni fuori dalle caotiche città ci pensava già il commediografo Carlo Goldoni nel 1761.
Ma sembra che le abitudini degli italiani non siano cambiate affatto. 

I pazzi preparativi che portano con sé i tumulti urbani mettono in luce le loro stravaganze ma anche le loro criticabili manie. Di fondo emergono, oggi come allora, le sovrastrutture legate all’appartenenza sociale: un ritratto acuto e fedele della borghesia italiana raccontata alle prese con la moda del villeggiare, avvolta da un velo di scherno. Il racconto di una classe che vive al di sopra dei propri mezzi, che dissipa spensieratamente i propri mezzi in maniera irragionevole.

Se Goldoni narrava il fasto delle famiglie protoborghesi – che nella vacanza riponevano gli ultimi sforzi economici pur di apparire in pompa magna agli occhi della società – oggi a dare sfoggio di cotanta ostentazione potrebbero essere i social che nei post lasciano apparire una vita lussuosa che forse non appartiene veramente a chi ne sta pubblicando uno scorcio.  

“L’ambizione de’ piccioli vuol figurare coi grandi, e questo è il ridicolo ch’io ho cercato di porre in veduta, per correggerlo, se fia possibile”, scrive il commediografo. Il materiale che ha dato vita alla “Trilogia della villeggiatura” è quindi fondato sulla verità, come lo stesso autore sottolinea al lettore. L’idea è stata quella di dare vita a tre commedie consecutive: la prima intitolata “Le smanie per la villeggiatura” e i suoi pazzi preparativi; la seconda “Le avventure della villeggiatura” per raccontarne la sua folle condotta e infine la terza “Il ritorno dalla villeggiatura” con le conseguenze dolorose che ne provengono. 

I personaggi principali, sempre gli stessi, sono di quell’ordine di persone che Goldoni ha voluto prendere precisamente di mira, cioè di un rango civile non nobile e non ricco “poiché i nobili e i ricchi sono autorizzati dal grado e dalla fortuna a fare qualche cosa di più degli altri”. 

Ed è proprio nello spazio sociale della borghesia – o presunta tale- che il linguaggio teatrale racconta i vecchi vizi e piaceri della vita del Settecento. Il focus su questo spaccato di società sottolinea un’analogia con la classe medio-alta dei nostri giorni: che ha costruito, dopo anni di sacrifici e umili lavori, la fortuna del proprio patrimonio. Arriva il tempo del riscatto anche attraverso la villeggiatura.

«La società  descritta da Goldoni somiglia per certi aspetti ancora molto alla nostra, incapace com’è di guardare al passato nei suoi esempi migliori, di progettare un futuro e ossessivamente concentrata su un presente in cui la felicità si può acquistare a buon mercato», ha spiegato Toni Servillo, che nel 2007 ha diretto la regia di una versione unica dei tre testi teatrali di Goldoni.

Sulla scia di Giorgio Strehler che nel 1954 aveva portato in scena uno “spettacolo goldoniano” con una lunghezza maggiore delle rappresentazioni ma in un’unica visione d’insieme. Un viaggio nel teatro da tutti i punti di vista, uno spettacolo fortunato nel numero di repliche e il maggior numero di paesi toccati. Un’unica sera in cui si mettono in scena tre capolavori, forse come Goldoni stesso aveva immaginato.  

“Le smanie della villeggiatura” è il testo in cui si racconta il vuoto della preparazione per raggiungere le residenze estive. Di certo, quest’anno, il vuoto di ciò che è superfluo portare in vacanza, verrà sostituito con mascherina e un buon igienizzante mani. 

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