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Un frammento di storia oggi

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Di certo, il rischio più grave tra un Trump presidente degli Stati Uniti e il ricorso diffuso ad un’associazione impropria è il primo. Ma è legittimo chiedere a Vittorio Zucconi, brillante giornalista cui dobbiamo vari articoli sulle prossime elezioni presidenziali, perchè abbia pensato di aggiungere alle definizioni poco lusinghiere all’indirizzo di Trump, «superpalazzinaro di New York, quello che misura i rapporti dell’America con il Resto del Mondo come fossero speculazioni immobiliari», quella di «Masaniello miliardario»; leggiamo il passo: «Perchè quello, il Masaniello miliardario, il piazzista di sogni o di rabbia è quello che vibra in sintonia populista con milioni di elettori che vedono in lui non un futuro Reagan, ma il vendicatore dei bianchi, dei colletti blu» (Donald Trump alla sfida finale, il grande imbonitore adesso deve stupire, «Repubblica», mercoledì 28 settembre). Masaniello è frequentemente associato ai nostri politici (si pensi ai casi di Bossi, «Masaniello del Nord», Alessandra Mussolini, «Masaniella nera», Bertinotti, che parlò dei manifestanti del popolo della libertà come di tanti masanielli: si veda la nota blob in V. Dini, Masaniello: l’eroe e il mito, Roma, Newton e Compton, 1995, p. 57), di recente è ormai noto, grazie alla reazione che c’è stata (si veda l’intervista ad Aurelio Musi, A questo nostro Sud servirebbe un nuovo Masaniello, a cura di Antonello Caporale, «Il Fatto quotidiano», 21 maggio 2016), il compiacimento di De Magistris verso l’associazione con Masaniello, salvo un più recente distacco (Luigi non è un Masaniello ma una persona consapevole e istituzionale, votatelo, affermò sua moglie, in un’intervista del giugno scorso, reperibile in vari siti sul Web).

Qui non si tratta di difendere la memoria di Masaniello o di mitizzarlo, ma di ricordare i dati storici: per ciò che riguarda De Magistris, son state già sottolineate, prima che il ruolo di Masaniello durante la rivolta, la sua docilità e lealtà verso la Corona (nell’intervista a Musi). In una cronaca manoscritta si legge che Masaniello inveiva, come tanti lazzari allora, contro chi aveva voluto l’introduzione delle tante gabelle che rendevano difficile la sopravvivenza, ma da quella e dalle altre cronache si deduce che fu proprio per la sua capacità di mediazione e la sua autorevolezza presso i due popoli cittadini che si rispettarono i limiti oltre i quali la rivolta sarebbe diventata una ribellione. Associare Masaniello a Trump populista significa accostare due figure contrarie: Trump è un populista che da una posizione di forza (il «superpalazzinaro di New York») sollecita gli istinti più bassi del popolo per le sue esigenze di potere. Masaniello è partito dai gradini più bassi della società per sollecitare l’istinto alla giustizia nel popolo ed ottenere un miglioramento delle condizioni di vita nella sua città e nel regno, mettendosi in gioco in prima persona.

Trump è un populista dall’alto, Masaniello un rivoluzionario dal basso. Che Zucconi si avvalga di Masaniello per definire Trump dispiace non perchè favorisce una visione negativa di colui che è forse il napoletano più famoso nel mondo, quanto perchè ne distorce la storia. Non a caso Masaniello si guadagnò il rispetto di vari uomini di lettere e dottori prima che, l’accesso ad una galleria di uomini illustri, cui sarebbe toccato, a seconda delle esigenze, un abito nuovo.

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