Dal pasto tipico degli operai dell’Ottocento alla convivialità della movida del terzo millennio: come lo street food si è evoluto cambiando il nostro modo di vivere

Street Food: la rivalutazione culturale del cibo da strada

“Alimenti e bevande pronti per il consumo. Venduti in strada, spesso su banchetti, furgoni o carretti”. Questa è la stringata definizione fornita dalla FAO (Food and Agriculture Organization) dello street food, fenomeno gastronomico che abbraccia da secoli tutti i continenti.

Composta principalmente da pietanze etniche o tradizionali, da consumare spesso in piedi e senza posate, la cultura del cibo da strada è appartenuta, in Occidente, per quasi due secoli alle fasce più povere della popolazione.

Codificato come il tipico pasto dei lavoratori a salario orario della rivoluzione industriale, dagli operai ai minatori, lo street food possiede in realtà radici ben più antiche e culturalmente diverse da quelle giunte fino a noi attraverso la letteratura, i giornali e la radio. Tuttavia, fino ai primi anni Settanta, nella concezione occidentale, il cibo da strada è rimasto legato alle fasce sociali più deboli e povere  della popolazione.

Lo street food nei Paesi occidentali

fish and chips

Legato alla nascita dell’industria e successivamente all’affermarsi della società del benessere degli anni ’50-’60, lo street food occidentale si è diffuso principalmente in alcuni Paesi, trasformandone gli alimenti tipici in nuove pietanze, più adatte al consumo in strada.

  • Olanda con le patatine fritte
  • Inghilterra con il fish&chips
  • Francia con la nascita del finger food a base di pasta sfoglia

A questi Paesi si contrappongono invece quelli in cui il cibo da strada è da sempre parte integrante della cultura locale. Nazioni dove la vita si svolge principalmente all’aperto, con climi relativamente miti, che da sempre consentono e favoriscono le attività all’aperto, compreso il mangiare. 

  • La Turchia con il kebab
  • La Grecia con il gyros
  • L’area del Medioriente (Siria, Libano, Giordania) con lo shawerma e i falafel

Anche l’Italia appartiene a questa categoria. Nei principali Paesi dell’area euromediterranea il pasto ha un forte ruolo di collante sociale: la cultura del cibo è un bagaglio prezioso e connaturato alle tradizioni familiari, spesso di origine contadina.

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Da questa base di condivisione del pasto, di convivialità nel consumo del cibo, nasce la nostra tradizione del cibo da strada. Un fenomeno cresciuto negli anni influenzando il modo di mangiare a Parigi, Londra e Milano.

Lo street food americano

Hot dog

Un discorso a parte vale invece per Messico e Stati Uniti, dove lo street food è riconosciuto come patrimonio culturale appartenente ad ogni fascia sociale della popolazione. 

Oltre ad avere implementato e fatto proprie tutte le tradizioni delle popolazioni che ne compongono il variegato mosaico culturale, gli Usa hanno costruito una propria identità culturale del cibo da strada seguendo due binari distinti e concatenati tra loro. 

Tra lo street food più consumato negli Usa, troviamo pietanze come:

  • Hot dog
  • Corn dog
  • Hamburger
  • Patatine fritte
  • Coni gelato

La cultura dei food truck

Si sviluppano insieme con la cultura dei food truck, i camion-cucina capaci di spostarsi tra i vari quartieri delle grandi città, evoluzione dei carri vivande che si spostavamo al seguito dei Pinkerton durante l’epopea ferroviaria degli Stati Uniti.

E poi c’è il proliferare delle fiere locali, inizialmente legate alla realtà locale dei circhi itineranti di provincia (i cosiddetti Carnival), da cui sono derivati i grandi parchi divertimenti semi permanenti delle principali metropoli americane: tutti con loro i banchetti mobili ricolmi di cibo da strada.

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Infine il Messico – che con i suoi burritos ed i tacos rappresenta la nazione occidentale con il più alto consumo di cibo da strada (seconda nel mondo solo alla Thailandia) – chiude questa breve panoramica sulla diffusione del cibo da strada nel mondo occidentale.

L’evoluzione dello street food e Il cibo da asporto

Oggi, lo street food ha cambiato pelle e sta rapidamente cambiando le nostre abitudini alimentari. Soprattutto per quanto riguarda le cene e gli aperitivi (la base dei pasti legati alle relazioni sociali esterne al nucleo familiare) il cibo da strada è diventato una consuetudine, sostituendo rapidamente il tradizionale ristorante, in particolare tra i giovani.

Non solo, anche nelle case il consumo dei cibi da asporto, favorito dalla nascita dei vettori di consegna, è salito enormemente sia nell’ambito dei pasti delle coppie che per le riunioni di amici.

Hamburger, kebab, pane con panelle e crocchè o tacos sono pietanze internazionali, valorizzate per il loro carattere semplice, immediato e soprattutto privo di formalità.

Proprio per questo impatto sociale e culturale che lo street food sta avendo sulle abitudini alimentari mondiali, per la prima volta quest’anno il Gambero Rosso promuoverà un nuovo volume specializzato: la Guida Street Food 2021, che prenderà in esame i molti volti del fenomeno, dalle pietanze dei locali take away a quelle tipiche dei food truck.

 

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