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Su alcuni recenti convegni riguardanti la Didattica della storia

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Tra febbraio e aprile di quest’anno si sono tenuti ben tre importanti convegni, di livello nazionale, sulla Didattica della storia nella scuola. La rinnovata attenzione per questo aspetto alquanto trascurato della disciplina è stata senza dubbio stimolata dall’avvio, per quanto confuso e contrastato, dei corsi speciali per l’acquisizione dei 24 crediti formativi (metà dei quali acquisibili nelle didattiche disciplinari), di cui al DM 616/2017. Inoltre,  la prospettiva dei nuovi corsi di formazione triennale (FIT) per i vincitori di concorso a cattedra (DL 59/2017) ripropone con urgenza alcune questioni di fondo di carattere sistemico e di politica culturale. Di queste si stanno occupando, e non da oggi, le società scientifiche degli storici, nonché, da un paio d’anni a questa parte, la Commissione didattica nominata dal Coordinamento dei loro presidenti, che ha fattivamente contribuito, ad esempio, alla costruzione dei syllabi allegati proprio al DM 616.    

Si tratta, in breve, di ovviare da un lato alla carenza di una precisa expertise a livello accademico per quanto riguarda l’attivazione e la conduzione dei corsi universitari e dei corsi di aggiornamento per insegnanti in servizio sulla didattica della storia, dall’altro di stimolare la ricerca in campo didattico.  Quest’ultimo aspetto, ovvero lo studio e la sperimentazione di rigorose modalità e strategie di trasmissione del sapere storico, nonché delle tecniche per misurarne e aumentarne l’efficacia a livello scolastico, appare ancor oggi particolarmente problematico, per la mancanza di una tradizione consolidata e di un adeguato riconoscimento a livello accademico. Fino a oggi, infatti, nessun dottorato di ricerca e solamente due assegni di ricerca sono stati attivati nel campo della didattica della storia. L’assenza di osservazione scientifica e di monitoraggio rende così molto fragili anche le proposte più serie e meritorie, da tempo avanzate dai pochi e isolati esperti, in merito all’organizzazione delle unità modulari di apprendimento e dei laboratori didattici, nonché all’utilizzo delle nuove tecnologie.

Per tornare ai convegni di cui si è detto, il primo si è svolto a Padova il 16 febbraio scorso, promosso dal Dipartimento di scienze storiche, geografiche e dell’antichità: Prospettive per la didattica della storia in Italia ed Europa, con una sessione specificatamente dedicata al panorama delle esperienze fatte in Germania, Francia, Svizzera e Paesi Bassi. Il secondo, organizzato dal Dipartimento Culture e Civiltà dell’ateneo di Verona, in collaborazione con SISSCO, SISMED e con l’Istituto nazionale ‘Ferruccio Parri’, si è svolto a Verona il 22 e 23 febbraio. Il titolo Insegnare storia oggi nella scuola secondaria rinvia agli aspetti operativi e di attualità che gli organizzatori hanno certamente privilegiato. Il terzo, infine, Migrazioni. Istruzioni per il buon uso didattico, si è incentrato su di una tematica storica di notevole attualità, a dimostrazione delle potenzialità di una didattica in grado di lavorare su grandi problemi, trasversali alle diverse epoche e civiltà. La sua organizzazione si deve all’Università di Pavia, al locale Istituto per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea e, ancora, all’istituto Parri.  

Ci sembra di poter dire, al di là delle evidenti emergenze sopra riportate, che tutti questi incontri hanno riproposto, a vario titolo, l’importanza essenziale del valore formativo della storia per una cittadinanza consapevole e per la complessiva crescita culturale. Inoltre, sono emerse alcune questioni più specifiche senza dubbio di grande interesse: la necessità di declinare una didattica per competenze con la tradizione ‘forte’ del sapere storico, l’urgenza di una apertura alle esperienze  europee più avanzate, le modalità per l’utilizzo delle risorse digitali e dei mediatori cognitivi come i musei e, più in generale, i beni culturali approcciati in prospettiva storica, il ruolo ancora importante ma discusso della manualistica, le opportunità che si sono aperte in relazione a nuove proposte, come quelle ad esempio che riguarda l’alternanza scuola/lavoro.

Padova, 27 aprile 2018

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Walter Panciera
Professore ordinario di Storia Moderna presso il Dipartimento di Scienze storiche, geografiche e dell'antichità dell'Università di Padova; coordinatore del corso di dottorato in Studi storici e storico-religiosi dell’Università di Padova dal XXV al XXIX ciclo e membro del Collegio dei docenti e del Consiglio direttivo della Scuola superiore di studi storici, geografici, antropologici degli atenei di Verona, Padova e Venezia (scuola di dottorato interateneo in convenzione, con sede a Padova). Presidente e Responsabile di ateneo per i corsi TFA e PAS per le classi di insegnamento A043-A050. Ricercatore di Storia Moderna dal 1998 al 2001 e Professore associato dal 2001 al 2011 nella stessa Università, ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Storia economica e sociale nel 1991 (II ciclo, Università Bocconi di Milano). Ha fatto parte di gruppi di ricerca di rilevante interesse nazionale e di comitati scientifici per iniziative di carattere nazionale e internazionale. Insegna Storia Moderna nel corso di laurea triennale in Storia, Storia della Repubblica di Venezia nel corso di laurea magistrale di Scienze Storiche, Didattica della storia nel corso di laurea a ciclo unico di Scienze della formazione primaria.