Parte prima

La singolare intelaiatura neoplatonica di Marsilio Ficino è con ogni probabilità all’origine della composizione museale del Collegio Romano. Athanasius Kircher (1602-1680) è un neoplatonico, così come lo è, almeno in prima istanza, la Compagnia di Gesù.

Già negli “esercizi spirituali” di Ignazio di Loyola, infatti, si fa riferimento alla necessità di evocare immagini interiori. Immagini, simboli che nella spiritualità gesuitica rimandano al Creatore. Lo studio di simboli reali, trae origine da imagines interiori, che a loro volta conducono alla conoscenza di Dio1.

Né può essere diversamente, dal momento che combattere l’eresia luterana, sviluppatasi nel corso del ‘500 e del ‘600, significa prendere posizione rispetto alla filosofia di Aristotele, alla quale, invece, fa riferimento proprio per avallare alcune delle sue tesi lo stesso Lutero. 

Negli anni immediatamente successivi alla costituzione dell’ordine gesuitico da parte di Ignazio di Loyola, nel 15342, nella prima fase organizzativa del Concilio di Trento (1545) e della “Riforma cattolica”, l’impronta neoplatonica è evidente3. In seguito, in entrambi i casi (gesuiti e riforma tridentina), prevarrà la forte corrente aristotelico-tomista, che cercherà di opporsi alle nuove scoperte scientifiche di Nicolò Copernico (1473-1543) (fig. 1), già elaborate tra il 1507 ed il 1512 e rese note nel 15434

È probabile che, proprio a causa del nuovo “orientamento” filosofico-scientifico, il dogmatismo religioso abbia avuto il sopravvento sulla più moderata visione neoplatonica.

Lo studio delle leggi che regolano la ϕυσίς e a cui fa riferimento Copernico parte da lontano: basta ricordare le osservazioni e realizzazioni scientifiche di Leonardo da Vinci (1452-1519). La strada intrapresa da Copernico, avente una forte impronta neoplatonica, viene seguita da Giordano Bruno (1548-1600), Tommaso Campanella (1568-1639) (fig. 2) e da Galileo Galilei (1564-1642) (fig. 3). 

Il metodo sperimentale e la concezione eliocentrica svelati nel “Dialogo sopra i due massimi sistemi”, pubblicato dal Galilei nel 1632, attraggono Athanasius Kircher, il quale, però, è praticamente costretto ad accettare una mediazione tra i due sistemi tolemaico e copernicano: Tycho Brahe (1546-1601)5 (fig. 5). Nel 1633 il Kircher, infatti, giunge presso il Collegio Romano in un ambiente in cui il gruppo di matematici guidato dal defunto Christophorus Clavius (1537-1612)6 (figg. 6, 9-10), soprannominato “l’Euclide del XVI secolo” ed i cui testi matematici saranno usati da Leibniz (1646-1716) e Cartesio (1596-1650), è consapevole della veridicità della teoria eliocentrica galileiana.

Già nel 1610, infatti, il cardinale Bellarmino (1542-1621) (fig. 4) si rivolge al Clavius, a Christophorus Grienberger (1561-1636), a Paolo Lembo (1570-1618) e a Odo Van Maelcote (1572-1615) per esprimere un parere nei confronti di tale teoria. Van Maelcote a nome di tutti pronuncia un giudizio positivo nei confronti di quasi tutte le scoperte del Galilei, lodando addirittura il lavoro del Sidereus nuncius in un lungo elogio formale alla sua presenza, dopo averlo invitato presso il Collegio Romano il 18 maggio 1611. Successivamente, però, il padre generale dei gesuiti, Claudio Acquaviva (1543-1615), li obbliga a sostenere la tradizionale visione aristotelica dell’universo.

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Note

1 A. Deutsch, Iconographia kircheriana, in AA.VV., Athanasius Kircher S. J.. Il Museo del Mondo, Roma, 2001, p. 355.

2  Anche se l’approvazione dell’Ordine da parte del Pontefice Paolo III Carafa avviene nel 1540.

3 E. Leospo, La collezione egizia del Museo Kircheriano, in AA.VV., Athanasius Kircher S. J.. Il Museo del Mondo, Roma, 2001, p. 125.

4 G. Monaco, Tra Tolomeo e Copernico, in AA.VV., Athanasius Kircher S. J.. Il Museo del Mondo, Roma, 2001, p. 156.

5 Tycho Brahe: astronomo ed astrologo danese inventore del sistema ticonico, che è una mediazione tra i due sistemi geocentrico ed eliocentrico. Il Sole girerebbe attorno alla Terra immobile e tutti gli altri pianeti attorno al Sole.

6 Il matematico tedesco viene considerato tra le tante cose anche l’architetto del calendario gregoriano, dal momento che riprende e modifica le proposte del medico calabrese Luigi Lilio. Il calendario viene introdotto ufficialmente nello Stato Pontificio da Papa Gregorio XIII nel 1582.

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Roberto Graditi
Archeologo e archivista, specialista in Museologia e Museografia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Ha collaborato con le Soprintendenze ai Beni Culturali e Ambientali di Bergamo, Bolzano, Catania, Campobasso, Messina, Palermo, Siena, Reggio Calabria, Roma, conducendo scavi, ricerche e allestimenti museali in molti siti. Ha pubblicato articoli e saggi sulle indagini condotte, tra cui Il sito fortificato medievale del Castellaccio di Campofiorito (con S. Vassallo, 2009); Il "Borgo" di età medievale e moderna del castello di Roccella (Campofelice di Roccella) (con S. Vassallo, 2017); Il castello dei Ventimiglia di Geraci Siculo (con S. Vassallo, 2018). Si è occupato del riordinamento e dell'inventariazione di archivi storici comunali. Ha scritto sulla Real Cantina borbonica di Partinico e sul territorio di Carini (le tre torri della Ciachea). I suoi vari interessi scientifici lo hanno condotto ad affrontare tematiche inerenti alla museologia storica ed al collezionismo tra il XVIII ed il XIX secolo, come la collezione etrusca Bonci Casuccini ed il museo gesuitico Salnitriano. Monografie: Il Museo Ritrovato. Il Salnitriano e le origini della museologia a Palermo (2003); La Fortificazione bizantina del Kassar. Relazione di scavo 2005 (con S. Vassallo, A. De Leo, S. Di Stefano, 2015). Attualmente collabora con il Polo Museale Archeologico di Palermo ed insegna Storia dell'arte presso Istituti di Scuola Secondaria di Secondo Grado.

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