Parte seconda

Il ruolo di un personaggio come Christophorus Clavius, il quale aveva già incontrato a Roma nel 1587 Galilei e raccomandato due anni dopo per la cattedra di matematica all’università di Pisa, è cruciale per lo sviluppo degli studi matematici nel mondo gesuitico. Matteo Ricci (1562-1610) (fig. 7), infatti, chiamato in lingua mandarina cinese “Li Madou”, matematico e suo allievo, annoverato tra i più celebri missionari ed evangelizzatori della Cina, traduce tutte le sue opere, che sono alla base dello sviluppo scientifico presso il “Celeste Impero”.

I gesuiti, grazie agli scritti ed ai quarant’anni d’insegnamento presso il Collegio Romano del matematico di Bamberga, diventano ottimi astronomi, cartografi, matematici ed anche il rilevante contributo del Clavius alla stesura della Ratio Studiorum del 1599 contribuisce ad un tale risultato.

Proprio in quegli anni giunge a Roma un altro importante studioso, Paolo Casati (1607-1707), che insegnerà matematica al Collegio Romano, dopo essere stato docente di filosofia e teologia. Nell’opera astronomica “Terra machinis mota” del 1658, immaginando un dialogo tra Galileo Galilei, lo svizzero Paul Guldin (1577-1643) – matematico e astronomo gesuita vicino a Keplero – e padre Marin Mersenne (1588-1684) – matematico, astronomo, filosofo dei frati minimi e amico di Cartesio – sulla cosmologia, geografia, astronomia e geodesia, riabilita lo scienziato pisano venticinque anni dopo la sua condanna ad opera della Chiesa.  

Kircher, inoltre, eredita proprio nel Collegio Romano il “musaeum mathematicum” del Clavius e del suo successore (1612) Christophorus Grienberger, in quanto neo docente di matematica. In realtà la stanza da letto del matematico più anziano veniva denominata in tal modo, dal momento che al suo interno vi erano custoditi numerosi strumenti ed invenzioni scientifiche. E una tale usanza, anche se in maniera più modesta rispetto a Roma, sembra che si estendesse nel corso del XVII secolo in numerosi collegi gesuitici d’Europa8. Fra essi si può includere il museo matematico di Praga, realizzato dal gesuita Valentin Stansel (1621-1705)9.

La censura della Chiesa e la Ratio studiorum della Compagnia costringono il gesuita di Fulda ad ignorare le idee copernicane e ad abbracciare, almeno in parte, la cosmologia aristotelica, riprendendo le tesi ticoniane e mediando così con il dialogo Iter extaticum, ancora nel 165610, geocentrismo ed eliocentrismo11. Il suo neoplatonismo tendente all’esoterismo, alla cabala, all’ermetismo lo indirizza verso concrete accuse di eresia, se non addirittura di stregoneria12

Anche in Sicilia Kircher intesse relazioni con matematici che abbracciano le nuove idee cosmogoniche, come il ragusano Giovanni Battista Hodierna, il quale allo stesso modo di Athanasius preferisce le teorie di Brahe alle riflessioni galileiane, frequenta gli ambienti della Compagnia e il Collegio Massimo del capoluogo siciliano, trovandosi d’accordo con Kaspar Schott, proprio in quegli anni a Palermo, e con il discepolo/successore di Clavius al Collegio Romano, Christophorus Grienberger13. Più risoluto è l’atteggiamento del matematico ragusano nei confronti delle “pericolose” teorie di Giordano Bruno relative all’universo infinito, sostenendo nel 1628 l’esistenza di infiniti soli e infiniti pianeti ed evidenziando, tra il 1654 e il 1656, l’assenza di un centro fisico assoluto14

Se è vero che la fisica aristotelica, nella didattica ufficiale impartita all’interno dei collegi gesuitici dell’isola, continua a sussistere con maggiore ostinazione rispetto ad altri luoghi, è pur vero che quanto espresso prima ci suggerisce che l’Ordine non si presenta come un blocco monolitico, ma si compone di vari gruppi differenziati con opinioni, atteggiamenti e progetti diversi. Hodierna si pone con ognuno di loro in modo diverso15. Prendendo a modello il galileiano Sidereus Nuncius del 1610, grazie al quale viene a conoscenza del pensiero dell’astronomo pisano, nel 1628 scrive Il Nunzio del Secolo Cristallino, dove afferma di avere la missione di annunciare l’avvento di una nuova epoca16

Rapporti epistolari con Hodierna e con Kircher intrattiene pure l’Archimede di Palermo, soprannome dato da Mariano Valguarnera ad uno dei più illustri scienziati siciliani del ‘600: Carlo Maria Ventimiglia Grifeo (vedi articolo precedente). Il vivace matematico e astronomo si forma presso il Collegio Massimo di Palermo, ma da adulto, membro dell’Accademia dei Riaccesi, si allontana dalle tradizionali speculazioni aristoteliche per seguire le teorie galileiane e cartesiane. Lo scienziato palermitano conduce perfino ricerche meccaniche suggerite dal Galilei, come scrive Hodierna nella sua opera del 1644 Archimede Redivivo con la Stadera del Momento17, ma purtroppo gran parte delle sue riflessioni rimangono manoscritti inediti, custoditi nella biblioteca bomunale di Palermo.  

Ventimiglia è in contatto con l’ambiente messinese del matematico e astronomo galileiano, Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679), il quale, a differenza di Kircher e di Hodierna, lo tiene in grande considerazione18. L’ambiente culturale in cui vive il Borelli è di fatto intriso delle idee “rivoluzionarie” galileiane. Lasciata l’università di Messina, infatti, nel 1656 approda a Pisa per insegnare matematica grazie all’appoggio del granduca di Toscana Ferdinando II (1610-1670), il quale insieme al fratello, il cardinale Leopoldo de’ Medici (1617-1675), istituisce un anno dopo a Firenze l’Accademia del Cimento19. Si tratta del primo consesso scientifico a promuovere il metodo sperimentale galileiano, in una città, come il capoluogo toscano, che già un secolo prima con Lorenzo “il Magnifico” è la sede dell’Accademia neoplatonica fondata a Firenze nel 1462 da Marsilio Ficino e tra i cui esponenti troviamo la famiglia de’ Medici (Lorenzo e Giuliano), Giovanni Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Leon Battista Alberti, Sandro Botticelli.  

La modernità scientifica di Carlo Maria Ventimiglia non si esaurisce con l’approvazione delle teorie cosmologiche galileiane, ma, secondo quanto propone il filosofo Domenico Berti, lo scienziato palermitano potrebbe essere identificato con il conte Ventimiglia, citato in un manoscritto, discepolo di Giordano Bruno, presente al supplizio di Campo dei Fiori, arrestato dall’Inquisizione nel febbraio del 1600, per poi essere liberato successivamente20.

Copernico, Keplero (fig. 8), Giordano Bruno, Cartesio e Galilei sono tutti dei matematici ed i loro scritti “eretici”, elaborati attraverso osservazioni matematico-filosofiche svelano ai più i misteri dell’universo, l’organizzazione del cosmo. D’altronde lo stesso Galilei afferma nel “Dialogo” che “il libro della Natura è scritto in lingua matematica21. È evidente che coloro i quali possono avere le chiavi per la conoscenza dell’universo siano i matematici e che il Creatore stesso sia un fine matematico. 

Il pericolo dottrinale e teologico per l’ortodossia cattolica arriva adesso proprio dai saperi scientifico-matematici, inizialmente favoriti dalla Chiesa stessa. I gesuiti si rendono conto che, per arginare e contrastare le teorie dei nuovi “eretici”, bisogna combattere sul loro stesso terreno. 

Pertanto diventa necessario che gli stessi fanciulli, educati all’interno degli istituti gesuitici, siano guidati da valenti matematici/filosofi, in grado di poter mostrare con gli stessi strumenti gli “errori” della nuova scienza. Athanasius Kircher, Kaspar Scott, Melchiorre Spitalieri risultano insegnanti di matheseos ed in quanto tali anche curatori dei musei di Roma e di Palermo. 

Chi meglio di un matematico, infatti, può comprendere i misteri dell’universo e rivelarli attraverso l’organizzazione strutturale di un museo (Theatrum mundi), che educhi i fanciulli verso un tal genere di conoscenze e ne esplichi per quanto possibile le sue leggi. 

È molto probabile che a causa dell’applicazione delle idee neoplatoniche di Athanasius Kircher, alla primitiva sistemazione del Museo Salnitriano sia collegata una quanto più completa – sebbene teorica – distribuzione delle classi di materiali, a cui non corrisponda sempre l’effettiva presenza di ognuno di essi. L’affermazione, infatti, di Giuseppe Maria Gravina, nella lettera inviata a Bologna il 7 aprile 1752 ed indirizzata a Ferdinando Bassi, “Ecco l’idea del museo […] avendo cominciato tutte le serie; non si può avere veruno assortimento perfetto, si è procurato di ben cominciare; e così si è fatta la metà dell’opra22, può essere letta in questo modo.

Non è importante possedere ed esporre una moltitudine di oggetti, ma cercare di completare le “serie”, in modo da rappresentare simbolicamente il mondo, il quale a sua volta è un’emanazione, secondo il pensiero di Platone, del mondo reale: il mondo delle Idee. 

Una tale intelaiatura filosofica, quindi, sembrerebbe alla base dell’organizzazione museale del Salnitriano. Lo studio delle serie, che costituiscono il museo, consente ai giovani allievi, di avere una rappresentazione del mondo, mediante la quale si può giungere alla conoscenza dell’universo e del suo Creatore. Attraverso l’osservazione del molteplice (museo/mondo) si giunge all’Assoluto e il codice linguistico, per comprendere tutto ciò, è proprio quello matematico/filosofico, così come viene palesato dallo stesso Galilei e dai suoi predecessori: un ulteriore motivo per cui i curatori dei musei gesuitici sono soprattutto docenti di matheseos.  

I curatori del Salnitriano hanno già chiara la loro idea/interpretazione di museo. Gli oggetti custoditi all’interno del Collegio Massimo di Palermo non hanno un valore sacrale, non sono delle reliquie, ma soltanto uno strumento subordinato ad un’idea di fondo. Le collezioni, quindi, sono subordinate all’idea/interpretazione di museo e non viceversa.

La penuria di oggetti segnalata ed evidenziata subito dopo l’allontanamento dei gesuiti nel 1767, testimoniata anche dai primi visitatori, ed i successivi pessimi giudizi espressi dai numerosi eruditi stranieri riguardo alle raccolte23, possono essere riconducibili ad una visione museale più moderna, influenzata dalle più recenti idee illuministe, al dissolvimento ed alla conseguente incomprensione della straordinaria elaborazione filosofica della Compagnia.

Leggi la prima parte dell’articolo


Note

8 M. J. Gorman – N. Wilding, Athanasius Kircher e la cultura barocca delle macchine, in AA.VV., Athanasius Kircher S. J.. Il Museo del Mondo, Roma, 2001, pp. 226-227

9 J. J. W. Dobrzensky de Nigro Ponte, Nova, et amaenior de admirando fontium genio (ex abditis naturae claustris, in orbis lucem emanate) philosophia, Ferrara, 1659, p. 46; R. J. W. Evans, The Making of Habsburg Monarchy: An interpretation, Oxford, 1979, pp. 316-390; Gorman – Wilding,  Athanasius , cit., pp. 226-227

10 L’Iter extaticum viene scritto nel 1656, ma pubblicato a Würzburg nel 1660. Cfr. A. Kircher, Iter extaticum coeleste,  quo mundi opificium, Würzburg, 1660

11 C. Annibaldi – M. T. Cinque, Fortune e sfortune della “Musurgia universalis” attraverso l’epistolario kircheriano della Pontificia Università Gregoriana, in M. Engelhardt – M. Heinemann (a     cura di), “Ars Magna Musices: Athanasius Kircher  und die Universalität der Musik: Vorträge  des deutsch-italienischen Symposiums aus Anlass des  400° Geburtstages von Athanasius Kircher (1602-1680)“, Laaber, 2007, p. 44

12 I. D. Rowland, Kircher Trismegisto, in AA.VV., Athanasius Kircher S. J.. Il Museo del Mondo, Roma, 2001, p. 114

13 C. Dollo, Filosofia e medicina in Sicilia, in G. Bentivegna, S. Burgio, G. Magnano San Lio (a cura di), Sovaria Mannelli, 2004, pp. 170-171, 186

14 Cfr. C. Dollo, La cultura filosofica e scientifica in Sicilia, G. Bentivegna (a cura di), Acireale – Roma, 2012

15 Dollo, Filosofia, cit., pp. 170-171

16 M. Pavone, Fisica, astronomia e astrologia in G.B. Hodierna, in G.B. Hodierna e il “Secolo Cristallino“, in Atti del convegno di Ragusa 22-24 ottobre 1997, M. Pavone – M. Torrini (a cura di), Firenze, 2002, pp. 183-333

17 G. B. Hodierna, Archimede Redivivo con la Stadera del Momento, Palermo, 1644

18 C. Dollo, Galileo Galilei e la cultura della tradizione, in G. Bentivegna, S. Burgio, G. Magnano San Lio (a cura di), Sovaria Mannelli, 2003, p. 120.; Dollo, Filosofia, cit., p. 192

19 Borelli sarà tra suoi i membri.

20 D. Berti, Giordano Bruno da Nola. Sua vita e sua dottrina, Torino, 1889, p. 326

21 E. Capanna, Zoologia kircheriana, in AA.VV., Athanasius Kircher S. J.. Il Museo del Mondo, Roma, 2001, p. 167

22 R. Graditi, Il museo ritrovato. Il Salnitriano e le origini della museologia a Palermo, Palermo, 2003, p. 14; R. Graditi, Techno-physio-tameum: un tesoro di arte e natura, in G. Scuderi, Dalla Domus studiorum alla Biblioteca centrale della Regione siciliana. Il Collegio Massimo della Compagnia di Gesù a Palermo, Palermo, 2012, p. 138

23 S. Di Matteo, Viaggiatori stranieri in Sicilia dagli Arabi alla seconda metà del XX secolo. Repertorio, Analisi, Bibliografia, Palermo, 2000

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Roberto Graditi
Archeologo e archivista, specialista in Museologia e Museografia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Ha collaborato con le Soprintendenze ai Beni Culturali e Ambientali di Bergamo, Bolzano, Catania, Campobasso, Messina, Palermo, Siena, Reggio Calabria, Roma, conducendo scavi, ricerche e allestimenti museali in molti siti. Ha pubblicato articoli e saggi sulle indagini condotte, tra cui Il sito fortificato medievale del Castellaccio di Campofiorito (con S. Vassallo, 2009); Il "Borgo" di età medievale e moderna del castello di Roccella (Campofelice di Roccella) (con S. Vassallo, 2017); Il castello dei Ventimiglia di Geraci Siculo (con S. Vassallo, 2018). Si è occupato del riordinamento e dell'inventariazione di archivi storici comunali. Ha scritto sulla Real Cantina borbonica di Partinico e sul territorio di Carini (le tre torri della Ciachea). I suoi vari interessi scientifici lo hanno condotto ad affrontare tematiche inerenti alla museologia storica ed al collezionismo tra il XVIII ed il XIX secolo, come la collezione etrusca Bonci Casuccini ed il museo gesuitico Salnitriano. Monografie: Il Museo Ritrovato. Il Salnitriano e le origini della museologia a Palermo (2003); La Fortificazione bizantina del Kassar. Relazione di scavo 2005 (con S. Vassallo, A. De Leo, S. Di Stefano, 2015). Attualmente collabora con il Polo Museale Archeologico di Palermo ed insegna Storia dell'arte presso Istituti di Scuola Secondaria di Secondo Grado.

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