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Nell’officina dello scriba. Breve storia degli strumenti per la scrittura – Parte Terza

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Il Continente asiatico

La Cina

Il pennello

In accordo con il Shuowen jiezi (Dizionario dei caratteri), il pennello era chiamato yu in Chu, bulu in Wu, fu in Yan e bi in Qin. Questi caratteri probabilmente indicavano differenti pronunce dello stesso carattere nel sud, nord e ovest della Cina. Per parecchi secoli i Cinesi hanno attribuito l’invenzione del pennello a Meng Tian, un generale della dinastia Qin (221-206 a.C.) l’architetto che progettò e costruì la Grande muraglia cinese nel III secolo a.C. Questa attribuzione è risultata però falsa sulla base di evidenze sia archeologiche sia letterarie, che hanno accertato che l’uso del pennello era molto anteriore al III secolo a.C. L’utilizzo del pennello durante le dinastie Shang (1520-1030 a.C.) e degli Zhou occidentali (I secolo-771 a.C), è stato dedotto dall’analisi delle iscrizioni su bronzo, che evidenziano come queste siano state prima tracciate con un pennello e poi incise, così come avveniva nelle incisioni su pietra nel mondo greco-romano. Inoltre alcuni ritrovamenti di ossa datati tra il 1300 e il 1000 a.C. mostrano alcune iscrizioni non incise, ma disegnate con un pennello. Alcuni archeologi però, osservando i disegni su ceramica dell’era neolitica nel sito di Yangshao, Henan, hanno ipotizzato che l’uso del pennello risalga alla preistoria.

Il pennello normalmente era costituito da tre pezzi: il manico, i peli e il fodero. Il manico generalmente era in bambù, ma non era raro trovare un’asta in legno. La punta del pennello, la cui lunghezza poteva variare secondo il tipo di scrittura cui era destinata, era fatta con peli di coniglio, cervo o capra, legati a una estremità con seta o corda di canapa, coperta con lacca per renderla rigida, mentre la parte finale era inserita in un fodero per proteggere la punta. La lunghezza totale del pennello era di un piede durante il periodo degli Han (206 a.C. – 220 d.C.) corrispondente a circa 23 cm. Durante alcuni scavi archeologici sono stati rinvenuti numerosi pennelli risalenti al periodo degli Stati Combattenti (480-221 a.C.), con il manico di bambù e i peli di coniglio. I pennelli risalenti alla dinastia degli Han (206 a.C. – 220 d.C.), sono molto simili a quelli più antichi. Uno, datato al 167 a.C. rinvenuto nel 1975, è lungo 24,9 cm con la sua guaina incisa al centro e decorata con disegni. Un altro pennello risalente anch’esso alla dinastia degli Han, è formato da quattro pezzi di legno fissati in un’asta con due matasse di stringa di canapa. I peli potevano essere inseriti alla fine dell’asta tubolare e cambiati, quando necessario, come in un moderno portapenne. La lunghezza totale di questo tipo di pennello è di 23,2 cm, inclusa la parte finale. Un pennello ritrovato a Baoshan, ha una punta di 3,5 cm, uno a Changsha è di 2,5 cm, un altro trovato a Xuanquam è di 2,2 cm, un altro ancora rinvenuto a Juyan è di 1,4 cm.

Il coltellino

Un altro strumento molto importante che faceva parte del corredo dello scriba, era il coltellino per preparare il bambù o la tavoletta di legno per scrivere o per cancellare e correggere lo scritto sulle tavolette. Questo coltellino, come testimoniano i ritrovamenti archeologici, era realizzato in ferro e recava su un lato iscrizioni, e sull’altro disegni. Ambedue i lati erano decorati con intarsi in oro. I disegni raffiguravano uccelli e animali. Le listarelle di bambù dovevano essere tagliate in strisce strette di lunghezza definita, e la loro superficie doveva essere lisciata per essere scritta con il pennello e l’inchiostro. Quando si sbagliava, la superficie poteva essere erasa e riscritta, creando così una sorta di palinsesto. Per molte di queste operazioni era utilizzato un normale coltellino, chiamato dao, o xue, o uno speciale coltello da libro, conosciuto come shudao. Come osserva Tsien nei testi antichi esiste una certa confusione sui differenti tipi di coltellino e sul loro uso. Per esempio il catalogo imperiale della dinastia Liu Song (420-589) tra gli strumenti per scrivere include un corto coltello chiamato daobi, o coltello-penna, impiegato anche durante la dinastia degli Han (206 a.C. – 220 d.C. ) per cancellare la scrittura dalle tavolette. Ruan Yuan, uno studioso della dinastia Qin (221-206 a.C.) chiama un corto coltello xue, e lo descrive come lo shudao. Un altro studioso confonde il daobi con il qijue, un bulino storto utilizzato per l’incisione della pietra e di altro materiale duro. Le parole dao (coltello) e bi (pennello), oggi sono spesso utilizzate per indicare uno scriba o un ufficiale di basso rango ma pratico nell’applicazione della legge.

La Corea

La Cina ha esercitato una forte influenza sulla Corea, sia per quanto riguarda gli strumenti scrittori (pennello, coltellino, ecc.) sia per la forma del libro, il quale era simile a quello cinese. Una differenza sostanziale è rappresentata dalla tecnica di produzione dell’inchiostro.

Il pennello e il coltello

Come in Cina, lo strumento utilizzato per scrivere sulla carta era il pennello, composto da tre parti: un manico di legno, la punta di peli e un fodero per proteggere la punta. A completare il corredo vi era poi un coltello.

Il Giappone

Gli strumenti scrittori giapponesi non presentano grandi differenze rispetto a quelli cinesi. Anche i Giapponesi utilizzavano il pennello per scrivere, mentre i principi di fabbricazione dell’inchiostro, come osserva Zerdoun Bat-Yehouda, erano gli stessi di quelli cinesi seppure con alcuni dettagli differenti.

Il Tibet

Penna, pennello e coltello

Gli strumenti utilizzati per la scrittura e la pittura dipendevano da chi li utilizzava. Le loro forme e proprietà erano adeguate ai supporti scrittori utilizzati. A volte una nuova scrittura rivoluzionava gli strumenti impiegati per scrivere. Gli scribi normalmente insegnavano come preparare gli strumenti, alla stessa maniera di come insegnavano la scrittura e la pittura. La conoscenza essenziale su come fare una penna e preparare la punta era necessaria per diventare un bravo calligrafo. La penna di bambù era considerata il miglior strumento per scrivere il tibetano standard. Differenti tipi di penna erano comunque utilizzati in diversi periodi e regioni del Tibet. La parte interna spessa e dura del gambo di bambù era considerato il materiale migliore. La corteccia gialla, liscia e lucida, era ritenuto il miglior strumento per la scrittura dei documenti con oro, argento e cinabro. Per rendere ancora più forte la penna di bambù, dopo aver tagliato su entrambi i lati l’estremità, la punta era affumicata in modo da renderla dura come la pietra.

Il coltellino per tagliare la penna di bambù poteva essere flessibile e duro abbastanza per rimanere forte per lungo tempo. Per questo era usato il miglior acciaio per ottenere forma e qualità. Per la sua affilatura erano utilizzati burro fuso e miele, o anche le fibre del mirabolano o una pietra di stagno. Un coltello poteva essere affilato dal movimento della pietra di mola in una sola direzione, che gli dava immediata affilatura, ma se il coltello era affilato con un movimento circolare, la lama del coltello era più robusta e non si rompeva. Il miglior coltello per preparare la penna poteva avere una punta simile a uno scalpello, mentre quello per tagliare la carta poteva essere come una costola, curvato e appiattito con lievi lati convessi, simile a quello utilizzato anche in Cina e Giappone.

L’India

Lo scriba era un professionista che copiava un manoscritto o un documento per altri. I termini sanscriti sono lipikara, lipikāra, lekhaka. Molti scribi ci hanno tramandato i loro nomi, scritti nei colophon alla fine dei testi. Essendo quella dello scriba un lavoro molto faticoso, in genere nel colophon chiede l’indulgenza del lettore e di tollerare i possibili errori di copia. Lo scriba poteva scrivere da solo o sotto dettatura.

Secondo Shivaganesha Murthy gli strumenti scrittori indiani possono essere divisi in tre categorie: 1. quelli duri e taglienti per incidere; 2. quelli con punte morbide e lisce per scrivere; 3. pennelli o materiali simili per dipingere.

La penna

La penna in India può essere di due tipi: il primo per incidere sulle foglie di palma e il secondo per scrivere sulle foglie, sulla tapa o sulla carta. A Taxila sono stati rinvenuti numerosi tipi di penna d’avorio e d’osso; due penne di rame con la punta divisa da un taglio come nei moderni pennini, sono state datate al I secolo d.C.. La penna, oltre che di avorio e osso, poteva essere di legno, bambù, o penna di avvoltoio o d’oca.

Il termine lekhanī (letteralmente lo strumento per scrivere) era il nome generico dato alla penna, allo stilo e al pennello, mentre con varnịkā s’indicava nell’antica letteratura indiana la penna di legno con la punta senza fessura. La penna utilizzata prevalentemente nel sud dell’India per scrivere sulle foglie di palma, si chiama in sanscrito śalākā, kaṇṭaka o loha-kaṇṭaka; è una stecca di metallo di circa 30 cm di lunghezza, con lo spessore di una matita, che si assottiglia a una estremità con una punta affilata, mentre l’altra estremità è piatta e talvolta decorata. La parola kalama è invece adottata in sanscrito dal greco attraverso l’arabo, per indicare anch’essa il calamo. De Silva osserva che lo stilo era fatto d’oro, argento, rame o ottone ed era decorato con una punta d’acciaio, affilata di volta in volta con una pietra oleata. La punta poteva essere di quattro tipi e variando variava anche la scrittura. La scelta dipendeva dal tipo di manoscritto che poteva contenere da 10 a 20 linee per pagina. Le quattro punte erano: chatra (tenda da sole); patra (foglia), nala (tubo) e gaṇḍa (palla). La penna di istrice, o ramoscello di bambù o lālada kaḍḍi, è una sorta di canna usata come penna per scrivere sulla corteccia di betulla.

Kuñcika, masikuñcika, tūlī o tūlikā o dūṣika o varti, è il pennello, fatto di canna, legno, ferro e fibre e capelli.

Varṇaka o Varṇika è un piccolo bastone di colore, usualmente bianco, per disegnare le lettere sulla tavoletta di legno.

Il kaṇṭa, è lo stilo utilizzato per incidere la foglia di palma.

Altri strumenti utilizzati per la scrittura erano righello e compasso o arco, per disegnare le linee della rigatura e i cerchi. Per tracciare le linee parallele sulla carta o sulla corteccia di betulla, erano fissate ai bordi delle corde orizzontali a uguale distanza: la carta era rigata ponendo queste corde su di essa e strofinando con del cotone, utilizzando così un sistema simile alla mastara araba. Una pietra brunita o una conchiglia erano invece utilizzate per la lucidatura. Il coltello era un altro elemento che faceva parte del corredo dello scrivano. Le penne erano conservate in una scatola, con o senza coperchio. A volte un calamaio, che poteva essere decorato, era attaccato al portapenne. Durante la lettura, il manoscritto era posto su un leggio basso, chiamato vyasapīṭha.

Il righello e altri strumenti

Altri strumenti utilizzati per la scrittura erano righello e compasso o arco, per disegnare le linee della rigatura e i cerchi. Per tracciare le linee parallele sulla carta o sulla corteccia di betulla, erano fissate ai bordi delle corde orizzontali a uguale distanza: la carta era rigata ponendo queste corde su di essa e strofinando con del cotone, utilizzando così un sistema simile alla mastara araba. Una pietra brunita o una conchiglia erano invece utilizzate per la lucidatura. Il coltello era un altro elemento che faceva parte del corredo dello scrivano. Le penne erano conservate in una scatola, con o senza coperchio. A volte un calamaio, che poteva essere decorato, era attaccato al portapenne. Durante la lettura, il manoscritto era posto su un leggio basso, chiamato vyasapīṭha.

Per disegnare i kundalas o i cerchi dell’oroscopo, o i fiori di loto alla fine dei capitoli, era utilizzato un compasso fatto di ferro. Altre volte invece uno stilo con la parte finale a forma di mezzaluna

Il righello o rekhāpati o samāsapati era utilizzato per disegnare linee dritte o parallele. Era fatto di legno o di cartoncino con delle stringhe fissate a uguale distanza.

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Carlo Pastena
Negli ultimi vent’anni ha lavorato presso la Biblioteca centrale della Regione siciliana ricoprendo numerosi incarichi, tra cui quello di Direttore della Biblioteca dal 2001 al 2003. Nel corso degli ultimi anni ha pubblicato numerosi studi su diversi argomenti: Bibliografia (Libri editori e tipografi a Palermo nel XV e XVI secolo, Palermo, 1995); Catalogazione (Proposta per una gerarchia delle fonti. Autore personale, Palermo, 1991); Conservazione (Note di conservazione negli archivi e nelle biblioteche, Palermo, 2009); Storia della scrittura (Introduzione alla storia della scrittura, dal protosumero ai giorni nostri, Palermo, 2009; Storia dei materiali scrittori, dalle origini alla carta di stracci, Catania, 2009, ecc. Insieme ad A.M. Guccia ha inoltre pubblicato una Introduzione al mondo e alla cultura ebraica, e una Introduzione alla storia e cultura dell’antico Egitto.

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