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Il mito del cavaliere: Orlando

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La figura del cavaliere fa ormai parte dell’immaginario collettivo della maggior parte della popolazione globale. Non è un’esagerazione: difatti molti autori lo hanno utilizzato come protagonista o soggetto chiave delle loro opere; basti pensare alla saga A song of Ice and Fire di George R.R. Martin o all’action RPG Dark Souls di Hidetaka Miyazaki, presidente della FromSoftware. Col tempo il cavaliere è diventato anche uno strumento simbolico di valori positivi, quali il coraggio, la lealtà e la risolutezza ma, al contempo, è riuscito a imprimere la sua immagine anche nel campo politico. In realtà, le radici di questo guerriero sono ben più profonde e bisogna ricercarle nel Tardo Impero romano. Qui ci concentreremo a illustrare chi era il cavaliere in quel lasso di tempo denominato Medioevo e, per spiegarlo meglio, prenderemo come esempio tre personaggi storici che potevano fregiarsi di tale titolo e che hanno vissuto in secoli differenti. Il primo di questa serie sarà il conte Hruolandus, più comunemente conosciuto come Orlando ma prima di parlare di lui dobbiamo capire chi era la figura di questo guerriero a cavallo.

Il cavaliere, che per ora chiameremo miles, dell’VIII e del IX secolo d.C. dell’Europa carolingia era un combattente di professione ma, come tutte le realtà che componevano il mosaico sociale del Medioevo, possedeva dei caratteri peculiari che non condivideva con nessun altro personaggio della comunità, ed era presente in diverse sfere della vita quotidiana: politica, bellica, economica e religiosa. I milites si distinguevano dal resto della popolazione perché, per ciò che concerne il campo normativo-istituzionale, erano in grado di portare le armi e di combattere, mentre gli altri dovevano dedicarsi alla produzione. Dopo un periodo di addestramento che durava dagli 8 ai 16 anni di età, un miles aristocratico poteva ricevere il cingulum militiae durante la cerimonia di adoubment, attraverso la quale veniva sancito l’ingresso di un uomo alla vita di governo e, in particolare, all’attività di comando militare. Non tutti ricevevano la possibilità di esercitare il potere di comando militare, ma è necessario sottolineare che esistevano “milites ricchi e milites poveri” [Cardini, 1991, p. 331], che la cavalleria differiva di zona in zona sul campo economico e sociale e che, almeno in questo periodo, combattere a cavallo o essere miles non riflette l’appartenenza alla nobiltà.

In questo contesto si inserisce il conte Hruolandus (736-778), paladino di Francia e prefetto della marca di Bretagna. Italianizzato in Orlando, egli è il protagonista ed eroe della Chanson de Roland scritta intorno all’XI secolo e appartenente al ciclo carolingio. Nella canzone vengono esaltate le virtù militari e i valori che contraddistinguono un paladino: la fedeltà al proprio signore, l’onore, a tutela della fede cristiana e il coraggio in battaglia. Nel canzone viene anche narrato come la retroguardia di Carlo Magno fu sorpresa dai Saraceni nelle gole di Roncisvalle a causa di un tradimento del proprio barone Gano di Magonza. Alla comando di questo pezzo dell’esercito c’era Orlando che, combattendo valorosamente, muore accanto i compagni d’arme in battaglia non prima però di aver suonato l’Olifante, il corno che indica a Carlo Magno di essere stati traditi e che il pericolo gli è alle spalle. Un’opera della letteratura medievale francese non può sicuramente sostituire altri tipi di fonte storica che, per quanto riguarda la storia di Orlando, non sono abbondanti ma, nei secoli più tardi, la figura di Hruolandus ispirerà altri autori come Luigi Pulci, Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto. Orlando e gli altri paladini sono diventati celebri anche nel Teatro dell’Opera dei pupi nel quale vengono narrate le gesta di Carlo Magno e dei suoi paladini attraverso delle marionette.

Leggenda o meno, il conte Hruolandus rispecchia perfettamente ciò che era un miles dell’età carolingia, ossia un guerriero a cavallo in grado di detenere il comando militare ma che, al contempo, svolgeva il compito di agente esecutore del suo signore.

Per approfondire l’argomento del cavaliere o le storie che narrano di Orlando potete consultare:

  • Cardini Franco, Alle radici della cavalleria medievale, La Nuova Italia, Firenze, 1991;
  • Id., Il guerriero e il cavaliere, in Jacques Le Goff, L’uomo medievale, Laterza,

Bari, 2008, pp. 83-123;

  • Flori Jean, Cavalieri e cavalleria nel Medioevo, Einaudi, Torino, 1999;
  • Anonimo, La Chanson de Roland, BUR, Milano, 1985;
  • Ariosto Ludovico, Orlando furioso, Einaudi, Torino, 1992;
  • Boiardo Mattea Maria, Orlando innamorato; BUR, Milano, 2011.
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