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Lula e l’inchiesta Lava Jato

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Luiz Inácio Lula da Silva si è consegnato alla polizia. Il leader storico del Partido dos Trabalhadores e presidente del Brasile dal 2003 al 2010 ha infatti perso la sua libertà a seguito della condanna in appello per corruzione e riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta Lava Jato. Questa indagine, iniziata nel 2014 e guidata dal giudice Sergio Moro, è un’imponente operazione anticorruzione, la più grande della storia dell’intera America Latina, che ha scoperchiato un ampio sistema di tangenti all’interno dell’impresa petrolifera statale Petrobras.
L’inchiesta ha finito col toccare trasversalmente centinaia tra i più importanti esponenti del sistema politico ed imprenditoriale brasiliano, colpendo persino l’allora presidente in carica Dilma Rousseff, appartenente allo stesso partito di Lula e sua erede politica. Per questo motivo nel 2016 è stata deposta dalla sua carica dal parlamento brasiliano tramite una procedura di impeachment. La caduta della Rousseff  ha portato alla rottura della coalizione di sinistra che per 13 anni aveva guidato il paese sudamericano ottenendo ampie conquiste sociali. Infatti i governi della staffetta Lula-Rousseff sono riusciti a ridurre la grande povertà del paese, allargando il ceto medio e rendendo più accessibili servizi essenziali come sanità ed istruzione.Questi successi però in questi ultimi anni sono stati messi a dura prova da una pesante recessione economica, affiancata da un radicato livello di corruzione all’interno della pubblica amministrazione. Pertanto il Brasile si è trovato in una situazione di profonda instabilità che ne ha alterato pesantemente gli equilibri politici. Infatti a succedere alla Rousseff è stato il suo vice-presidente, il centrista Michel Temer, il quale ha creato un’eterogenea coalizione di forze moderate, relegando all’opposizione le forze di sinistra capeggiate dal Partido dos Trabalhadores ed interrompendo le politiche assistenzialiste attuate fino a quel momento. Tuttavia il nuovo governo non si è mostrato all’altezza della situazione, non riuscendo ad affrontare efficacemente le crisi economica e la corruzione galoppante, vedendo per giunta anche lo stesso Temer coinvolto nell’inchiesta Lava Jato.Tutto questo ha portato ad un recupero consensi della sinistra appena disarcionata dal potere, la quale era pronta a ricandidare alla presidenza Lula, dato largamente in vantaggio in tutti i sondaggi. Ma questa prospettiva  si è totalmente vanificata col suo coinvolgimento nel grande scandalo giudiziario.L’azione della magistratura proprio nel momento in cui Lula era prossimo a tornare al potere ha dato credito all’ipotesi che la maxi-inchiesta possa aver assunto ben precise finalità politiche. Lava Jato infatti è visto da un numero crescente di brasiliani come uno strumento volto a danneggiare esclusivamente lo schieramento progressista guidato da Lula, permettendo alle oligarchie economiche di prendere il pieno controllo del paese dopo essere state ridimensionate dalle politiche di redistribuzione della ricchezza attuate dai governi di sinistra. Questa tesi spacca a metà il Brasile, con una parte che scende rumorosamente in piazza chiedendo liberazione di Lula, mentre l’altra festeggia vedendo nell’arresto del leader storico della sinistra un evento positivo che ha impedito il ritorno al potere di una classe politica corrotta che stava trascinando il Brasile nel baratro, temendo una deriva analoga quella di paesi come il Venezuela.

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