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L’arte intorno al Teatro Massimo di Palermo

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La redazione de L’identità di Clio, propone un’interessante recensione del critico Gaetano Centrone, del testo: C. Costanzo, «Per la raccolta museale del Teatro Massimo di Palermo» (Palermo University Press, pagg. 178, euro 20). Pubblicata presso “La gazzetta del Mezzogiorno” del 04/04/2018.

C’è stato un tempo in cui, in epoca moderna, la città di Palermo era un fiorente centro europeo, dall’economia crescente e caratterizzato dalla grande voglia di misurarsi con le città europee più all’avanguardia. Si era nella seconda metà del XIX secolo, e accanto alla favorevole congiuntura economica, si sviluppava una sensibilità per le esperienze artistiche da sempre presente nell’isola. La città veniva ripensata in termini urbanistici, architettonici e artistici, e importanti spazi civili cominciarono ad affiancare le numerose chiese ed edifici sacri sparsi nel perimetro urbano. In tale temperie culturale, improntata a un sincero cosmopolitismo, vennero progettati e costruiti il Teatro Politeama e il Teatro Massimo, radunando a tal fine architetti, artisti e decoratori.

A ripercorrere tali vicende in Per la raccolta museale del Teatro Massimo di Palermo è Cristina Costanzo, docente a contratto di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Palermo e collaboratrice di riviste specializzate come Flash Art. Una studiosa delle vicende artistiche degli ultimi due secoli, che l’hanno vista in questo caso impegnata a censire e studiare dal vivo la raccolta museale sviluppatasi intorno al Massimo.

Dopo un grande e partecipato concorso, il Massimo venne progettato e realizzato da Giovan Battista Filippo Basile a partire dal 1874, e completato da suo figlio Ernesto fino all’inaugurazione del 1897. Questi fu inoltre responsabile della decorazione, al fine di perseguire unità stilistica e formale con l’impianto architettonico, e vi riuscì coagulando intorno a sé un cenacolo di artisti della medesima temperie culturale, che comprendeva Michele Cortegiani, Ettore De Maria Bergler, Luigi Di Giovanni, Gaetano Geraci, Rocco Lentini e Antonio Ugo.

Intorno a tali vicende, testimonianza di un’epoca felice per Palermo e la Sicilia, nacque anche il Museo d’Arte teatrale, oggi non più esistente ma padre dell’attuale raccolta museale. Si collezionarono in tal modo bozzetti, figurini, archivio storico, manifesti, locandine, programmi di sala accanto a opere come dipinti, sculture, fotografie. Epoche felici, in cui le pubbliche amministrazioni del nostro Paese collezionavano e sostenevano in tal modo gli artisti, pratica purtroppo caduta in disuso nel presente.

C’è stato un tempo in cui questo accadeva anche a Palermo, e ricordarlo nell’anno in cui arriva in città Manifesta, biennale nomade dell’arte, non può che far bene. Perché nulla accade per caso.

  • Cristina Costanzo, «Per la raccolta museale del Teatro Massimo di Palermo» (Palermo University Press, pagg. 178, euro 20).

Fonte: G. Centrone in “La Gazzetta del Mezzogiorno” 04/04/2018.

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