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La società siciliana per la Storia Patria oggi

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Proprio nel cuore del centro storico di Palermo, a due passi dalla celebre Vucciria, il complesso monumentale di San Domenico si apre ai visitatori con un imponente chiostro medievale, caratterizzato da colonnine tardo trecentesche sormontate da capitelli decorati con gli stemmi delle grandi famiglie medievali di Sicilia. Al centro, un magnifico giardino nel quale banani e chicas sembrano avvolgersi a vecchie lapidi. In questa atmosfera rarefatta ed impregnata da odori di cultura opera dal 1873 una delle più antiche istituzioni culturali di Sicilia, la Società Siciliana per la Storia Patria.

Dopo tre anni dalla chiusura al pubblico della Biblioteca e del Museo del Risorgimento, si riaccendono in questi giorni le luci su questa antica istituzione palermitana, della quale non in molti conoscono la storia.

Nel 1873, insieme alla Storia Patria siciliana vide la luce quella veneta, nel 1862 quella umbra e quella toscana, nel 1888 quella degli Abruzzi, e così via, secondo una mappa nazionale nella quale anche le denominazioni (gli Abruzzi, le Venezie) risentivano delle antiche vicende storiche e geografiche. Una rete che in un decennio fu pronta a svolgere un ruolo di sostegno alla nuova entità statale, che tentava di omogeneizzare culture e storie differenti.

Era stato Vittorio Emanuele II (ancora per pochi giorni Re di Sardegna) con un suo Decreto del 21 febbraio 1860 a voler diffondere su tutti i suoi stati quella che era la Regia Deputazione di storia patria nata a Torino nel 1833 sotto il regno del padre Carlo Alberto. Una rete di associazioni cui nel corso dei decenni successivi fu data una camera di regia unitaria che prese nel 1883 il nome di Istituto Storico Italiano. La Giunta centrale per gli studi storici, creata nel 1934, durante il fascismo fece delle Deputazioni locali una sorta di struttura guidata dal centro , mentre solo dopo l’ultima guerra le singole istituzioni si mossero autonomamente, sviluppando studi e aree di ricerche sui temi e sui personaggi più legati alle vicende maggiormente sentite nei territori.

A Palermo sin dagli anni settanta del settecento un cenacolo di matori di storia patria, si riuniva nel palazzo del Marchese Girolamo Settimo. Uomini di lettere che, scrisse Alfonso Sansone – cominciarono a raccogliere, trascrivere e annotare negli archivi i numerosi codici, diplomi e, pergamene ed iscrizioni che apportavano viva luce alle notizie oscure o controverse della storia della Sicilia.

Si era ancora in un ambito di ricerca e di passione per le glorie patrie, assai influenzata dai miti classici il cui culto era assai di moda nel primo ottocento, e ben poco in questi cenacoli traspariva ancora degli aneliti politico-patriottici che lentamente sarebbero nati in tutta la nazione.

Fu solo ad unità avvenuta che il generale Giacomo Medici, regio prefetto di Palermo a trasmettere al senatore Domenico Peranni, sindaco della città, una sollecitazione del Ministro della Pubblica Istruzione Scialoja perchè anche a Palermo si promuovesse la costituzione di una vera e propria società di storia patria,

 Un momento fondamentale fu costituito dalla assegnazione da parte dello Stato di una parte del complesso monumentale di San Domenico, allora in abbandono e pian piano del tutto restaurato dalla Società, così come non si può dimenticare la realizzazione nel 1918 del Museo del Risorgimento, la cui intestazione a Vittorio Emanuele Orlando, il presidente della vittoria, intendeva non solo ricordare la fine della prima guerra mondiale ma consacrare intorno ad essa la conclusione dell’avventura risorgimentale.

Col tempo il patrimonio librario ed i fondi documentari raccolti hanno permesso la costruzione di un possente sistema bibliotecario nato dalle donazioni, ma implementatosi massicciamente con il contributo dei soci e con l’acquisizione di antiche biblioteche.

Oggi la straordinaria Biblioteca della Società, con almeno centoventimila volumi, è distribuita in varie sale tutte intitolate ai grandi della cultura storica isolana, da Fazello a Pitrè, da Amari a De Stefano. Tra le acquisizioni, particolarmente rilevante la celebre biblioteca del Principe di Torremuzza con le sue notevoli scaffalature seicentesche, dedicata alla cultura del Grand Tour, il viaggio nel mito della Sicilia classica .

Oggi, dopo tre anni, la biblioteca ed il museo sono di nuovo aperti. E dall’indomani dalla riapertura, come se non fosse successo nulla, studenti e studiosi ogni mattina sono tornati a S.Domenico, come avviene da oltre un secolo.

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