Home Cultura e tradizioni La carta pietra: l’origine rivoluzionaria, la composizione, gli strumenti e la stampa

La carta pietra: l’origine rivoluzionaria, la composizione, gli strumenti e la stampa

222

La carta di pietra

In origine, nel II secolo a.C., quando la carta fu prodotta per la prima volta in Cina, furono utilizzate delle fibre vegetali lasciate a macerare. Nel corso dei secoli seguenti furono utilizzati diversi arbusti, ottenendo carta di diversa qualità secondo la materia prima utilizzata (canapa, gelso, rattan, bambù, ecc.).

Quando gli Arabi cominciarono la produzione della carta intorno alla fine del VII secolo, utilizzarono stracci di lino, raramente mescolati a stracci di cotone, lasciati a macerare fino a ottenere una pasta con cui si produceva il foglio di carta.

Intorno all’XI secolo la tecnica di produzione della carta fu introdotta in Europa, dove per la sua produzione furono utilizzati per parecchi secoli quasi esclusivamente stracci di lino. Sarà solo nel XIX secolo che grazie alle ricerche di alcuni scienziati fu trovata la maniera di estrarre la cellulosa dal legno, avviando una massiccia produzione della carta. A questo punto sembrava che non esistesse altra maniera di produrre la carta se non ricavata dalla macerazione di fibre vegetali, dagli stracci di lino o cotone, o in tempi recenti dalla cellulosa del legno.

Una rivoluzione è avvenuta nei primi anni di questo secolo, quando alla fiera globale HBA a New York nell’ottobre 2004, e poi nel novembre 2010 in Spagna, come alternativa ecologica alla carta classica fatta di pasta di legno, è stata presentata una carta minerale detta carta di pietra. Questa carta, abbastanza diffusa nel mondo anglosassone e ora disponibile anche in Italia, è però poco conosciuta al di fuori di alcuni ambienti specialistici.

La sua composizione

Le informazioni fornite dalle società che commercializzano questa carta, detta anche carta minerale, la descrivono come una combinazione di carbonato di calcio (> 75%) con una piccola quantità (<25%) di resina non tossica (polietilene) aggiunta per creare un forte substrato utile per la scrittura a mano e qualsiasi altro supporto di stampa.

Il carbonato di calcio è ottenuto principalmente da materiali di scarto dell’industria edilizia, come scarti di marmo e pietra calcarea, che sono poi macinati in polvere fine simile al gesso. Il polietilene è in parte un prodotto proveniente dal riciclo post-industriale e funge da legante per il carbonato di calcio. Il calore elevato applicato per incollare gli ingredienti crea un substrato resistente all’acqua e allo strappo. La carta così ottenuta risulterebbe più ecologica della carta sintetica, che presenta alte concentrazioni di resine non naturali, e della carta di cellulosa riciclata, i cui contenuti di scarto non sono del tutto controllabili. È inoltre inalterabile al contatto con l’acqua e particolarmente resistente allo strappo, risolvendo due importanti difetti della carta vegetale. Infine, assorbe meno inchiostro (il 30% in meno) durante la stampa, ed è biodegradabile in un periodo che varia dai 3 ai 9 mesi esposta all’acqua e al sole.

Va comunque precisato che anche l’utilizzo del carbonato di calcio per la sua produzione ha sollevato dubbi da parte di alcune associazioni ambientaliste italiane, che temono che il carbonato di calcio possa provenire non da scarti di lavorazione mineraria, ma da formazioni rocciose di grande valore ambientale, quali le Alpi Apuane.

Oggi sono in commercio numerose confezioni di questa carta, sia nel tradizionale formato A4 per le stampanti, sia per block notes e quaderni.

Le sue proprietà

Sulle sue proprietà esistono pareri discordanti, basati quasi sempre su valutazioni empiriche. M. Ezcurra¹ ha voluto sottoporre un tipo commerciale di questa carta, la Terraskin®, ad alcune prove sperimentali, di cui qui di seguito si da’ una sintesi.

Formazione

A differenza della carta costituita da fibre vegetali, nella carta di pietra non esiste una direzione delle fibre, in quanto queste sono assenti. Vista sotto la luce, viene mostrata una superficie omogenea. Posta su un negativoscopio (luce riflessa) si osservano chiaramente la distribuzione delle nuvole di fibre della sua formazione.

Fluorescenza con raggi UV

La carta prodotta a metà degli anni ’50 del secolo scorso mostra una fluorescenza se posta sotto 365 o 254 nm a meno che non si tratti di una carta speciale senza agenti fluorescenti sbiancanti. Nel caso della carta minerale Terraskin®, non si osserva fluorescenza, tranne alcune piccole particelle distribuite casualmente sulla superficie del foglio.

Illuminazione obliqua

A una illuminazione obliqua si possono osservare irregolarità superficiali diverse: piccoli pori sulla superficie e altre malformazioni come buchi, avvallamenti, ecc.

Bordi

I bordi tagliati meccanicamente possono essere considerati molto uniformi e regolari. In alcuni punti si può vedere lo sporco che si è accumulato.

Lacerazione

Questa carta è resistente agli strappi, ma può essere tagliata con le forbici.

Pieghe

La carta minerale può essere piegata.

Comportamento come supporto per la scrittura

Poiché la carta minerale è priva di fibre, non assorbe inchiostro come la carta normale e, secondo la sua pubblicità, utilizza anche il 20-30% di inchiostro in meno rispetto alla carta normale durante la stampa. Inoltre, secondo la pubblicità, le immagini rimangono molto più nitide e pulite perché l’inchiostro non si espande. Una ricerca con l’utilizzo di diverse penne e stampanti sulla carta ha rivelato i seguenti risultati:

Matita

La matita sulla carta di origine vegetale trasferisce delle fibre tramite sfregamento. Piccole particelle di grafite si depositano su di esse dando al microscopio un’immagine molto caratteristica del tratto.

Sulla carta di pietra Terraskin® invece, il tratto è molto più uniforme. Si osserva una linea bianca interna parallela alla direzione della corsa. Sebbene sia troppo difficile distinguere la direzione del tratto, perché non ci sono depositi di grafite, la linea bianca prodotta è simile alle smagliature longitudinali di una penna a sfera su una carta di origine vegetale e questo potrebbe indicare la direzione del tratto della matita.

Penna a sfera

Alcune caratteristiche importanti e diverse sono state evidenziate quando si utilizza una penna a sfera:

  1. Il perimetro del tratto non è sempre regolare. Piccole fenditure laterali possono essere viste quando la linea non è così regolare.
  2. Si possono apprezzare salti o piccoli spazi nei bordi del tratto. Alcune altre lacune possono anche essere viste all’interno del tratto. E infine può essere visto un altro tipo di salti perpendicolare alla corsa, ma che copre l’intera larghezza.
  3. Linea esterna: si può osservare una linea parallela al bordo della corsa.
  4. Macchie: sotto il microscopio è comune vedere aree macchiate in cui l’inchiostro è stato spostato dalla corsa.
  5. Morfologia della traccia: alcune parti della traccia mostrano differenti morfologie perché i tratti di penna a sfera su carta Terraskin® non sono omogenei. Striature, caratteristiche comuni nei tratti di penna a sfera su carta vegetale, si possono vedere anche nei tratti di Terraskin®. Striature secondarie che danno un aspetto stratificato del tratto, possono essere viste lungo la traccia.

Penna a inchiostro gel

Le caratteristiche più comuni del tratto di penna a inchiostro gel rispetto al tratto della penna a sfera è il segno del binario, i cui bordi sono più scuri rispetto al centro della traccia che appare più chiara. Questa caratteristica si presenta anche con i tratti di penna a inchiostro gel su carta di origine vegetale. È anche comune vedere aree macchiate, a causa dell’inchiostro fresco versato dalla penna. Sono visibili piccole tacche ai bordi della linea e piccoli spazi di inchiostro all’interno dei tratti. Tutte le penne studiate producono rientranze nella carta minerale, come di solito accade anche nella carta di cellulosa.

Stampa

Stampante a getto d’inchiostro

Non sono state osservate differenze importanti tra la carta vegetale e la carta minerale quando un testo è stampato con una stampante a getto d’inchiostro, sia in nero che a colori.

Stampante laser

La pubblicità consiglia di non utilizzare Terraskin® per stampanti laser per PC. Nel corso di alcuni esperimenti condotti con una stampante laser, la carta usciva spiegazzata come una fisarmonica a causa della temperatura. Questa carta non è adatta per la stampa laser in quanto non è resistente al calore del rullo di fusione.

Conclusione

La carta minerale Terraskin® presenta diverse caratteristiche fisiche rispetto a quella prodotta con la carta di origine vegetale. Inoltre i diversi tipi di penna rivelano caratteristiche diverse. Infatti gli strumenti per la scrittura manuale (ad es. matita, penne a sfera, roller e penne a inchiostro gel) interagiscono in modo diverso con questa superficie di scrittura.

La stampa a getto d’inchiostro non mostra differenze importanti con la carta tradizionale ma nel caso delle stampanti laser, questo tipo di carta è sconsigliabile in quanto non adatto perché non è resistente al calore.

È facile riconoscere questo tipo di carta, ma caratteristiche come la fluorescenza UV o la formazione di fibre non sono adatte per far combaciare due diversi pezzi di questa superficie di scrittura, come solitamente avviene con la carta tradizionale. Sarà necessario impostare nuovi modi per provare se due carte minerali hanno la stessa origine.


¹ Ezcurra, Magdalena. “Terraskin ® the paper made from stone: A study of a new writing support for forensic purposes”. Forensic science international, 220, 1-3 (2012):164-72.

http://www.tobin-marketing.com/frequently_asked_questions_about%20TerraSkin.htm

Lascia un commento
Articolo precedenteI Percorsi del cibo in Sicilia. Dal medioevo alla Belle Époque
Articolo successivoQuante storie d’Italia – Aurelio Musi
Carlo Pastena
Negli ultimi vent’anni ha lavorato presso la Biblioteca centrale della Regione siciliana ricoprendo numerosi incarichi, tra cui quello di Direttore della Biblioteca dal 2001 al 2003. Nel corso degli ultimi anni ha pubblicato numerosi studi su diversi argomenti: Bibliografia (Libri editori e tipografi a Palermo nel XV e XVI secolo, Palermo, 1995); Catalogazione (Proposta per una gerarchia delle fonti. Autore personale, Palermo, 1991); Conservazione (Note di conservazione negli archivi e nelle biblioteche, Palermo, 2009); Storia della scrittura (Introduzione alla storia della scrittura, dal protosumero ai giorni nostri, Palermo, 2009; Storia dei materiali scrittori, dalle origini alla carta di stracci, Catania, 2009, ecc. Insieme ad A.M. Guccia ha inoltre pubblicato una Introduzione al mondo e alla cultura ebraica, e una Introduzione alla storia e cultura dell’antico Egitto.