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Immagini del terremoto

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Oggi siamo abituati a vivere in diretta ogni sorta di evento, reso spettacolo dalla massiccia comunicazione mediatica. Nello specifico, gli eventi calamitosi, di carattere naturale o antropico, attirano la nostra attenzione, spesso quasi in maniera eccessiva. Questo è possibile, certamente, grazie alla diffusione nell’ultimo secolo di mezzi di comunicazione istantanea e rivolti ad un grande pubblico (di massa, per l’appunto), a cominciare dalla radio e dalla tv e a seguire da internet e alla, ormai consueta, connessione costante, che ha portato, quest’ultima, alla presenza di un flusso di informazioni continuo e senza fine, appiattendo l’informazione stessa, in maniera quasi indistinguibile. Prima dell’avvento di questi strumenti, la comunicazione degli eventi era quasi sempre indiretta e non in diretta, a meno che non si avesse assististo personalmente all’evento, ed era affidata a notizie e relazioni, ma per poter avere la massima diffusione, alle narrazioni scritte si accompagnavano rappresentazioni iconografiche del fenomeno.

Possiamo trovare remote testimonianze del terremoto rappresentato, come, ad esempio, i bassorilievi di Pompei che descrivono l’evento sismico del 62 (Fig.1). Anche il mezzo cartografico è stato utilizzato per dare immagine alla narrazione, ma anche per visualizzare, localizzare e soccorrere le popolazioni coinvolte nel terremoto e valutare gli effetti sul territorio. La prima carta definita sismica è quella di Matteo Greuter riguardo il terremoto che nel 1627 colpì la Capitanata (fig. 2), allegata ad una relazione scritta:

«s’udì muggire la terra non a guisa di un toro, ma di grandissimo tuono, chè non si saprebbe dar altra comparazione, ed appresso si vide ondeggiare la terra a guisa che sogliono l’onde nel maggiore agitamento del mare» (cit. in Baratta 1894, 404).

Documenti simili, raffigurano gli eventi sismici che hanno interessato la Val di Noto nel 1693 (fig. 3) o la Lucania nell’anno successivo (fig. 4). Ma, forse, l’evento calamitoso che ha richiamato il, fino allora, maggiore interesse fu il terremoto che nel febbraio del 1783 colpì la Calabria. L’evento, ampiamente studiato in ogni suo aspetto geografico, geologico, urbanistico, architettonico, suscitò un grande clamore già all’epoca, all’interno di una società euromediterranea ancora memore del devastante sisma di Lisbona di appena trent’anni prima. Da Napoli fu inviata prima una guarnigione militare guidata da Francesco Pignatelli, mentre il vicerè di Sicilia inviò a Messina, anch’essa colpita dall’evento, il marchese di Regalmici. Ad esse seguì una spedizione medico-scientifica sotto l’egida della Real Accademia delle Scienze, e delle Belle Lettere di Napoli, guidata dal medico Michele Sarconi, al fine di ricostruire gli avvenimenti successivi al sisma e studiarne gli effetti sul territorio e compiere una

«esatta esplorazione della geografia fisica delle Regioni stesse, per illustrarne la storia naturale, comprenderne la pubblica economia, e conservare la memoria della già distrutta posizione delle città, e delle terre , che si conteneano in elle» (Sarcone 1784, XII).

I diversi studiosi che presero parte alla missione produssero numerose opere, letterarie e iconografiche. Giovanni Vivenzio scrisse la ben nota Istoria e teoria de’ tremuoti, mentre Dèodat de Dolomieu redasse alcune memorie sui Tremblements de terre de la Calabre. Lo stesso Sarconi produsse una sua Istoria de’ fenomeni del tremoto avvenuto nelle Calabrie, che fu accompagnata da un atlante iconografico con tavole realizzate da Pompeo Schiantarelli e Ignazio Stile. In queste tavole sono raffigurati i paesaggi devastati dal terremoto e le trasformazioni morfologiche, come l’apertura di fenditure nel terreno (fig. 5), la creazione di piccoli laghi (fig. 6) o il collasso di alcuni rilievi franati (fig. 7), oltre alle vedute di città e paesi distrutti dal sisma (fig. 8).

Un altro aspetto, più prettamente cartografico, riguarda la ricostruzione proprio degli insediamenti distrutti, di cui si occuparono principalmente gli ingegneri giunti in Calabria con la spedizione di Pignatelli e coordinati da Antonio Winspeare e Francesco De La Vega, ideatori anche degli edifici antisismici, le cosiddette case baraccate. Furono progettate una serie di piante dei diversi insediamenti, dalle quali si può osservare la riproposizione di un modello simile per tutti, basato sulla regolarità ortogonale dell’impianto urbanistico, ovviamente adattato al contesto territoriale specifico (figg. 9-13). Su queste ricostruzioni o nuove costruzioni, si fondano oggi i centri interessati da quell’evento calamitoso, sebbene molti progetti non furono portati a conclusione perchètroppo grandi rispetto alle realtà locali (Valensise 2003).

  • Figura 1 - Bassorilievi raffiguranti il terremoto del 62. Sito archeologico di Pompei.

 

Bibliografia essenziale

J.P. Adam, Il terremoto rappresentato: i bassorilievi di Pompei, in E. Guidoboni (a cura di), I terremoti prima del Mille in Italia e nell’area mediterranea, Bologna, Istituto Nazionale di Geofisica, 1989, pp. 168-170.

M. Baratta, Il terremoto garganico del 1627, in «Bollettino della Società Geografica Italiana», 1894, pp. 400-415.

F. Bernardini, C. Meletti, I terremoti nella STORIA: I Borbone di Napoli e il grande terremoto delle Calabrie del 1783, in «INGV Terremoti», 19 febbraio 2014.

S. Conti, Il terremoto rappresentato, in «Geostorie», anno XVIII, n. 3 (2010), pp. 241-287.

M. Dezzi Bardeschi, Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia restituito al futuro della città: libro di storia e di cantiere, Alinea Editrice, Firenze, 2010.

D. de Dolomieu, Memoire sur les Tremblements de terre de la Calabre pendant l’annèe 1783, Antonio Fulgoni, Roma, 1784.

M. Mezzina, Ricostruire dopo il terremoto: due esperienze illuministe alla periferia del Regno Borbonico, relazione presentata in occasione dell’inaugurazione dell’A.A. 2010/2011, Università di Bari, 26 novembre 2010.

G.B. Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva diviso in dodeci provincie: in cui si descrivono la sua metropoli fidelissima città di Napoli…, e le sue centoquarantotto citta, e tutte quelle terre, delle quali se ne sono havute le notitie: con le loro vedute diligentemente scolpite in rame, nella stamperia di Michele Luigi Mutio, Napoli, 1703.

A. Placanica, Il filosofo e la catastrofe. Un terremoto del settecento, Einaudi, Torino, 1985.

M. Sarconi, Istoria de’Fenomeni del Tremoto avvenuto nelle Calabrie, e nel Valdemone nell’anno 1783, posta in luce dalla Reale Accademia delle Scienze, e delle Belle Lettere di Napoli, Napoli, 1784.

G. Vivenzio, Istoria e teoria de’tremuoti in generale ed in particolare di quelli della Calabria, e di Messina nel 1783, nella Stamperia Regale, Napoli, 1783.

F. Valensise, Dall’edilizia all’urbanistica. La ricostruzione in Calabria alla fine del Settecento, Gangemi, Roma, 2003.

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