Studio dello scrittore Leonardo Sciascia, con l’eterna sigaretta tra le dita e seduto al suo tavolo da lavoro. Parliamo dei Florio, della loro ascesa e del loro declino. Si stanno rivedendo le bozze del volume che Romualdo Giuffrida, Rosario Lentini, con il contributo di Gioacchino Lanza Tomasi e Sergio Troisi, stanno preparando per “I tipi” di Sellerio.

Sciascia e la distruzione del mito dei Florio

Sciascia sta scrivendo l’introduzione e riflette ad alta voce sulla costruzione di un mito che avvolge in un’aura incantata la fine dei Florio. Quello che mi affascinò in quel momento era osservare come lo scrittore costruisse in modo magistrale – a voce bassa, guardando la punta incandescente della sigaretta – la sua visione del mito. Mettendo insieme tasselli di scritture diversi, incisivi e oserei dire impietosi.

Avevo rimosso dalla memoria questo incontro, riaffiorato rileggendo l’introduzione di Sciascia in occasione della riedizione del predetto volume sull’età dei Florio da parte della casa editrice Sellerio. Assaporando le parole scritte con il cesello, riusciamo a seguire le riflessioni dello scrittore sulle basi sulle quali si demolisce il mito di una dinastia.

Il primo momento è legato al confronto della decadenza dei Florio, che dissipano e distruggono le ricchezze accumulate bruciandole in “uno splendido sperpero”, con quella dei Whitaker, “che si estingue con un patrimonio intatto, con la restituzione alla cosa pubblica siciliana di una ricchezza edificata in Sicilia”. Il racconto di un aneddoto che contrappose la signora Whitaker a Donna Franca, in merito ad un imperdonabile ritardo da parte di quest’ultima a recarsi ad un ricevimento, gli fa formulare un giudizio tranciante. Donna Franca, per Sciascia, dimostra “una noncuranza delle regole e della regola, un’arroganza, un sentirsi dominatrice”.

Non pago delle sue riflessioni, lo scrittore incalza ancora il mito utilizzando i taccuini di D’Annunzio: “una donna – una signora siciliana, Donna Franca – passa sotto le procuratie: alta, snella, pieghevole, ondeggiante, con quel passo che gli antichi veneziani chiamavano appunto alla levriera. Subitamente rivive ella mia immaginazione una cortigiana del tempo glorioso: Veronica Franca”.

 Bisogna rileggere questa introduzione di Sciascia, assaporarla, centellinare parola per parola per comprendere come si sia consolidata nello scrittore la convinzione che la politica dei Florio “era essenzialmente quella del dispendio, dello splendore”.

Sciascia è affascinante ma è necessario non lasciarsi ammaliare dalla sua preziosa prosa. Per riflettere sul mito dei Florio è necessario leggere i documenti, interrogarsi non solo su Donna Franca ma anche sugli altri protagonisti di questo periodo particolare della storia palermitana. I miti affondano le loro radici in un contesto molto complesso, hanno sempre spiegazioni psicologiche articolate e hanno i loro vati.

L’identità di Clio vuole contribuire a questa rilettura offrendo un approfondimento: fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Ninni Giuffrida
Professore associato di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di palermo. La sua attività scientifica ha affrontato diverse tematiche di storia economica, politica e sociale che caratterizzano la proiezione mediterranea ed europea della Sicilia tra il XV e il XX secolo. Fra essi si segnalano i risultati di una indagine su la storia della finanza pubblica siciliana e su l’evoluzione e il funzionamento delle reti del credito. È autore di oltre 100 pubblicazioni in riviste scientifiche e di settore, tra le quali si segnalano: Considerazioni sul consumo della carne a Palermo nei secoli XIV e XV (Roma,1975); Grano contro Ebrei. Un'ipotesi per il riequilibrio della bilancia commerciale siciliana al momento dell'esodo (1492) (Palermo, 2006); Monografie: La Sicilia e l'Ordine di Malta (1529-1550) La centralità della periferia mediterranea (Palermo, 2006); La finanza pubblica nella Sicilia del ‘500 (Caltanisetta-Roma, 1999).

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