Home Storia e Memoria I Fanciulli del Sultano. I giannizzeri al servizio della Sublime Porta

I Fanciulli del Sultano. I giannizzeri al servizio della Sublime Porta

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La caduta di Costantinopoli (1453) per mano dei Turchi ottomani, vide impiegati non solo i primi cannoni, ma anche nuovi soldati di fanteria, i giannizzeri. I giannizzeri (in turco yeniceri, “nuova milizia”) originariamente erano reclutati tra gli uomini fatti prigionieri che diventavano  bottino di guerra del sultano. Con l’espansione nella Penisola Balcanica tra il XIV-XV secolo, iniziata da Maometto II il Conquistatore (1432-1481) conclusasi sotto il sultanato Solimano I il Magnifico (1520-1566), che causò l’annessione dell’Ungheria meridionale nell’orbita ottomana venne introdotta una forma di reclutamento denominata devşirme “Raccolta” o “tributo dei fanciulli”: questo consisteva nel prendere i fanciulli cristiani, provenienti dai villaggi dei territori balcanici, che avrebbero prestato servizio per il sultano e per l’impero.

Una volta reclutati questi giovani, riconoscibili per essere vestiti di rosso con dei sacchi in spalla per il viaggio, avevano un destino differente da quelli che avrebbero ricoperto cariche statali, infatti i giovani che sarebbero diventati giannizzeri andavano nelle campagne per imparare il turco e per convertirsi all’Islam; una volta terminato il periodo di lavoro presso i contadini nelle varie zone dell’Anatolia, questi fanciulli tornavano a Costantinopoli dove prendevano servizio nei ranghi della milizia.

I giannizzeri erano un corpo elitario ben equipaggiato: armi bianche come la sciabola (kilij), il pugnale (yatagan) ed i primi fucili (tüfek) costituivano l’armamentario di base. La gerarchia era composta da un comandante l’agha che siedeva nel governo imperiale, il divan, costituito dal Gran Visir, equivalente al primo ministro, i ministri del sultano, i governatori dei distretti e il Qapudan Pascià (grande ammiraglio della flotta). Definibili come casta militare,  avevano delle proprie regole, una propria simbologia e religiosità, dei propri privilegi. Fino al XVI secolo i membri che erano ancora in servizio erano obbligati al celibato e non potevano prendere moglie fino a quando non si fossero congedati, in quanto schiavi del sultano erano obbligati al celibato. Il giannizzero semplice non poteva farsi crescere la barba, poteva avere solo i baffi e solo una volta divenuto ufficiale poteva farsela crescere.

Lo spirito di corpo era rappresentato: dalla caserma, casa del giannizzero, all’interno della quale si parlava raramente turco ma più frequentemente il serbo-croato e dal suo simbolo che era  una marmitta, equivalente all’aquila nelle insegne romane. Ma perché la marmitta? Perché al suo interno era contenuto il rancio che veniva distribuito ai componenti e che simboleggiava lo spirito di aggregazione della milizia e quando veniva rovesciata era segnale di malcontento tra i ranghi. Il corpo era suddiviso in compagnie chiamate orte con a capo un comandante di compagnia çorba “ciorba”, che nelle zone balcaniche  significa “la zuppa” perché il comandante della compagnia distribuiva la zuppa. Per quanto riguarda i privilegi poiché i giannizzeri erano una delle colonne portanti dell’impero,  non pagavano le tasse e in ambito giuridico venivano giudicati dai propri comandanti. Il loro compito principale era combattere nelle campagne militari, ma vi era una compagnia i beuluk, che si occupava della sicurezza del sultano. Il XIX secolo, periodo di modernizzazione militare nell’impero, rappresentò l’inizio del declino dei giannizzeri: Selim III (1789-1804) formò una milizia moderna addestrata da europei che prese il nome di “Nuovo ordine”, ciò provocò una ribellione del corpo che vide minacciati i propri privilegi.

Così nel 1804 il sultano venne catturato e i giannizzeri misero sul trono Mustafa IV (1807-1808), cugino di Selim III, ma il regno del nuovo sultano fu molto breve poiché venne deposto nel 1808 e sostituito dal fratello di Selim, Mahamud II (1808-1839). Con quest’ultimo si diffuse la concezione  dell’Impero “ostaggio d’Europa”, si affievolì l’influenza degli ulema (giuristi ottomani) e nel 1826 si ebbe  la fine del corpo dei giannizzeri con il massacro della milizia, che fin dalla loro formazione aveva servito fedelmente il sultano.

Per approfondire la redazione consiglia i seguenti testi:

  • Benigno,  L’età moderna dalla scoperta dell’America alla Restaurazione, Laterza, Bari, 2005
  • Barbero, Il divano di Istanbul, Sellerio, Palermo, 2015.
  • Faroqhi, L’impero ottomano, Universale Paperbacks il Mulino, Bologna, 2014.
  • Nicolle, A. McBride, Armies of the Ottoman Turks 1300-1774, Oxford, 1983.

 

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Eros Calcara
Nato a Palermo nel 1993, è un laureando in Studi Filosofici e Storici, curriculum storico, con una tesi in storia moderna sulla casta militare dei giannizzeri. Appassionato di scherma, di storia e tattiche militari, attualmente ha incentrato i suoi studi sulla guerra e le vicende che coinvolsero l’Impero Ottomano e l’Impero asburgico in età moderna.