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Le origini dello Stato d’Israele

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La nascita dello Stato d’Israele il 14 Maggio del 1948 oltre ad essere una delle più importanti conseguenze della fine della seconda guerra mondiale è il frutto di una serie d’importanti eventi politici che hanno coinvolto la regione mediorientale agli inizi del XX Secolo.
Il tutto partì all’interno di quello che per oltre 400 anni era stato il principale attore politico del Levante: l’Impero Ottomano, garante di una relativa stabilità politica sotto la guida del sultano di Istanbul fin quando  riuscì a mantenersi prospero ed efficiente, ma che nel corso dei secoli fu soggetto ad una progressiva decadenza.
Tale processo subì una brusca accelerazione con le Guerre Balcaniche del 1912-13 e l’ingresso della Turchia nella prima guerra mondiale; gli avversari della Sublime Porta nella Grande guerra, Francia e Regno Unito, iniziarono ad interrogarsi riguardo le sorti delle popolazioni sottomesse all’impero una volta che questi fosse stato sconfitto, interessandosi nel frattempo a sostenere le crescenti ambizioni nazionalistiche arabe, promettendo l’indipendenza in cambio della lotta contro il comune nemico turco.
Parallelamente inglesi e francesi pianificavano una spartizione coloniale delle spoglie del “Grande malato d’Europa”, la quale si rese concreta con un accordo segreto siglato nel 1916 dai diplomatici Mark Sykes per parte britannica e François George-Picot per parte francese, noto per questo alla storia come Accordo Sykes-Picot; nella versione finale esso prevedeva la costituzione di colonie britanniche in Iraq, Transgiordania e Palestina e di colonie francesi in Siria e Libano.
Nel 1917 l’accordo subisce una modifica volta ad assecondare le ambizioni delle comunità ebraiche che aderivano al movimento sionista fondato da Theodor Herzl, il quale vedeva nella creazione di uno stato ebraico l’unica soluzione per interrompere le persecuzioni antisemitiche. Il governo britannico si mise in contatto con tale organizzazione attraverso il ministro degli esteri Arthur Balfour, il quale trovò un’intesa col rappresentante del movimento sionista Walter Rothschild, che rimarrà nota come la Dichiarazione Balfour, la quale stabiliva che nella futura colonia palestinese le autorità britanniche avrebbero agevolato la formazione d’insediamenti ebraici.
Nel 1918 finisce la guerra e l’Impero Ottomano esce sconfitto; nella successiva conferenza di pace di Parigi del 1919 le potenze vincitrici disegnano i nuovi equilibri mondiali; i destini delle spoglie dell’Impero Ottomano sono stabiliti dal Trattato di Sèvres, il quale di fatto applica in buona parte gli Accordi Sykes-Picot.
Nel frattempo il movimento sionista incrementa il processo d’emigrazione verso la Palestina generando la reazione delle popolazioni autoctone arabe, le quali percepivano tali migrazioni come un’invasione; le autorità britanniche e gli organismi internazionali proporranno nel corso degli anni diversi piani di spartizione del territorio palestinese, non trovando mai un progetto volto a soddisfare ambo le parti; pertanto la comunità ebraica, una volta finito il mandato coloniale britannico, decise unilateralmente di proclamare lo Stato d’Israele nel 1948, senza il consenso dei palestinesi, i quali, forti del sostegno della maggioranza degli altri paesi arabi, tenteranno con le armi d’impedire la formazione dello stato ebraico, portando così alla Prima guerra arabo-israeliana (1948-1949), dove le forze israeliane usciranno vincitrici, garantendo l’esistenza della nazione sionista ma entrando in un lungo ed intricato conflitto con le popolazioni sconfitte che perdura tutt’oggi.

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