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Stati Uniti Vs Cuba: gli eventi del 1992 e l’intervento dell’ONU

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Il prossimo 31 ottobre l’Assemblea Generale dell’ONU voterà per il 27º anno consecutivo un Progetto di Risoluzione che reclama l’eliminazione del blocco statunitense contro Cuba.

L’azione di Cuba, iniziata dal lontano 1992, vuole l’annullamento delle due leggi che più governano la politica economica statunitense nei confronti di Cuba: la Cuban democracy act del 1992 e la Helms-Burton act del 1996 che si avrà modo di approfondire in successivi articoli.

Per comprendere tale politica adottata dagli Stati Uniti verso Cuba, bisogna tornare indietro agli ultimi anni nel XIX secolo durante la guerra d’indipendenza che Cuba stava combattendo contro la Spagna. La guerra, grazie all’aiuto degli Stati Uniti, finì in meno di quattro mesi, il trattato di pace, firmato a Parigi il 10 dicembre 1898, stabiliva l’indipendenza di Cuba e la cessione agli Stati Uniti di Porto Rico, Guam e delle Filippine.

Le promesse di non interferenza nell’indipendenza cubana vennero minate dagli Stati Uniti sin da subito. Il 3 marzo 1901 fu proposta all’assemblea costituente cubana una serie di articoli, noti come «emendamento Platt», che il Congresso degli Stati Uniti aveva deliberato in forma di legge e che ora dovevano essere incorporati nella costituzione cubana. L’assemblea poteva aggiungere queste norme alla propria costituzione o decidere altrimenti, in quest’ultimo caso l’esercito americano di occupazione sarebbe rimasto a Cuba. Da questo momento si apre una pagina nella storia cubana che durerà circa sessant’anni e vedrà una gestione dell’isola più o meno diretta da parte degli Stati Uniti.

D’importanza fondamentale in questo periodo, e per tutto il Novecento, fu la fonte di sostentamento economico di Cuba: lo zucchero. L’interesse principale del capitale americano a Cuba era totalmente indirizzato verso l’industria zuccheriera e per le ferrovie, destinate principalmente a trasportare zucchero e canna. Ciò provocò lo squilibrio dell’economia dell’isola. Si incoraggiò l’espansione, la sovrapproduzione, la rovinosa concorrenza nell’industria dello zucchero, e le decisioni più importanti in materia economica, che toccavano interessi vitali nella maggior parte della popolazione di Cuba, venivano prese a Wall Street. Ciò trasformò Cuba in una sorta di azienda zuccheriera gestita da revisori fiduciari e da venditori di azioni. Per quanto riguarda il lato politico, una serie di dittatori si susseguirono al potere sempre “monitorati” dagli Stati Uniti, essi, infatti, rimanevano gli arbitri effettivi dell’economia e della politica cubana.

La situazione a Cuba in quegli anni era fortemente complicata: infatti, pur vantando un reddito pro capite superiore a molte altre realtà dell’America Latina, essa rientrava nel tradizionale quadro di accentuate disuguaglianze, inoltre il gap fra centri urbani e rurali era evidente. Nelle campagne la concentrazione fondiaria raggiungeva livelli elevatissimi, così come l’analfabetismo e i tassi di mortalità. Questo è il panorama socio-economico-politico in cui si trovava Cuba a metà del ´900. Un quadro che veniva denunciato continuamente da Fidel Castro ed è qua che si inserisce la sua azione della cosiddetta guerriglia che portò la vittoria della rivoluzione nel 1959. Dopo la sconfitta alla Baia dei Porci di un contingente addestrato dalla CIA e la crisi dei missili hanno portato la politica statunitense verso Cuba sarà di chiusura pressoché totale.

In un primo periodo (1962-1991), le azioni del governo statunitense si indirizzeranno verso una chiusura dei rapporti bilaterali, data la natura del governo di Castro e la sua alleanza con i membri del patto di Varsavia. Nonostante tentativi di isolamento diplomatico ed economico anche con altri Paesi, principalmente dell’America Latina, lo sforzo di isolare Cuba sarà affrontato dagli Stati Uniti, in maniera più energica, soltanto in un secondo periodo (il 1992 e il 1996 sono le date cardini); in cui verranno approvate le leggi dal Congresso che modificheranno l’embargo in un vero e proprio blocco.

Secondo il dizionario di Diritto Internazionale delle Nazioni Unite l’embargo viene considerato:

  l’atto di potere di uno Stato che restringe, interrompe o dà per terminate le sue relazioni economiche e finanziarie con un altro paese. L’embargo totale o parziale sulle importazioni e/o esportazioni di tutte o alcune merci, armi o valute, il trasferimento di informazioni tecnico-scientifiche, diritti d’autore o di altra indole, determinati tipi di attività commerciali ed economiche; si applica nelle relazioni internazionali contemporanee come strumento di pressione economica e finanziaria, di coercizione e di rappresaglia.

L’evidenza di questa esasperazione dell’embargo tale da riconoscerlo come un attacco politico-economico designato con maggiore enfasi come “blocco”, si deduce da due aspetti principali: da una parte rappresenta un atto volto ad impedire a Cuba, attaccandola sul piano economico e del commercio, di portare avanti un modello politico divergente da quello statunitense. Dall’altro, oltrepassando i limiti politici di un embargo, il forte carattere di extra-territorialità dovuto alle legislazioni degli anni ’90, non permette, o rende molto difficile agli altri Paesi, il commercio con l’isola caraibica. Infatti vari soggetti, siano essi Stati o multinazionali, sono stati vittime di una rappresaglia economica da parte degli Stati Uniti. Tale politica ha fatto leva sulla presunta minaccia che Cuba rappresenterebbe per la pace mondiale. L’embargo, infatti, viene sottolineato nell’articolo 33 della Carta delle Nazioni Unite, deve essere imposto a uno Stato che metta in pericolo la sicurezza internazionale. Ma Cuba non costituisce, soprattutto dalla fine dell’Unione Sovietica, una minaccia per la sicurezza mondiale, rendendo le misure del blocco americano un’azione fortemente anacronistica. Le politiche relative al blocco, inoltre, si inseriscono, fin dagli anni ’90, in equilibri politici interni, degli USA, come è evidente dalla percentuale di voti che i vari presidenti si giocano in ogni scadenza elettorale tra la popolazione della Florida, in particolare riguardo ai voti dei cubano-americani. Tale situazione va di pari passo con una rinnovata politica estera molto aggressiva, portata avanti dagli Stati Uniti nei confronti dell’America Latina. Nonostante la svolta importante del 17 dicembre 2014 tra l’amministrazione Obama e quella di Raul Castro le leggi sul blocco, in particolare la Helms-Burton, limitano fortemente le azioni permesse da un presidente.

L’arrivo di Trump alla Casa Bianca ha comunque frenato la spinta di distensione che Obama aveva predisposto nei rapporti tra Stati Uniti e Cuba, unita ad un nuovo impulso verso l’America Latina, caratterizzato da una politica improntata a rafforzare la leadership di Washington in seno all’Organizzazione degli Stati Americani (OSA). Dal lato cubano con l’arrivo il 19 aprile 2018 di Miguel Díaz-Canel come Presidente del Consiglio di Stato, unito al disposto di una consultazione popolare sul progetto della nuova Costituzione della Repubblica di Cuba, dopo l’approvazione durante la prima sessione ordinaria della IX Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular, vede una strada che comporterà delle novità nel segno di una continuità, che rende Cuba ancora oggi una sorta di anomalia nello scenario americano. La votazione del 31 ottobre riporterà, molto probabilmente, la condanna al blocco statunitense, come già è avvenuto nelle ultime tre occasioni, che ha visto 191 dei 193 Stati membri dell’ONU appoggiare il progetto di risoluzione.

 


Bibliografia consigliata:

Gott R.W., Storia di Cuba, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2007

Thomas H., Storia di Cuba 1762-1970, Torino, Giulio Einaudi editore, 1973

Galeano E., Le vene aperte dell’America Latina, Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1997

Pompejano D., Storia dell’America Latina, Milano, Bruno Mondadori, 2012

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