Nel dicembre dello scorso anno, la Commissione europea ha proposto la Conferenza sul futuro dell’Europa.

Un processo della durata di due anni che mira a rendere i cittadini europei più coinvolti nell’operato dell’Unione. L’inizio di questa conferenza era previsto per il 9 maggio scorso, ma a causa della pandemia è stato rinviato e la struttura stessa dell’iniziativa fatica ancora a prendere forma.

Conferenza sul futuro dell’Europa: il contesto

Nel marzo 2019, a ridosso delle ultime elezioni europee, il presidente francese Emmanuel Macron scrisse una lettera indirizzata ai cittadini d’Europa che venne pubblicata sui quotidiani di tutti gli Stati membri. In questa lettera, intitolata “Per un rinascimento europeo” 1, Macron teorizzava una Conferenza per l’Europa “con l’obiettivo di proporre tutti i cambiamenti necessari al nostro progetto politico”.

Pochi mesi dopo, l’allora candidata alla presidenza della Commissione, Ursula von der Leyen inserì l’idea della conferenza nei suoi orientamenti politici 2: “Voglio che i cittadini possano dire la loro nell’ambito di una conferenza sul futuro dell’Europa da avviare nel 2020 per una durata di due anni.

La conferenza dovrebbe riunire i cittadini (compresi i giovani, cui andrebbe attribuito un ruolo importante), la società civile e le istituzioni europee in qualità di partner paritari”, aveva affermato.

La struttura della Conferenza

Lo scorso gennaio, la Commissione ha adottato la comunicazione “Dare forma alla Conferenza sul futuro dell’Europa” 3, dove si afferma che “il sistema democratico dell’Unione europea è unico, in quanto comprende 500 milioni di persone e va oltre le frontiere. Ma sono necessari nuovi metodi per rendere questo sistema più dinamico, interattivo e pertinente per i cittadini europei”.

Nel testo vengono delineati gli aspetti cruciali della Conferenza.
In primo luogo, la Commissione intende strutturare i dibattiti su due filoni:

  • Il filone si concentrerà sui temi prioritari che l’Unione dovrebbe perseguire, fra i quali la lotta ai cambiamenti climatici, l’equità sociale e l’uguaglianza, la trasformazione digitale dell’Europa, il rafforzamento della voce dell’Unione nel mondo;
  • Il secondo tratterà tematiche prettamente legate al processo democratico e alle questioni istituzionali: per portare un solo esempio, un aspetto toccato saranno le liste transnazionali per l’elezione dei parlamentari europei.

La comunicazione della Commissione specifica ancora: “Si tratterà di un forum con un approccio “dal basso” accessibile a tutti i cittadini, di ogni estrazione sociale e di ogni parte dell’Unione e che dovrebbe riflettere la diversità dell’Europa. Sarà aperto alla società civile, alle istituzioni e ad altri organismi europei, compresi il Comitato delle regioni, il Comitato economico e sociale europeo, le autorità nazionali, regionali e locali, i parlamenti e altri soggetti, che contribuiranno tutti su un piano di parità. Si tratterà, in ultima analisi, di rafforzare il legame tra gli europei e le istituzioni che sono al loro servizio.

Il dialogo con i cittadini

Per quanto riguarda la partecipazione dei cittadini europei, la Commissione intende prendere spunto dalle esperienze di dialogo già esistenti e di ampliarle tramite un maggiore coinvolgimento. Per fare ciò, l’intento è quello di progettare degli eventi specifici per incontrare e ascoltare i cittadini così come mettere a punto nuove forme di partecipazione tramite una apposita piattaforma digitale multilingue.

La posizione del Parlamento europeo

Il Parlamento europeo, unico organismo di rappresentanza diretta, ritiene di fondamentale importanza che siano i cittadini stessi a instradare l’operato e i cambiamenti dell’Unione.

In ragione di ciò, il Parlamento ha sin da subito manifestato grande interesse verso questa iniziativa, soprattutto in merito alla possibilità di acquistare un ruolo di leadership della stessa, ovvero di esprimere il nome che andrà a presiederla.

Inoltre, in una sintesi preparata dal suo centro studi 4, si legge che “il Parlamento sostiene con forza la partecipazione attiva dei cittadini, che dovrebbero discutere delle questioni politiche dell’UE nelle agorà tematiche, composte da 200-300 cittadini, insieme ai rappresentanti di ciascuno Stato membro”.

Queste agorà dovrebbero tenersi in diverse località dell’Unione e dovrebbero essere rappresentative della popolazione europea in termini geografici, di genere, di età, del contesto socioeconomico così come del grado di istruzione.

La posizione del Consiglio dell’Unione europea

A differenza di quanto auspicato dal Parlamento in merito alla leadership della conferenza, il Consiglio dell’Unione europea, nelle sue conclusioni del 24 giugno 2020 5, ha sottolineato che a presiedere la conferenza dovrebbe essere una “eminente personalità europea come suo presidente unico e indipendente” che possa “rappresentare gli interessi comuni di tutte e tre le istituzioni dell’Unione”.

Inoltre, il testo delle Conclusioni fornisce indicazioni sulle modalità con cui questa iniziativa dovrà individuare le priorità dell’Unione per il futuro prossimo e identificare le soluzioni più adatte e più efficaci alle sfide che l’Europa dovrà affrontare. Per quanto riguarda invece l’organizzazione e la gestione pratica della conferenza, il Consiglio ritiene che questa debba essere paritaria fra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo e che sia prevista la stretta collaborazione dei parlamenti nazionali.

I prossimi passi

Rinviata a causa della pandemia, la Conferenza si sarebbe dovuta aprire simbolicamente il 9 maggio, in occasione dei settant’anni della Dichiarazione Schuman, considerata come il primo passo dell’integrazione europea. Pur non essendo stata fissata una nuova data, si sperava di dare inizio alla Conferenza dopo l’estate, ipotesi che in ragione della ancora precaria situazione sanitaria non potrà avverarsi.

Proprio la pandemia ha peraltro contribuito ad evidenziare alcuni aspetti che sarebbero stati al centro del dibattito della conferenza stessa: la scarsa solidarietà mostrata da alcuni Paesi nei confronti di altri ha sottolineato la necessità di ripensare il progetto europeo partendo dal basso, per non lasciare che questo venga visto come sempre più indebolito dai nazionalismi e percepito come sempre più distante dalla vita reale dei cittadini europei.

Allo stato attuale e considerata l’evoluzione della pandemia in Europa, l’intenzione è quella di istituirla non appena le condizioni epidemiologiche lo consentiranno.


Note:

1 https://www.elysee.fr/emmanuel-macron/2019/03/04/per-un-rinascimento-europeo.it

2 https://ec.europa.eu/commission/sites/beta-political/files/political-guidelines-next-commission_it.pdf

3 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52020DC0027

4 https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/ATAG/2020/651959/EPRS_ATA(2020)651959_IT.pdf

5 https://www.consilium.europa.eu/media/44679/st09102-en20.pdf

 

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Ivan Scuderi
palermitano, vive e lavora a Bruxelles da 4 anni. Conseguita la laurea triennale in Comunicazione internazionale presso l’Università di Palermo con una tesi sulle conseguenze della crisi economica del 2008 sul mondo del lavoro in diversi paesi europei, porta a termine la sua formazione con un Master in Scienze Politiche presso l’Université Libre de Bruxelles, con un lavoro teso a investigare la connessione fra politiche euroscettiche e attaccamento all’Unione Europea in alcuni Stati membri.

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