Piccolo viaggio nella grammatica di un mondo diviso tra evoluzione e un forte ancoraggio alla tradizione

Il percorso che contraddistingue le diverse fasi che portano all’individuazione e all’insediamento del Presidente del Consiglio è scandito e regolato da un puntiglioso cerimoniale che avvolge i protagonisti in una impalpabile rete, dalle cui maglie è molto difficile sfuggire.
In tanti ci hanno provato senza riuscirci, in quanto il “palazzo”, con le sue regole, ben presto s’impone e ricolloca tutti nelle caselle istituzionali.

Un esempio per tutti è quello di sfuggire all’uso di mezzi di trasporto di Stato (auto, aerei o altri mezzi di locomozione) che in moltissimi tentano di realizzare all’inizio del loro mandato. Un tentativo immediatamente viene stroncato dal cerimoniale e dagli addetti alla sicurezza.

Che cosa è quindi il cerimoniale? Come si può definire? In realtà ci troviamo di fronte ad una difficoltà obiettiva di formulare una definizione specifica. Ricorriamo perciò ad una riflessione estrapolata dal volume “Norme e consuetudini di cerimoniale”, edito dal Senato della Repubblica:

“Il Cerimoniale è il complesso insieme di linguaggio, condotta e simboli attraverso il quale le istituzioni affrontano le relazioni intersoggettive. Il protocollo costituisce la parte delle regole grammaticali del linguaggio fatto di condotte, significati e segni. È cioè, la disciplina sistematica dei criteri e dei principi, nonché la struttura precettiva stessa della manifestazione esterna dei soggetti dell’ordinamento, in modo conforme alla Costituzione, allo spirito e ai principi generali da essa posti e all’intero ordinamento giuridico. Attraverso la forma protocollare si rende palese l’organizzazione complessa dello Stato-ordinamento. Il protocollo è dunque manifestazione della sostanza, è lo Stato-ordinamento che si mostra” (F. Piazza, Polizia moderna, 2006 pp. 16 e sgg.).

Come tutte le lingue, il cerimoniale si evolve, si adatta ai cambiamenti e inventa formule nuove e costrutti grammaticali in grado di affrontare l’evoluzione degli eventi, il mutare degli strumenti di comunicazione e, soprattutto, della struttura dell’aggregazione delle componenti sociali.

I responsabili del cerimoniale sono i protagonisti silenziosi di tutti i più importanti momenti della nostra vita di cittadini, e costituiscono una rete invisibile che fa capo ad una struttura a tre punte formata dalla Presidenza della Repubblica, dal Senato e dalla Camera dei deputati.

I manuali pubblicati da questi tre enti raccolgono circolari, istruzioni, schemi di assegnazione di posti in occasione di eventi pubblici e costituiscono il “verbo” per l’articolata galassia di tutti gli altri, enti pubblici e privati. Quindi un linguaggio che ha una sua grammatica codificata e che permette ai partecipanti all’evento di potere rappresentare i propri ruoli istituzionali e sociali senza conflitti.

Il giuramento di Draghi è un’ottima occasione per verificare il conflitto tra il linguaggio standard del cerimoniale e le necessarie nuove articolazioni legate alle limitazioni imposte dal Covid. Distanziamenti, mascherine, fotografi estratti a sorte, telecamere contingentate e assenza dei familiari hanno trasformato la cerimonialità del giuramento davanti al Presidente della Repubblica in modo radicale. Basta scorrere le immagini dell’insediamento Conte per percepire i cambiamenti.

Inoltre, il mancato saluto di Mario Draghi alla bandiera nel momento del suo ingresso a Palazzo Chigi mostra come gli riesca difficile coniugare un linguaggio che non ha praticato e che deve metabolizzare.
I tre momenti di comunicazione previsti in questo momento particolare, infatti, sono:

  • omaggio alla bandiera (quindi affermazione del principio democratico fondamentale che il Presidente del Consiglio, sino al momento in cui godrà della fiducia del Parlamento, è il principale servitore dello Stato);
  •  rassegna di una compagnia di militari di tutte le armi (rappresentazione visiva del giuramento di fedeltà delle forze armate alla Repubblica e del suo rappresentante, il Presidente del Consiglio);
  • accompagnamento musicale da parte della banda che scandisce i momenti salienti della cerimonia propedeutica all’ingresso del Presidente del Consiglio a Palazzo Chigi volta a scandire anche sonoramente i diversi momenti della cerimonia.

giuramento cerimoniale Mario Draghi

Ancora una volta il cerimoniale dimostra la sua capacità di adattamento e, contestualmente, di saldo ancoraggio alle tradizioni, elaborando nuove varianti per comunicare il messaggio istituzionale anche in tempi di pandemia.

>> Leggi anche: Da Conte a Draghi: la crisi di governo mediatica e Chi è Mario Draghi, il nuovo presidente del Consiglio italiano

 

Lascia un commento
Articolo precedenteDa Conte a Draghi: la crisi di governo mediatica
Articolo successivoLibia: dopo Ginevra, dove si va?
Ninni Giuffrida
Professore associato di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di palermo. La sua attività scientifica ha affrontato diverse tematiche di storia economica, politica e sociale che caratterizzano la proiezione mediterranea ed europea della Sicilia tra il XV e il XX secolo. Fra essi si segnalano i risultati di una indagine su la storia della finanza pubblica siciliana e su l’evoluzione e il funzionamento delle reti del credito. È autore di oltre 100 pubblicazioni in riviste scientifiche e di settore, tra le quali si segnalano: Considerazioni sul consumo della carne a Palermo nei secoli XIV e XV (Roma,1975); Grano contro Ebrei. Un'ipotesi per il riequilibrio della bilancia commerciale siciliana al momento dell'esodo (1492) (Palermo, 2006); Monografie: La Sicilia e l'Ordine di Malta (1529-1550) La centralità della periferia mediterranea (Palermo, 2006); La finanza pubblica nella Sicilia del ‘500 (Caltanisetta-Roma, 1999).

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.