8 luglio 2017

Amelia Crisantino

Giuseppe_Balsamo

Le interviste impossibili – Alessandro conte di Cagliostro –

 

Le interviste si svolgono idealmente nell’atrio della Società siciliana di Storia Patria nella cui biblioteca si conservano le carte e le testimonianze bibliografiche della vita dei personaggi che sono stati dei protagonisti della storia non solo Siciliana .

 

 

Giuseppe Balsamo, conosciuto come Alessando conte di Cagliostro, nacque a Palermo nel 1743. Ebbe vita avventurosa, fu medium, mago, guaritore ed alchimista. Viaggiò per tutta l’Europa, accolto dalle corti e protetto dalla massoneria. Fondò la loggia massonica di rito egiziano, che prometteva ai suoi adepti una completa rigenerazione fisica e morale ed ebbe un enorme successo. In Francia fu coinvolto in uno scandalo che arrivò a sfiorare anche la regina Maria Antonietta. Riparò in Inghilterra, dove scrisse numerosi articoli di denuncia sugli avvenimenti francesi. Nel maggio del 1789 è a Roma, invano cerca di essere ricevuto dal Papa e ottenere il riconoscimento della sua loggia massonica.

È imprigionato nel dicembre del 1789, il processo termina nell’aprile del 1791. Muore in prigione, nella notte fra il 25 e il 26 agosto 1795.

 

 

La luce e le tenebre avvolgono la vita. La luce è soffocata, nel cuore degli uomini affiorano le tenebre. Un Maestro guida il cammino verso la luce.

Conte… conte di Cagliostro…

Ho abbandonato quelle mie spoglie mortali. Le ho lasciate marcire a San Leo, prima che la vita esalasse l’ultimo respiro.

Maestro…

Nell’orrida fortezza, per anni i miei occhi mortali non incontrarono sguardo umano. Fecero di me un volgare impostore, ma avevano paura. Temevano i miei occhi.

Maestro, ho cercato nei libri le tracce della vostra vita. Ho trovato molte contraddizioni, non so prendere partito…

Mi chiedi della mia vita? È passata dal setaccio dell’Inquisizione, che ha rotto i legami, i simboli, le affinità. È rimasto lo squallore degli inganni che pure ci furono, le fughe che pure avvennero, gli equivoci mai chiariti… mi chiedi forse se il mio insegnamento può condurre lungo la via che porta alla verità? Il Tribunale l’ha negato, ha fatto di me uno dei tanti avventurieri che correvano per il secolo.

Maestro, quello era un tribunale poco adatto a stabilire la verità.

Il mio processo durò quasi un anno. Non si stancavano mai. M’interrogavano di giorno, m’interrogavano di notte. Ad orari scombinati, perché nemmeno per un minuto smettessi d’aver paura. L’elenco dei capi d’imputazione era lungo, occupava la prima facciata dei registri. Bestemmiatore, mago e massone. E poi truffatore, ladro, falsario ed eretico. Bastava una sola di queste accuse per meritare il rogo, o il carcere a vita, o l’estradizione e la confisca dei beni. Dipendeva da molteplici circostanze. Io, ero diventato esperto nel calcolo delle probabilità. Tentavo di capire, ormai solo dal bagliore dello sguardo dell’inquisitore, verso quale di queste sorti m’incamminavo. Ragionamenti assillanti e quotidiani, finché non mi sembrò di perdere la ragione.

Il Tribunale poteva fiaccare qualsiasi resistenza. Il corpo incontra presto i suoi limiti.

Durante gli interrogatori mi mettevano un cappuccio, non sopportavano il mio sguardo… non sapevo mai cosa sarebbe successo da lì ad un minuto, avevo perso la mia capacità di vedere il futuro. Era rimasta solo la paura. Dolore e paura. Si divertivano col mio dolore, ridevano della mia paura…

Maestro, il ricordo di quell’angoscia bisognerebbe chiuderlo in una bolla d’aria, e soffiarlo lontano.

Alla fine confessai quello che mi chiedevano, e altro ancora. Per la mia sentenza arrivò il Papa, fece la grazia di prolungare la tortura. Carcere a vita. Con indosso un saio e un cero in mano mi feci strada fra la plebe urlante, che lanciava insulti e mi sputava addosso, che mi prendeva a bersaglio. Servivo all’edificazione del popolo. Lo stesso popolo che pochi mesi prima seguiva festante ogni mio movimento. Lo stesso popolo che avevo guarito dalle malattie, che mi aveva venerato.

Il popolo è volubile, gode a vedere i potenti in disgrazia.

Nei miei anni buoni, una massa festante m’aveva seguito ovunque andassi. Aspettava che mi mostrassi, col sole e con la pioggia. I malati chiedevano di guarire, le donne di ringiovanire, tutti volevano i numeri del lotto. Desideri che mai oltrepassavano il proprio bisogno personale.

Siete stato un mago, un medico. E anche l’inventore di nuovi riti…

Io sapevo entrare nell’armonia del mondo. Era questa la mia magia. La più potente fra le possibili magie. La tranquilla forza della natura diventava la mia forza, non facevo che abbandonarmi al divenire. Come le cicogne che attraversano i mari e i continenti affidandosi alle correnti… era il mio insegnamento… non contrastare mai l’armonia dell’universo.

Maestro, il vostro insegnamento è arduo da seguire. Come tutte le cose semplici…

Nella mia prima infanzia, trascorsi anni interi sotto il bancone d’una farmacia di Palermo, la mia città. Stavo presso alcuni parenti, mio padre era morto. Respiravo gli odori delle erbe, ci misi poco a riconoscerli e separarli. Cominciai ad intuire le affinità che potenziavano gli effetti. Divenni un guaritore, prima di saper leggere. I miei parenti erano intimoriti. Quando cercarono d’addomesticarmi, riuscii a farmi cacciare dal convento.

La Sicilia del mito doveva essere una patria particolare, per un ragazzo che sente le segrete armonie…

Cresciamo e conosciamo solo il mondo in cui siamo nati, la virtù e il vizio diventano naturali. Ma adesso so che senza quell’isola non sarei mai stato Cagliostro. Nell’aria c’era un leggero delirio, ai primi vagiti apprendevamo la fortuna d’essere stati accolti da una patria tanto nobile… la Sicilia era circondata dal mare, perché il suo sangue non corresse il rischio di mescolarsi e corrompersi al contatto con la terraferma. Le glorie del passato erano moltiplicate, l’energia d’una febbrile immaginazione era sempre all’opera…

Questa Sicilia, era lo sfondo naturale per i prodigi…

Se la propria eccellenza deriva dall’aria che si respira, non resta spazio per la conoscenza…. La Sicilia fu la mia patria. Ma occorreva dimenticare d’essere siciliano, negare le radici e quasi tagliarle di netto. Solo così potevo uscire dal delirio di tutti e costruire il mio sogno. Guardare avanti, o forse tornare indietro. Ma più lontano di quanto non fosse possibile in quel luogo.

Una conoscenza esoterica, solo per iniziati…

Io ero destinato alla chiesa, solo il coincidere di fortuite circostanze mi permise di diventare Cagliostro. Elementi estranei e lontani, che s’avvicinano sulle ali del tempo e il caso rende compatibili. Ma a niente avrebbero portato le positive coincidenze, senza la capacità d’assecondarle. Ero un ragazzo di Palermo quando le affinità fra gli elementi mi suggerivano l’unguento più efficace, la pozione che aveva del miracoloso. Ascoltavo l’armonia, l’assecondavo. Poi avvenne qualcosa, che cambiò la mia vita.

Un giovane sensitivo ha bisogno d’un maestro…

E lo trovai. Uno zio mi diede i rudimenti, poi i Cavalieri di Malta mi aprirono molte porte. Il passo successivo lo feci da solo. M’ero convinto che un principio di economia guida lo scorrere della vita, quando morì uno dei miei maestri. Vegliavo la salma, mentre m’andavo ripetendo che di sicuro la natura non voleva lo spreco delle conoscenze accumulate in quella mente. Le conoscenze sono energia, la più pura e preziosa delle energie. Riuscii a creare il vuoto nella mia mente. E quel vuoto accolse i pensieri del mio maestro. Forse fu suggestione, ma da allora gli avvenimenti della mia vita presero un’altra piega.

Avete creato il rito egiziano…

La massoneria fu la mia rete, mi sosteneva ovunque andassi. Una comunità di spiriti liberi, senza confini a separarli. A Londra, in un negozio di vecchi libri trovai un manoscritto sulla magia egiziana. Le coincidenze si moltiplicavano, nuove porte s’aprivano. Nacque il rito egiziano, che raccoglieva i più puri fra i massoni. In un momento di forte ispirazione seppi che di quel rito io stavo inventando i gesti e le parole, ma era più antico di me. Risaliva ai tempi dei profeti, e prometteva l’immortalità.

Forse fu troppo impegnativo, promettere l’immortalità.

Per qualcuno che è morto nelle prigioni dell’Inquisizione, è questo che volete dire?

Per qualunque uomo. Maestro, la magia più potente è quella che asseconda la natura…

Mi convinsi che il tempo non scorreva uniforme, non andava verso un fine e non partiva da un’origine. Innumerevoli segni suggerivano un andamento a spirale. Le umili chiocciole nei giardini dopo un temporale, o la struttura delle conchiglie deposte dal mare… sono di quegli indizi che capiscono solo gli iniziati. Pensavo ad un andamento ad anelli concentrici, e fra un anello e l’altro intuivo la formazione di pieghe, sacche dove il tempo e lo spazio si confondono. Lì i saggi potevano trascorrere un tempo che, misurato sulla vita dell’uomo, appare infinito. Avevo saputo come arrivare in quelle pieghe, nelle mie meditazioni. Smarrii la strada durante il processo. Allora l’unica cosa vera diventò il dolore.

Maestro, come mai un uomo che legge il futuro e addomestica il tempo venne catturato dall’Inquisizione?

La prima spiegazione che mi diedi rimanda a una storiella appresa in convento, durante la mia infanzia palermitana. Un filosofo cammina, guarda le stelle e va a finire dritto in un fosso, con gli ignoranti che ridono alle sue spalle. Casanova m’aveva avvertito di guardarmi dall’inquisizione, che mettendo le mani su Cagliostro avrebbe mostrato quanto fosse temibile il suo potere. Non me ne diedi per inteso. Avevo trionfato in tutta Europa ma in quel momento vivevo a Roma, la città più pericolosa per un uomo del mio stampo. I nobili facevano la fila alla mia porta, il mio genio era riconosciuto da tutti. Alla notizia che in Francia era scoppiata la rivoluzione, che era caduta la Bastiglia, in città si diffuse un’ansia piena di paura. Io quella rivoluzione l’avevo prevista e invocata, anche in quel caso avevo solo osservato l’andamento delle cose traendone facili previsioni. Fui accusato d’essere un agente della rivoluzione, che a Roma doveva organizzare sommosse. Una volta entrato nelle prigioni, il mio corpo ne uscì cadavere.

Maestro, le pieghe del tempo…

Non ho perso la fiducia di ritrovare la via smarrita. Ho cominciato la ricerca, nei mondi inferiori. Sono tornato nella mia città, come a seguire l’oscuro richiamo delle mie origini terrene. Per anni sono stato un gatto. Ho vissuto su un bidone di lamiera, in mezzo ai calcinacci, sotto un drappo colorato d’azzurrino che recava la scritta “casa di Cagliostro”.

 

 

 

 

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