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Una riflessione per un primo approccio sulla presenza della cultura cinese in Sicilia

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La prossima visita del Presidente Xi Jinping a Palermo ha motivato la Redazione della Palermo University Press di concerto con quella della Rivista l’Identità di Clio, ad una riflessione sulla presenza della cultura cinese in Sicilia.

Il primo elemento che è emerso che Palermo nel recepire i modelli artistici ed architettonici cinesi in particolare nel periodo rococò (1730-80) si muove in sintonia con le analoghe realtà urbanistiche europee dove «monarchi e aristocratici d’Europa fecero costruire saloni o palazzine in stile cinese, ricchi di decorazioni in porcellana e lacca di produzione cinese o di imitazione europea, e giardini in stile cinese divennero particolarmente alla moda in Inghilterra. Pittori di fama introdussero temi cinesi nei loro dipinti e prodotti cinesi (per lo più porcellane e seta) divennero ambiti status symbol per l’aristocrazia e per l’emergente borghesia.» (Menengon, 2010, pp. 317-318). Una realtà che ritroviamo descritta in modo puntuale nelle riflessioni di Scuderi sulle realtà edilizie alla cinese presenti a Palermo che focalizza la sua attenzione non solo sulla “Palazzina alla cinese” alla Favorita, ma anche sulle altre sale alla cinese presenti nella città come quelle che si ritrovano sia nel Palazzo reale sia nel palazzo Mirto.

Accanto alle testimonianze edilizie sono conservate nei musei palermitani anche numerosi reperti – oggetti che vengono etichettati come cineserie. Nicchie museografiche che sono conservate non solo al museo archeologico Salinas ma anche nei musei che fanno parte del Sistema museale dell’Università di Palermo Doderlain e Gemellaro. Materiale che proviene dal Museo Salnitriano fondato nel 1730 dal gesuita Ignazio Salnitro nel Collegio Massimo della Compagnia di Gesù (ora Biblioteca Centrale della Sicilia) con un preciso obiettivo didattico legato all’insegnamento. La scheda curata dal prof. Roberto Graditi costituisce un primo tentativo di ricostruire questo momento fondante del ruolo avuto dai Gesuiti nella creazione di specifici strumenti didattici che aprissero nuove prospettive alla conoscenza del mitico mondo cinese. Il prof. Paolo Inglese, Coordinatore del sistema museale dell’Ateneo di Palermo, sta mettendo a punto un microprogetto dedicato alla realizzazione di una ricognizione delle testimonianze dell’arte cinese e alla ipotetica ricostruzione di questa specifica area del Museo Salnitriano. Un vero e proprio museo virtuale che rimandi il visitatore alle singole realtà presenti nelle raccolte dei musei di Ateneo.

La Biblioteca centrale della Regione Siciliana conserva inoltre diversi libri cinesi che hanno caratteristiche tipografiche e strutturali diverse da quelle europee. Il suo direttore Carlo Pastena ce ne illustra le caratteristiche ma, le immagini non riescono a trasmettere le sensorialità che si provano sfogliando la carta cinese e guardando l’armoniosità della composizione.

I percorsi per il cui tramite la cultura cinese penetra in Sicilia furono molteplici. La cultura illuministica costituì il primo tramite in quanto sviluppò uno specifico interesse per il pensiero cinese e in particolare per il confucianesimo. Voltaire fu il principale esponente della corrente sinofila presentando la Cina «come un paese retto da un dispotismo illuminato, in cui le leggi universali portavano ad un governo saggio e giusto e la cui tolleranza religiosa contrastava chiaramente con la situazione europea.» (Menengon, 2010, pp. 316-317). I missionari gesuiti furono quelli che crearono il ponte, il collegamento tra le due culture studiando la lingua e i classici filosofici cinesi e coordinando una ricognizione della società e della cultura cinese che fecero conoscere con relazioni, lettere e oggetti.

Lo speciale vuole essere un primo approccio per la realizzazione di un progetto culturale molto più ampio e articolato da sviluppare con il Sistema museale dell’Ateneo di Palermo.

Ninni Giuffrida

 


Per un primo approfondimento bibliografico cfr. La Cina a cura di Maurizio Scarperi, Vol. II Einaudi

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Ninni Giuffrida
Professore associato di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di palermo. La sua attività scientifica ha affrontato diverse tematiche di storia economica, politica e sociale che caratterizzano la proiezione mediterranea ed europea della Sicilia tra il XV e il XX secolo. Fra essi si segnalano i risultati di una indagine su la storia della finanza pubblica siciliana e su l’evoluzione e il funzionamento delle reti del credito. È autore di oltre 100 pubblicazioni in riviste scientifiche e di settore, tra le quali si segnalano: Considerazioni sul consumo della carne a Palermo nei secoli XIV e XV (Roma,1975); Grano contro Ebrei. Un'ipotesi per il riequilibrio della bilancia commerciale siciliana al momento dell'esodo (1492) (Palermo, 2006); Monografie: La Sicilia e l'Ordine di Malta (1529-1550) La centralità della periferia mediterranea (Palermo, 2006); La finanza pubblica nella Sicilia del ‘500 (Caltanisetta-Roma, 1999).

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