A Palermo le realtà associative e non solo organizzano un palinsesto radiofonico tra musica live, approfondimenti, informazione e denuncia sociale 

Tra i cinque sensi predilige l’ascolto, lascia spazio all’immaginazione ed è avvolta da un fascino storico indiscutibile: è la radio, l’invenzione che ha cambiato il mondo delle comunicazioni. 

La sua invenzione è stata al centro di una diatriba secolare che ha visto i russi e gli italiani contendersene la paternità, ma di fatto Guglielmo Marconi è stato il primo a brevettarla nel 1896. Il suo utilizzo ha avuto un’inarrestabile evoluzione raggiungendo il diapason nell’uso domestico, nelle case della gente. Adesso che è anche possibile ascoltarla sul web continua a seguire la sua vocazione originaria: essere un ponte per la comunicazione, soprattutto in queste settimane di isolamento e separazione. 

A Palermo non c’è clausura forzata che tenga e lo spirito di chi resiste a questi giorni di ordinaria monotonia ansiogena si è trasformato in creatività condivisa. 

Pioniere di una web radio palermitana ai tempi del Covid-19 è Marco Tarantino, presidente del circolo Arci Tavola Tonda. Si chiama Radio comunitaria e offre uno spazio collettivo aperto a chiunque voglia partecipare offrendo il proprio contributo. 

«La radio obbliga ad ascoltare – afferma Tarantino – e questo è fondamentale in un periodo in cui nessuno ascolta nessuno». 

Il palinsesto è ben organizzato tra musica live, approfondimenti, racconti e monografie e chi conduce la trasmissione si occupa anche della regia, rigorosamente da casa. I loro programmi non sono solo di intrattenimento ma anche di denuncia sociale e di riflessione su temi politicamente caldi. Lo spazio informazione è a cura di Maghweb che, con esperti dei vari settori che mettono a disposizione il loro bagaglio professionale, propone una comunicazione libera e senza filtri. 

L’intento è quello di accorciare idealmente le distanze di una comunità che negli anni è cresciuta nel senso della condivisione: di spazi e interessi comuni, dalla musica alle danze, dal senso di responsabilità civica alle proteste sociali in una Palermo schierata sempre in prima linea a difesa dei diritti dei più deboli. 

L'immagine può contenere: una o più persone e primo piano
Gigi Borruso

E se di ingiustizie sociali si parla, anche un tale Felice Sghimbescio ha deciso di dire la sua dal pertugio di un sottoscala di un condominio inagibile da cui commenta l’attualità e scrive ai potenti della terra. Felice è un personaggio inventato, ma a dargli vita è la maestria vocale dell’attore palermitano Gigi Borruso, ideatore prima del blog e adesso di Radio Sghimbescia.   

Felice è un candido, nel senso letterario del termine, cioè un uomo semplice – così lo descrive Borruso – che scopre da autodidatta il complicato mondo dei potenti e il suo strumento di denuncia è una macchina da scrivere, la “Olivetta”. Sì, è una storpiatura voluta dal suo creatore che, affascinato dalle molteplici forme del linguaggio, da luogo a giochi di parole esilaranti in un melting pot di significati tra il siciliano parlato e il vocabolario del mondo borghese. 

È in sostanza la trasposizione di quello che accadeva leggendo le lettere dei migranti siciliani alle loro famiglie quando, concedendosi delle arie da continentali, inventavano nuove parole nell’intento di tradurre in italiano quelle dialettali.
Felice Sghimbescio non a caso è figlio di un’opera teatrale dello stesso Borruso, “Luigi che sempre ti penza”, un testo teatrale che ha solcato le scene per diversi anni e che è ambientato nell’Italia migrante della fine degli anni Sessanta. 

Radio Sghimbescia rappresenta così il risultato di un gesto creativo per dare voce, con esilaranti espressioni, a questioni di rilevanza sociale e politica attuali troppo spesso intrisi di barocchismi incomprensibili e pertanto non comprensibili da tutti. 

È quindi l’esperimento riuscito capace di dimostrare come sia possibile decifrare il complicato meccanismo del mondo agli occhi di un uomo del popolo. 

Lo Sghimbescio non va in onda ogni giorno, si serve di  youtube e proprio per questo, ogni volta che conclude le sue puntate, rimanda l’appuntamento con il pubblico in ascolto con un simpatico “ci sentiamo quando è possibile”, ma il suo blog è sempre aperto alle letture.

Se, come in questi casi, chi diffonde cultura non si ferma in questi giorni di separazione forzata, nemmeno da casa, inevitabilmente la voce entusiasta dei suoi ideatori si spezza però nel silenzio amaro di chi è consapevole che i tempi di ripresa dopo questo periodo di quarantena saranno lunghi. E che, prima o poi, toccherà fare i conti con le ingenti perdite economiche causate dalla sospensione improvvisa di tutte le attività culturali a cui lavoravano da tempo.

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