Tra il mercato della neve nel ‘600 e i mestieri della Palermo ai tempi della pandemia

Via Vittorio Emanuele. Un’arteria ricca di storia che ha conosciuto diversi nomi: Qasr, via Toledo nel periodo spagnolo(1) e, dopo l’Unità d’Italia (1860), quello con cui lo conosciamo oggi. Caratterizzato dalla vitalità nelle zone limitrofe, popolato dal via vai dei turisti che arrivano con le navi crociera o viaggiano autonomamente: con i suoi monumenti, bocche che raccontano storie di diverse epoche e dominazioni, le sue botteghe, i negozi e ristoranti.

Il Cassaro rappresenta ancora oggi «l’asse portante dell’intero sistema urbano»(2), con vicoli e stradine e i loro toponimi derivanti dai mestieri che si svolgevano al loro interno. Il corso Vittorio Emanuele si sviluppa dalla Porta Nuova – con i suoi mori(3) – e passa per la Cattedrale con le imponenti torri campanarie. Percorre il cuore della città, piazza Vigliena con i suoi Quattro canti, attraversa la piazzetta delle Dogane, in cui si trova la chiesa di Santa Maria della Catena, fino ad arrivare alla Porta Felice.
Iniziando questa passeggiata dalla Porta Nuova, lasciandosi alle spalle il Palazzo Reale, è possibile osservare villa Bonanno con i suoi giardini, e, sulla sinistra, il piano della Cattedrale.

Questa zona oggi è gremita di negozi, bar e una tabaccheria: proprio al suo interno lavora dal 1982 la signora Giovanna Analdi. Componente dell’associazione Cassaro Alto, che riunisce tutti i commercianti del corso, Giovanna è la prima delle voci di un luogo che il Covid-19 ha messo alla prova. Come racconta lei stessa:

«La mia tabaccheria è stata sempre un crescere di vendite, sinceramente io non ho mai sofferto una crisi economica. Da qualche anno, però, si inizia a sentire. Molti attribuivano la crisi economica al fenomeno della pedonalizzazione, però, confrontandomi con altre zone della città, ho notato che anche gli altri negozianti si lamentavano. Quindi ho subito intuito come l’isola pedonale (a cui anche io tra l’altro favorevole)  non fosse la causa della crisi. La pedonalizzazione ha anzi migliorato un pochino le cose, abbiamo fatto degli investimenti che ci hanno concesso di mettere qualche tavolino e alcune sedie. Con la stagione turistica di quest’anno avremmo potuto vedere i frutti di questi nostri sacrifici, ma purtroppo è arrivato il Coronavirus che ha messo in ginocchio alcune attività facendole chiudere e che secondo me avranno difficoltà a riaprire. Di conseguenza anche molti hanno risentito psicologicamente il colpo e mi sono ritrovata a dare forza. Tramite la chat che abbiamo con gli altri associati cerco di sapere come stanno. Con Massimo Castiglia e l’Arcidiocesi di Palermo ci siamo adoperati per i buoni spesa per le famiglie in difficoltà delle zone limitrofe». 

Proseguendo per il Cassaro troviamo un’altra voce tra i negozianti. Enrico Romano, vicepresidente dell’associazione Cassaro Alto, che con il fratello dirige l’omonima sartoria Romano: un’attività a conduzione familiare, che opera nel settore dal 1882 ad oggi. Il signor Enrico discende da una lunga tradizione di sarti:

«Il mio bisnonno iniziò l’attività con la sartoria civile, poi mio nonno portò come novità la sartoria militare; mio padre aggiunse gli accessori utili a quest’ultima come i gradi».

Tuttavia, con la pandemia di Covid-19, la sartoria è stata costretta a chiudere. Ciò nonostante l’azienda continua a lavorare, puntando sulla qualità del prodotto Made in Italy e Made in Europe e sfruttando il mercato online, che grazie all’emergenza verrà potenziato. Uno degli aspetti fondamentali è il rapporto con il cliente: «Il militare che ieri stava in caserma e faceva il lavoro di ufficio – dice Enrico Romano – oggi è chiamato a uscire per fronteggiare ed ha necessità della tuta operativa, di un cinturone o del basco, lo ordina a me.

Ovviamente i clienti della sartoria non sono esclusivamente militari o delle forze dell’ordine, ma anche civili. Tuttavia i capi di abbigliamento, come quelli da trekking, non vengono messi sul sito perché l’acquirente ci si deve sentire completamente a suo agio. Continuando a camminare si trova piazza Bologni, con la statua che raffigura Carlo V ai cui piedi c’è il cartiglio che cita il motto degli Asburgo “Plus ultra” e proprio di fronte il sontuoso palazzo Riso. Osservando bene si percepisce e si assapora non solo l’arte, ma anche la storia legata alla cultura libraria del Cassaro settecentesco. 

Lo scenario nel ‘700 mutò notevolmente, poiché la Spagna fu un teatro di un avvicendamento dinastico sul trono iberico, a seguito della morte senza eredi di Carlo II d’Asburgo (1661-1700) e alla Guerra di Successione spagnola (1701-1714), che vide la sostituzione degli Asburgo di Spagna con i Borbone di Francia con Filippo V di Borbone (1683-1746). La dinastia Borbonica in Sicilia sarà la chiave di volta per un cambiamento radicale della cultura. Nel 1767 l’espulsione della Compagnia di Gesù dai regni di Napoli e Sicilia – la cui presenza ancora oggi a Palermo è testimoniata dal Collegio Massimo, oggi Biblioteca della Regione Sicilia “Alberto Bombace” e da Casa Professa, attualmente Biblioteca Comunale “Leonardo Sciascia”portò, con il sequestro dei beni(4) di quest’ultima, alla fondazione dell’Accademia Regia per «continuare l’opera nel settore scolastico»(5).

Il regno di Ferdinando IV di Borbone (1816-1825) porterà un ulteriore passo in avanti con l’apertura nel 1779 della Regia stamperia(6) e di conseguenza il Cassaro diverrà il luogo  delle tipografie, che in seguito divennero librerie e case editrici. Ancora oggi sul Cassaro ogni 23 aprile si organizza il festival della Via dei Librai, che ricorda questa tradizione e raccoglie sulla via principale della città: editori e librai. Tra le librerie che annualmente prendono parte al festival c’è Zacco, che dal 1951 si trova sul corso Vittorio Emanuele, prima con i chioschi in legno, oggi nei locali che la ospita.

Al suo interno lavora dal 1998 Maurizio Zacco, ultima voce narrante del Cassaro, che in questi giorni di pandemia è tornato a lavoro dopo mesi. «Mio padre è stato presente sul Cassaro dagli anni ’50 con le cosiddette “baracchelle di legno” dove commerciava libri – dice Zacco – è stato presente sul corso Vittorio Emanuele per tutta la vita si può dire. Vendiamo libri usati: ci siamo sempre distinti in corso Vittorio per questo: le famiglie non potevano sostenere i prezzi dei libri scolastici, cercavano di risparmiare in qualche maniera. In aggiunta – prosegue Zacco – mio padre, da uomo appassionato di teatro e di storia, decise di circondarsi di libri di vario genere, dal romanzo al libro storico. Di conseguenza io sono cresciuto intorno a questo. Con la crisi del libro  e della scuola, quando sono venuti fuori i testi sui supporti digitali come i tablet, si è visto il dimezzarsi delle librerie in corso Vittorio. Tuttavia, con la rivalutazione del Cassaro, componente del percorso arabo-normanno, e la formazione dell’associazione abbiamo avuto una rinascita e una conseguente visibilità dovuta anche a kermesse come la Via dei librai». 

Continuando verso quello che è il cuore della città, si può respirare l’aria seicentesca. Un periodo in cui Palermo e la sua arteria principale cambiano ulteriormente aspetto con l’affermarsi di «una rivoluzione culturale in nome dell’ideologia cattolica»(7), il Barocco. Mentre si possono osservare le decorazioni barocche è possibile assaporare un sorbetto o un gelato. Infatti in questo periodo a Palermo e in Sicilia viene rafforzata l’importazione e l’esportazione della neve. 

Come viene analizzato dallo storico Antonio Patanè nel suo saggio I viaggi della neve Raccolta, commercio e consumo della neve dell’Etna nei secoli XVII-XX, a partire dal XVII secolo in Sicilia, terra dalla forte impronta granaria, si comincia a implementare l’uso della neve. La motivazione è legata principalmente non  tanto alla conservazione dei cibi, quanto alla produzione e alla realizzazione di gelati e sorbetti. Di fatto numerosi viaggiatori stranieri e non fecero esperienza di queste portate rinfrescanti. Albert Jouvin, nel suo resoconto intitolato Voyage d’Italie e de Malthe (1672), scrisse che «bevendo sorbetto per temperare l’eccessivo calore corporeo, dovuto al sole ardente, sono morte almeno 2.000 persone l’anno in più, rispetto ai tempi passati quando quest’uso non era ancora in voga»(8).

Addirittura il viaggiatore scozzese Patrick Brydone, durante una sosta a Catania, si soffermò ad analizzare i metodi di lavorazione e stoccaggio della neve; tanto da affermare: «Gli abitanti di questo paese caldo, anche i contadini, dispongono di ghiaccio durante i calori estivi; e non c’è festa organizzata dalla nobiltà, in cui la neve non rappresenti una parte importante: una carestia di neve, dicono loro stessi, sarebbe più grave di una carestia di grano o di vino. Tra di loro regna l’opinione che senza le nevi del monte Etna, la loro isola non potrebbe essere abitata, tanto è divenuto necessario per essi questo articolo di lusso»(9). 

Tuttavia, con la peste del 1740, questo vantaggioso mercato non solo vedrà la crisi del mercato della neve, ma porterà alla rovina molti dei suoi investitori(10). Assaporando il gelato, si arriva presso uno dei simboli del barocco, piazza Vigliena(11). Il suo nome deriva dal suo eponimo, il viceré Vigliena, all’interno sono presenti i quattro canti, conosciuti come il teatro del sole. La piazza vide nelle sue varie fasi vari avvicendamenti tra i suoi architetti da Giulio Lasso, passando per Mariano Smiriglio, a Giovanni d’Avanzato.

Il colpo d’occhio, che tutt’oggi affascina i turisti è questo teatro marmoreo – che collegandosi alla statua di Filippo V(12) che campeggia ancora oggi nel giardino di Villa Bonanno, rappresentano l’universalismo della monarchia spagnola – con le sue statue e fontane realizzate dal d’Aprile, Cirasola, Ferrara, La Mattina e Tedeschini(13). Nei vari ordini sono rappresentate: le quattro stagioni (ordine inferiore) ai cui piedi hanno le fontane; i re spagnoli: l’imperatore Carlo V, riconoscibile per la corona d’alloro sul capo, Filippo II, Filippo III e Filippo IV, che simboleggiano il già citato universalismo della monarchia polisinodale spagnola; nell’ultimo ordine sono raffigurate le quattro sante protettrici dei quattro mandamenti di Palermo: Agata, Cristina, Ninfa e Oliva.

All’ombra dei quattro canti dove il Cassaro e la via Maqueda si incontrano, si conclude questa passeggiata fatta non solo di monumenti, che raccontano storie e vicende di ogni epoca, ma anche da narrazioni di voci di combattenti speranzosi, che un giorno auspicano di tornare a far rivivere il cuore della Palermo Felix.


Note:

1 Il termine arabo Qasr si riferisce alla zona del Cassaro, che porta tutt’oggi alla zona in cui è situato il Palazzo Reale. Nel 1567 Garcia de Toledo (1514-1578), marchese di Villafranca e viceré di Sicilia (1565-1568) ampliò ulteriormente il Cassaro, formando il Cassaro nuovo che arrivava fino alla Porta Felice, fatta costruire da Marcantonio Colonna viceré di Sicilia e completata sotto il viceregno di Luigi Guglielmo Moncada nel 1637. Cfr. S. Di Matteo, G. Fanelli, S. La Barbera, D. Malignacci, M. C. Ruggieri Tricoli, M. A. Spadaro (a cura di), trad. P. Loturel (francese), D. Gailor (inglese), R. Bühlmann (tedesco), Fotografie E. Magno (a cura di), Planimetrie E. Sindoni, A. Caltagirone (a cura di), Palermo Storia E Arte, Edizioni Leopardi, Palermo, 1990, pp. 79-80. Sulla Porta Felice vedi G. Palermo, Guida istruttiva per potersi conoscere con facilità tanto dal Siciliano, che dal Forestiere Tutte le magnificenze, e gli altri oggetti degni di osservazione della Città di Palermo Capitale de questa parte de’ R. Dominj, Vol.I, Reale Stamperia, Palermo, 1816, p.83.

2 Cfr. A. Chirco, M. Di Liberto, Il Cassaro di Palermo Atmosfere&Architetture tra Porta Nuova e Porta Felice, Dario Flaccovio Editore, Palermo, 2017, p.7.

3 I mori che adornano la Porta Nuova, celebrano un momento ben preciso della storia della monarchia spagnola. Nel 1535, l’imperatore Carlo V d’Asburgo conquista la città di Tunisi, che fino a quel momento era sotto il controllo dell’Impero Ottomano. A seguito della vittoria l’imperatore asburgico, che era anche re di Spagna e di conseguenza di Sicilia, decise di intraprendere un tour per i possedimenti del Regno di Spagna. Quando arrivò a Palermo, venne convocata la seduta del Parlamento (A. Mongitore, 1749) in cui il sovrano designava la Sicilia come ante muraglia dell’impero nella lotta con l’infedele. Riguardo la presenza spagnola a Tunisi si veda il saggio di G. Civale, Tunisi spagnola tra violenza e coesistenza (1573-74), Mediterranea ricerche storiche, Palermo, 2011.

4 Sul sequestro dei beni alla Compagnia di Gesù si vedano F. Renda, Bernardo Tanucci e i beni dei Gesuiti in Sicilia – in Politica e Storia Raccolta di Studi e Testi, G. De Rosa (a cura di) n. 33 – Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 1974; F. Renda, Soria della Sicilia dalle origini ai giorni nostri, Vol. II, Sellerio, Palermo, 2003, p. 723.

5 Cfr. O. Cancila, Storia dell’Università di Palermo dalle origini al 1860, Laterza, Roma-Bari, 2006, p.35.

6 Sulla Regia stamperia si veda R. Lentini, Typis Regiis La Reale Stamperia di Palermo tra privativa e mercato (1779-1851), Palermo University Press, Palermo, 2017.

7 G. C. Argan, Storia dell’arte italiana Dal Manierismo al Neoclassicismo, Sansoni, Firenze, 2008, p. 129.

8 A. Patanè, I viaggi della neve Raccolta, commercio e consumo della neve dell’Etna nei secoli XVII-XX, Mediterranea Ricerche Storiche, Palermo, 2014, p. 15.

9 Ivi, pp. 16-17.

10 Uno degli investitori che vengono citati da Antonio Patanè è il sacerdote Don Giuseppe Milone. Cfr. A. Patanè, p. 29.

11 Informazioni sulla carriera e gli anni del viceregno (1606-1610) di Juan Gaspar Fernandez Pacheco y Zuniga, V marchese di Vigliena e d’Escalona vengono descritti in G. E. Di Blasi, Storia cronologica dei vivere, luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia, Stamperia Oretea, Palermo, 1842, pp. 275-283.

12 Sul monumento e la statua di Filippo V, si veda R. Cancila, Palcoscenici del mondo nella Palermo barocca. L’universalismo della monarchia spagnola, Palermo University Press, Palermo, 2018. 

13 Cfr. S. Di Matteo, G. Fanelli, S. La Barbera, D. Malignacci, M. C. Ruggieri Tricoli, M. A. Spadaro (a cura di), trad. P. Loturel (francese), D. Gailor (inglese), R. Bühlmann (tedesco), Fotografie E. Magno (a cura di), Planimetrie E. Sindoni, A. Caltagirone (a cura di), Palermo Storia E Arte, cit., pp.103-104. Cfr. anche G. Chiesa, La Sicilia illustrata nella storia dell’arte, nei paesi con 336 incisioni, Saggio introduttivo di M. Ganci, Vito Cavallotto Editore, Palermo, 1980, p. 526.

 

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