Il Rettore, Fabrizio Micari, chiude così la due giorni dedicata alla Shoah, per la prima volta in Italia nel ricordo di quei giovani tagliati fuori durante il fascismo

Rilegge il discorso che il suo predecessore Giuseppe Maggiore, tenne ad apertura dell’anno accademico 1938-1939 e chiede scusa. Fabrizio Micari non usa mezzi termini per esprimere «un profondo senso di vergogna per tutti quegli studenti ebrei che vissero la drammatica e oscena esperienza che li costrinse ad interrompere i propri studi a causa delle leggi razziali». È alla memoria di Josef Izaak Lewszstein, giovane medico laureatosi nell’ateneo palermitano, e agli altri suoi colleghi, che l’Università intitola allo Steri una targa commemorativa.

«Nessun’altra università italiana ha dedicato il Giorno della Memoria agli studenti. Il segnale che lancia oggi Palermo è di monito per l’Italia intera», afferma il vicepresidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Giulio Disegni. 

Palermo diventa così la prima città universitaria che vive la Shoah nel ricordo dei suoi giovani laureandi perseguitati, grazie alla ricostruzione dell’archivio storico di ateneo che ne ha tracciato i percorsi di studio fin dove è stato possibile. Le carte ritrovate hanno portato alla luce le vite di almeno sessanta ragazzi di origine ebrea.

Indifesi, oltraggiati  e bloccati nel proprio percorso di crescita con il divieto di andare a scuola di ogni ordine e grado. È ancora vivo il ricordo della senatrice Liliana Segre della mattina dell’1 ottobre 1938: il padre la svegliò per comunicarle che da quel giorno non avrebbe più potuto frequentare la scuola. Fu uno dei momenti più brucianti.  

Ripercorre la storia di quegli anni, Giulio Disegni. E lancia la proposta di cambiare l’intitolazione delle scuole a Vittorio Emanuele III. «È inconcepibile – dichiara – che una città come Palermo possa ancora avere ben due istituti a chi ha consegnato le sorti del Paese a Mussolini». Da quelle scuole offese riparte la sfida dell’eguaglianza per una società senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, così come recita l’articolo 3 della Costituzione. 

«Quella di quest’anno è una lezione di libertà che viene dall’università di Palermo – osserva il sindaco Leoluca Orlando – per potere affermare che la nostra è una città finalmente libera dalla paura». 

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