Noi siamo abituati a vedere la televisione come un semplice elettrodomestico. Quest’oggetto, che ormai è entrato nelle case di ognuno di noi, in realtà è lo strumento più potente di manipolazione di massa, direi meglio, d’ipnosi di massa.

Manipolazione in tv: come i media finanziano programmi “per non farci pensare”

È uno strumento utile all’establishment il quale – mediante la realizzazione di programmi di studio scolastici, notiziari, prodotti cinematografici, talk show, con una operazione che definirei scientifica – persegue la finalità di distrarre, disinformare e confondere il grande pubblico cui questi programmi sono destinati, per renderlo impotente nei confronti del potere.

Il noto regista televisivo Sergio Colabona, ideatore di programmi di successo sia per la Rai che per Mediaset, in una intervista-denuncia dell’aprile 2009, rilasciata all’emittente televisiva  Napoli TV, ha posto in luce il fenomeno di cui sopra. Ha infatti affermato: “Attenzione a tutti quei messaggi che noi registi televisivi vi diamo perché non sono quasi mai la realtà.

Vi vogliamo far credere che la realtà sia quella che vi raccontiamo attraverso i nostri programmi ma non è proprio così. Dietro le quinte dei programmi si sta facendo una televisione che obiettivamente ci sta portando tutti quanti al degrado culturale (…). Accettiamo tutti quanti di stare dentro un sistema cui non abbiamo il coraggio di opporci e che ci fa comodo. Comunque parliamoci chiaro, ci danno i soldi per non farvi pensare”.

Parole pesanti, soprattutto perché provenienti dall’ideatore di programmi  particolarmente popolari tra cui Affari tuoi, L’eredità, La fattoria, La prova del cuoco, Il treno dei desideri (la versione italiana del Grande fratello). E non è senza significato che programmi come Il grande fratello o Chi vuol essere milionario siano espressione di banche e poteri finanziari.

Così, ad esempio, la Endemol, che produce Il grande fratello, è una società di proprietà della banca d’affari Goldman Sachs, della Cyrte e di fondi tra i quali si possono citare Apollo, Centerbridge, Rbs, Lamco (ex Lehman), (Daniele Lepido, Mediaset esce da Endemol, Il sole 24 ore, 3 aprile 2012). Spesso è proprio l’élite finanziaria a mettere in circolo notizie distorte e idee fuorvianti che finiscono per essere assimilate da noi rappresentandoci un mondo televisivo che, come osservato da Colabona, finisce, per la massa, per divenire l’unica realtà.

Come osserva Marco Pizzuti: “La televisione viene utilizzata dalla finanza internazionale per manipolare l’opinione pubblica,  […] e in tale sistema concepito per dare l’illusione che sia il popolo a governare, i mass media svolgono una indispensabile funzione di controllo mentale e i contenuti della produzione televisiva rivolta alla popolazione sono praticamente tutti uguali per quanto concerne le informazioni da censurare, da deformare o da inventare appositamente” (Marco Pizzuti, “Rivoluzione non autorizzata”).

Televisione: fabbrica della manipolazione mentale per distruggere il pensiero critico

Si può dire allora che la televisione sia una fabbrica della manipolazione mentale che serve solo a distruggere il pensiero critico, per indicare alla massa cosa deve pensare, cosa mangiare, cosa acquistare, cosa è giusto e cosa è sbagliato.

I poteri forti vogliono ad ogni costo controllare e a tale scopo utilizzano tv, media e ogni mezzo che possa essere utile alla manipolazione mentale. I mezzi di comunicazione di massa quindi sono degli strumenti particolarmente efficaci per consentire a questi poteri di manipolare la collettività.

Deve riconoscersi che quasi tutti noi siamo sovrastati da un colossale sistema mediatico nel quale un ruolo fondamentale hanno la radio,  la televisione e la stampa che in maniera subdola determinano o comunque influenzano  le nostre credenze dicendoci cosa e come pensare.

Secondo uno studio condotto da Sipra, Rai e Starcom Mediavest Group, un cittadino medio passa circa quattro ore e mezzo al giorno davanti alla tv e il 45% degli italiani si affida a un solo mezzo d’informazione; di questi, la quasi totalità, il 93%, scegle la tv. Tra i media preferiti, al secondo posto, vi è la radio mentre al terzo Internet. Ormai l’assuefazione a questo bombardamento informativo finisce con il creare una vera e propria dipendenza e una crisi di astinenza nel caso in cui non si possa accedere a questi mezzi di informazione. 

Ma quello che più colpisce è come, non soltanto in Italia ma nel mondo, il 90% delle informazioni che ci vengono propinate è prodotto da un ristretto numero di operatori.

A cosa devono la loro forza i mass media?

Ciò che dà forza ai mezzi di comunicazione è poi la convinzione da parte delle masse della loro autorevolezza per cui nessuno, in linea di massima, si permetterebbe di mettere in dubbio l’autenticità di una notizia che sia data da un telegiornale o da un quotidiano. Che così finisce con lo stabilire ciò che per noi è importante e ciò che non lo è.

Se la tv o i giornali non parlano di qualcosa per l’opinione comune si tratta allora di qualcosa che non è importante. Quante volte abbiamo sentito una frase del tipo:Se questo che dici fosse vero ne avremmo sentito parlare in televisione”? 

A questo punto viene da chiedersi se vi sia la speranza di un risveglio di massa su scala mondiale. Io credo che non vi sia alcuna speranza finché i giovani continueranno a trascorrere molte ore davanti a un computer o a usare i social network o a giocare ai videogame in maniera massiccia, sacrificando molto tempo prezioso che potrebbe invece essere utilizzato per instaurare rapporti reali e non virtuali con le persone.

Ciò, peraltro, fa sì che l’élite mondiale che detiene il controllo dei mezzi d’informazione abbia tutto l’interesse a favorire e sfruttare la società digitale, il che le consente di distrarre la popolazione e controllare il flusso dell’opinione pubblica.

I mass media e il gossip

I media, spesso, concentrano la loro attenzione sul gossip che riguarda una qualche celebrità o sullo scontro tra politici di diversi schieramenti, ma ignorano gli eventi importanti che avvengono nel mondo. Un esempio è dato dal totale blackout sulle notizie che riguardano le riunioni annuali del gruppo Bilderberg. Sembra che alcuni direttori di giornali vi partecipino, ma nessuno viene a conoscenza di tali riunioni. Anzi, sarà qualificato come cospirazionista colui che intenda sollevare la questione su questi temi.

In fondo, molti programmi televisivi sono funzionali e favoriscono il processo di globalizzazione in corso perché finiscono per determinare un appiattimento ideologico delle masse che sono indotte a un’unica forma di pensiero privo di qualsiasi qualità, con la conseguenza dell’eliminazione di ogni diversità culturale, l’obiettivo che si prefigge la globalizzazione.

Più il pubblico è stupido e privo di senso critico, più è facile da dominare.

Il ruolo della pubblicità televisiva

Vance Packard, giornalista e studioso americano, nel suo libro “I persuasori occulti“ trattò il tema della manipolazione della mente dei consumatori mediante messaggi pubblicitari che facevano ricorso a tecniche psicologiche per indirizzare le scelte di acquisto.

E, a proposito dell’influsso della pubblicità televisiva sul pubblico statunitense, mise in evidenza il fatto che alcuni inserzionisti si lamentavano dell’elevata qualità dei programmi televisivi (erano gli anni Cinquanta) perché, negli intervalli in cui venivano trasmessi gli inserti pubblicitari, i telespettatori parlavano tra loro del programma…

Ma come possiamo tutelarci da tutto ciò? Io credo che ogni qualvolta ascoltiamo un telegiornale, leggiamo una notizia o assistiamo a un talk show, sia fondamentale rivendicare la nostra autonomia, l’indipendenza e la fiducia in noi stessi, elementi essenziali nell’approccio alla manipolazione.

In altri termini non dobbiamo limitarci a fare ciò che altri ci dicono dovremmo fare, ma informarci con tutti i mezzi che oggi abbiamo a disposizione (internet, libri, riviste specializzate) sì da potere fare scelte costruttive e consapevoli. Non dobbiamo essere vittime di una “multinazionale” ma con senso critico valutare se possiamo trarre vantaggi dai prodotti di una multinazionale o se dobbiamo imparare a evitarli quando sono nocivi.

In definitiva dobbiamo imparare a fare scelte costruttive e a vivere all’insegna del rispetto di noi stessi.

 

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Girolamo Alberto Di Pisa
Entrato in magistratura nel maggio 1971 è stato destinato con funzioni di Pretore, della Pretura mandamentale di Castelvetrano, (provincia di Trapani) zona ad alta densità mafiosa. Nel 1976 è stato trasferito alla Procura della Repubblica di Palermo con funzioni di Sostituto Procuratore dove, come componente del c.d. “Pool antimafia”, si è occupato prevalentemente di indagini e processi riguardanti la criminalità mafiosa e reati contro la pubblica amministrazione. Nel 2003 ha ricoperto l’incarico di Procuratore della Repubblica di Termini Imerese fino al 2008 anno in cui è stato nominato Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala. Nel gennaio del 2016 è andato in pensione. Attualmente ricopre l’incarico di Commissario Straordinario del libero consorzio comunale di Agrigento.

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