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Squarcialupo: tribuno del popolo o agente provocatore?

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La via Squarcialupo si innesta nel Largo Cavalieri di Malta e, costeggiando il Conservatorio Bellini e la chiesa di San Giorgio dei Genovesi, si immette in Via Cavour all’altezza della piazza XIII vittime. Ovviamente se chiedete a un passante notizie su questo personaggio (ho provato) vi daranno risposte fantasiose ma molto lontane dalla realtà storica. La scelta di dare il nome di Squarcialupo a questa strada è esplicitata da una lapide apposta al portale del conservatorio Bellini e che è stata compilata dallo storico Isidoro La Lumia: «Qui nell’antica chiesa della Nunciata oggi distrutta Giovanni Luca Squarcialupo e i compagni di lui il dì 8 settembre 1517 pagarono col sangue presso gli altari un tentativo infelice di cittadina riscossa».

Le informazioni contenute nella lapide ci danno delle precise coordinate spazio temporali: siamo a Palermo nel settembre del 1517, nella chiesa dell’Annunziata nei pressi della Porta San Giorgio dove la rivolta promossa da Giovanni Luca Squarcialupo viene stroncata nel sangue. La motivazione che dà origine alla rivolta è molto generica e fa riferimento a un tentativo infelice di cittadina riscossa. Il La Lumia attribuisce allo Squarcialupo, giovane e sfortunato tribuno la elevazione e la tempra d’un liberatore e d’un rinnovatore politico. La descrizione dell’agguato organizzato da Nicolò Bologna, da Pompilio Imperatore e da Pietro D’Afflitto è descritto con vivaci pennellate: colpi di pugnale, gole trafitte, fumanti cadaveri, sacerdote che sviene per il sacrilegio. Una interpretazione romantica di una rivolta, da La Lumia interpretata come popolare, sulla quale costruisce il mito del giovane tribuno Squarcialupo.

In realtà la visione romantica disegnata nelle pagine del La Lumia e sintetizzati nei 204 caratteri della lapide non corrisponde alla realtà dei fatti. Dal 1516 al 1523 la Sicilia fu segnata da tre rivolte: rivolta contro il Moncada, congiura e rivolta dello Squarcialupo e congiura dei fratelli Imperatore. Tre momenti che segnano una svolta degli assetti politici siciliani nei confronti della corte asburgica, caratterizzata dalla contrapposizione tra la vecchia aristocrazia di origine feudale e gli esponenti delle amministrazioni comunali delle città demaniali. Giovan Luca Squarcialupo nel 1517 si mette a capo di una rivolta popolare che culmina nell’eccidio di diversi componenti del Sacro Regio Consiglio e che da Palermo si diffonde in diversi centri della Sicilia. Aristocrazia di origine feudale, “ceto borghese” gestore del potere nelle città demaniali, plebi urbane e contadine sono i protagonisti di questa rivolta. Squarcialupo è non già un tribuno del popolo bensì un agente provocatore che, diventato ingombrante, deve essere eliminato fisicamente. Una delle spade che lo trafiggono è impugnata da Pompilio Imperatore che avrebbe gestito un tentativo, per conto del vicerè, di corrompere lo stesso Squarcialupo con un versamento di 100 onze.

 

(immagine tratta dal sito www.amopalermo.com)

 

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Ninni Giuffrida
Professore associato di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di palermo. La sua attività scientifica ha affrontato diverse tematiche di storia economica, politica e sociale che caratterizzano la proiezione mediterranea ed europea della Sicilia tra il XV e il XX secolo. Fra essi si segnalano i risultati di una indagine su la storia della finanza pubblica siciliana e su l’evoluzione e il funzionamento delle reti del credito. È autore di oltre 100 pubblicazioni in riviste scientifiche e di settore, tra le quali si segnalano: Considerazioni sul consumo della carne a Palermo nei secoli XIV e XV (Roma,1975); Grano contro Ebrei. Un'ipotesi per il riequilibrio della bilancia commerciale siciliana al momento dell'esodo (1492) (Palermo, 2006); Monografie: La Sicilia e l'Ordine di Malta (1529-1550) La centralità della periferia mediterranea (Palermo, 2006); La finanza pubblica nella Sicilia del ‘500 (Caltanisetta-Roma, 1999).