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Putin 4 volte Presidente.

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Vladimir Putin ha stravinto le elezioni presidenziali russe del 18 Marzo 2018.
La quarta conferma alla guida del paese euroasiatico ha assunto caratteri trionfali con una percentuale stratosferica di voti, il 76,69%, quasi 65 punti di distacco dal suo principale avversario, il comunista Pavel Grudinin rimasto fermo all’11,77%.
Ma il vero dato che impensieriva Putin non era tanto la sua vittoria personale, praticamente scontata, quanto il livello d’affluenza, assestatosi al 67,53%. Risultato da ritenersi più che soddisfacente per gli standard di un paese ex-sovietico.

E’ abbastanza evidente che il processo elettorale russo è stato condizionato in parte da brogli e dal monopolio governativo dei principali mezzi d’informazione. Tuttavia questi elementi da soli non spiegano l’eccellente risultato di Putin, chiara espressione della volontà del popolo russo che vuole essere governato da un leader che trasmette un’immagine di forza e risolutezza.

Una buona fetta dell’opinione pubblica dei paesi occidentali stenta a comprendere le ragioni di questa scelta, chiedendosi come i russi possano dare fiducia ad un capo di stato che ai loro occhi rappresenta un pericoloso autocrate con ambizioni espansioniste. Un leader che a detta di molti, pur di garantire la sua permanenza al potere, non si sarebbe fatto scrupoli a limitare le libertà fondamentali e ad eliminare fisicamente i suoi principali avversari, l’ultimo dei quali sarebbe l’ex spia Sergei Skripal, avvelenato recentemente nel Regno Unito dove era fuggito anni prima.

Questo enigma si scioglie facilmente se ci si addentra nel contesto in cui era vissuta la Russia dopo la fine dell’Unione Sovietica.
Il giorno della sua ascesa al potere, il 31 Dicembre 1999, Putin aveva di fronte a sé un paese sull’orlo del baratro. La Russia infatti era finanziariamente disastrata a causa delle privatizzazioni selvagge attuate durante la riconversione economica al sistema capitalista, delle quali avevano beneficiato principalmente i cosiddetti “oligarchi”; questi poco onorevoli personaggi non erano nient’altro che una cricca di boss mafiosi che avevano predato porzioni consistenti del patrimonio pubblico a prezzi stracciati. Tutto questo avveniva nella cornice di un sistema politico corrotto fino al midollo ed incapace di dare un minimo di stabilità ad uno stato che sembrava prossimo a disgregarsi a causa del conflitto separatista in Cecenia.

In tempi relativamente brevi Putin riuscì a ribaltare la situazione, risanando la situazione economica , creando un crescente benessere presso strati sempre più ampi della popolazione, limitando lo strapotere degli oligarchi e chiudendo il conflitto ceceno, seppure quest’ultimo si sia concluso con un prezzo di sangue altissimo e numerosi di crimini di guerra.

Per tale motivo a giudizio di una gran parte dei suoi concittadini Putin risulta un salvatore della patria, ritenendolo il restauratore del prestigio di uno stato caduto in disgrazia, che ha favorito il risveglio delle ambizioni di superpotenza di un popolo come quello russo che ha sempre manifestato un accentuato nazionalismo.
Tutto questo ha portato col mettere in secondo piano gli evidenti limiti che la Russia ha mantenuto a livello di libertà d’espressione e pluralismo politico. Tuttavia la preoccupazione dei paesi occidentali riguardo questi temi appare il più delle volte strumentale, nascondendo semplicemente il puro e semplice timore che gli equilibri mondiali post-1989 possano venire scardinati.

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