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Porajmos: il genocidio dei Rom e dei Sinti.

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Durante la commemorazione per la giornata della memoria, dedicata alle vittime dell’olocausto, passa spesso in secondo piano quello che dopo l’appunto citata Shoah ( e qualche altro esempio di pulizia etnica che per adesso eviteremo volutamente di affrontare) è il genocidio della minoranza Rom e Sinti conosciuto nella cultura degli stessi come Porajmos, traducibile in italiano con “grande devastazione” e che secondo numerosi storici ha provocato qualcosa come 500.000 vittime.

Sin dal 1899 a Monaco di Baviera esisteva un centro di studi e controllo degli “zingari” sul territorio tedesco con lo scopo di monitorare e identificare la presenza di tale etnia all’interno dei confini dello Stato tedesco al fine di omologarla e assimilarla.
Il punto di rottura vero e proprio però è il 1935, due anni dopo l’insediamento di Adolf Hitler alla cancelleria tedesca, data in cui viene affidato dal ministero della salute  l’incarico di “condurre una approfondita valutazione biologica su tutti gli zingari” al medico e psicologo Robert Ritter che fondò il Centro Ricerche per l’Igiene e la Razza. Alla base delle folli ricerche di Ritter esisteva l’interesse di dimostrare il legame tra criminalità ed ereditarietà.
Tale studio portò in un primo momento, all’internamento degli “zingari”, poiché vennero inquadrati come elementi “asociali”, esterni alla società “normale”; successivamente furono classificati come “razza inferiore” e minaccia per la purezza della razza ariana. Vennero attuate delle politiche di restrizione della libertà personale arrivando sino all’atroce provvedimento della sterilizzazione, giustificato dai vertici politici tedeschi come un atto tendente ad “ evitare il proliferare della razza zingara”. Fu così, che nell’ambito della “soluzione finale” i Rom ed i Sinti vennero deportati nei campi di sterminio ( dopo l’invasione Tedesca la Polonia divenne la prima meta per la deportazione di Rom e Sinti; nello specifico nei campi di sterminio di Treblink Belec, Sobibor e Majdanek) dove venivano immediatamente condotti alle camere a gas o dove i più “fortunati” finivano, è il caso di  Auschwitz, tra le grinfie del dottor Mengele, noto ai posteri come “L’Angelo della Morte”, diventandone le cavie per gli esperimenti.

Non andò meglio ai Rom e Sinti nel territorio italiano, la politica del governo fascista era più incentrata sull’espulsione dello “zingaro straniero” (ovviamente per quelli italiani era comunque previsto l’internamento).
La problematica principale nello studio del Porajmos e quasi sicuramente nella sua sottovalutazione risiede in due principali cause.
La prima è prettamente legata alle fonti e ad una cultura come quella Rom legata alla tradizione orale che comporta uno sforzo maggiore nella ricostruzione storica. La seconda causa è sociale: senza distaccarsi troppo dall’attualità, anche oggi, la cultura Rom e Sinti viene attaccata ciclicamente dal partito reazionario sovranista di turno, quindi non è un esercizio mentale troppo complesso rendersi conto che a Norimberga non tutti ebbero giustizia.

Per approfondire:

  • Giovanna Boursier, Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale (abstract), in Studi Storici, Anno 36, nº 2, Roma, Fondazione Istituto Gramsci, aprile-giugno 1995, pp. 363-395. Testo online: Lo sterminio degli zingari durante la seconda guerra mondiale, su Storia XXI secolo, Anpi Roma.
  • Giorgio Giannini,Vittime dimenticate. Lo sterminio dei disabili, dei Rom, degli omosessuali e dei testimoni di Geova, Nuovi Equilibri Editore, Viterbo 2011

https://www.ushmm.org/it Sito ufficiale dello “United State Holocaust Memorial Museum”

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