A partire dagli anni ’30 del Settecento e soprattutto negli anni ’40 e ’50, Palermo si trova al centro di una “competitività culturale”, che coinvolge pure altri ordini religiosi quali i benedettini, i domenicani e spesso anche i francescani(10).

La concomitante domanda vertiginosa, negli anni ’30, di nuovi istituti culturali e di educazione della classe dirigente isolana determina l’apertura di numerose biblioteche e scuole sia laiche, che ecclesiastiche. La nascita del Collegio dei Nobili, attiguo al Collegio Massimo di Palermo, l’istituzione del museo Salnitriano e la formulazione della nuova Ratio Studiorum(11) sono probabilmente da ricollegare a tale “rivoluzione culturale”, che si verifica in Sicilia e sono la risposta della Compagnia alle critiche degli intellettuali siciliani, che l’accusano di impartire un’educazione superata con metodi arretrati. Lo scontro si gioca in ambito educativo-filosofico-dottrinale, avendo come obiettivo la formazione dei giovani rampolli della nobiltà palermitana.

La Ratio atque institutio studiorum Societatis Jesu (fig. 5) è un ordinamento degli studi che presiede all’attività pedagogica e scolastica dei collegi gesuitici. Nel corso dei secoli viene più volte aggiornata ed adeguata alle nuove esigenze didattico-educative ed al periodo storico. Si presenta molto dettagliata nello spiegare come organizzare le giornate degli studenti, come si debbano tenere le singole lezioni, come gestire le vacanze ed il tempo libero. Tra i principi didattici sono fondamentali le ripetizioni, le disputationes in pubblico e l’approfondimento culturale, affidato alle cosiddette “accademie”: associazioni di studenti più meritevoli, riuniti per classi.

È probabile, tra l’altro, che proprio la Ratio sia la chiave per comprendere meglio l’organizzazione non solo del collegio, ma anche dello stesso museo. Anche il trasferimento a Palermo del Lupi, docente di filosofia, nel 1733 per ricoprire la carica di Prefetto del Collegio dei Nobili induce ad associare il collegio al museo gesuitico(12).

Dopo essere giunto da Roma, il Lupi, appassionato di antichità (soprattutto di epigrafia e di numismatica), instaura un importante rapporto di collaborazione con il fondatore del museo Ignazio Salnitro(13). In molte occasioni il Prefetto si interessa di arricchire il museo di nuovi oggetti, alcuni dei quali provenienti da Roma. 

La comune passione per l’antichità è testimoniata da una corrispondenza epistolare. Una delle lettere, che alimentano tali relazioni, è inclusa nell’epistolario del 1785, citato prima insieme ad altre lettere e dissertazioni scritte dal Lupi a vari eruditi dell’epoca(14). Nella lettera, inviata al Salnitro il 9 ottobre del 1737 (un mese prima della morte, avvenuta il 3 novembre dello stesso anno), il Prefetto si riferisce alle sue condizioni di salute e segnala un mattone con sigillo impresso proveniente da Roma, da studiare e collocare all’interno del museo palermitano. 

La conoscenza di certi presupposti culturali offre una più appropriata ed esauriente interpretazione delle iscrizioni, della loro collocazione e dell’organizzazione spaziale del museo Salnitriano settecentesco. Nulla è casuale, ma anzi ogni cosa ha una valenza filosofico-pedagogica riconducibile alla rivalità culturale in atto. 

Il visitatore che si trova di fronte alla prima iscrizione esterna del museo (“Techno-physio-tameum” = “tesoro di arte e natura”) crede di accedere all’interno di una Kunst und Wunderkammer (“Camere delle meraviglie”): ma, una volta varcata la soglia d’ingresso, la seconda iscrizione (“Physicae ac Philologiae incremento anno 1730”), ubicata di fronte, chiarisce le reali finalità didattico-pedagogiche e la data di fondazione del museo. Il Salnitriano viene istituito “ad incremento della Fisica e della Filosofia”(15), cioè finalizzato al progresso scientifico. Tra gli anni ’40 e ’50, infatti, all’interno del Collegio Massimo vengono compiuti importanti esperimenti scientifici(16). L’iscrizione, quindi, rappresenterebbe quasi il “manifesto programmatico” della Compagnia e del museo Salnitriano(17).    

I due termini latini (Physica e Philologia) indicano le Scienze naturali (Physica) e le Scienze letterarie (Philologia), in linea con le esigenze culturali degli insegnamenti gesuitici del Collegio Massimo, che abbracciano, per quanto possibile, quasi tutto lo scibile umano (materie scientifiche e letterarie), e con la funzione museale e rappresentativa del Salnitriano. 

Il museo, infatti, non solo viene istituito per servire come sussidio didattico-culturale alle scuole gesuitiche esistenti presso la Casa della Compagnia (Physicae, ac Philologiae incremento anno 1730), ma anche come una anomala Kunst und Wunderkammer (Techno-Physio-Tameum), che contiene intrinsecamente quel simbolismo neoplatonico presente in altre analoghe istituzioni come il museo Kircheriano, nelle quali si vuole ricreare in un microcosmo, il macrocosmo dell’universo(18). 

Le quattro personificazioni della Natura, dell’Arte, delle Antichità e delle Rarità ne completano il significato, specificandone ulteriormente quale sia la sistemazione interna dell’istituto. Alla classica distinzione del materiale raccolto nelle Wunderkammern in artificialia (arte) e naturalia (natura), così come enunciato nell’iscrizione esterna (“Techno-physio-tameum”= tesoro di arte e natura), si aggiungono, infatti, le antichità e le rarità(19).

Il legame tra le due istituzioni gesuitiche Collegio dei Nobili e museo Salnitriano è inscindibile: il museo è un sussidio didattico-gnoseologico per la futura classe dirigente palermitana, che sceglie di essere formata presso il Collegio Massimo dei Gesuiti. Ambivalente, quindi, è il significato metaforico delle due iscrizioni, rivolto sia ad un osservatore esterno (visitatore, viaggiatore, erudito, etc.), sia agli allievi delle scuole.

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Note

10 Per ulteriori notizie relative ai nuovi fermenti culturali che si sviluppano a Palermo ed allo scontro filosofico-dottrinale in atto in quegli anni tra i suddetti ordini religiosi cfr. Brigaglia-Nastasi, Tentativi, cit., I, pp. 155; Nigrelli, Controversie, cit., pp. 158-159; Graditi, Il museo ritrovato, cit., pp. 8-9; 24-26.

11 P. Nastasi, Di Filippo Arena, Domenico Scinà e dell’espulsione dei Gesuiti dalla Sicilia, in La cultura scientifica e i Gesuiti nel Settecento in Sicilia, Palermo, 1992, pp. 33-35; Graditi, Il museo ritrovato, cit., p. 25; Graditi, “L’idea originaria, cit., pp. 82-87. 

12 Lupi, Dissertazioni, cit., I tomo, pp. IX-XIV; Graditi, Il museo ritrovato, cit., p. 9.

13 Lupi 1785, I tomo, pp. IX-XIV.

14 Lupi 1785, II tomo, pp.149-150, lettera n. 21 “Al Padre Ignazio Maria Salnitro della Compagnia di Gesù. Sopra un antico sigillo    In primo luogo mi rallegro del miglioramento, che suppongo in V[ostra] R[everenza], e che ho sentito dire, quantunque ei sia minore del mio desiderio. Poi, per darle un biscottin dolce, le notifico esser venuto da Roma il frammento di mattone antico, col sigillo impressovi; e glielo mando………Questi son materiali di una lunga Dissertazione, che si potrebbe fare, ma che probabilmente io non farò“.

15  Graditi, Il museo ritrovato, cit., pp. 5-7.

16 Nigrelli, Controversie, cit., pp. 158-171.

17 Graditi, “L’idea originaria, cit., pp. 86-89.

18 R. Graditi, Techno-physio-tameum: un tesoro di arte e natura, in Dalla Domus studiorum alla Biblioteca centrale della Regione siciliana. Il Collegio Massimo della Compagnia di Gesù a Palermo, Palermo 2012, pp. 135-138.  

19 Graditi, Il museo ritrovato, cit., pp. 21.

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Archeologo e archivista, specialista in Museologia e Museografia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Ha collaborato con le Soprintendenze ai Beni Culturali e Ambientali di Bergamo, Bolzano, Catania, Campobasso, Messina, Palermo, Siena, Reggio Calabria, Roma, conducendo scavi, ricerche e allestimenti museali in molti siti. Ha pubblicato articoli e saggi sulle indagini condotte, tra cui Il sito fortificato medievale del Castellaccio di Campofiorito (con S. Vassallo, 2009); Il "Borgo" di età medievale e moderna del castello di Roccella (Campofelice di Roccella) (con S. Vassallo, 2017); Il castello dei Ventimiglia di Geraci Siculo (con S. Vassallo, 2018). Si è occupato del riordinamento e dell'inventariazione di archivi storici comunali. Ha scritto sulla Real Cantina borbonica di Partinico e sul territorio di Carini (le tre torri della Ciachea). I suoi vari interessi scientifici lo hanno condotto ad affrontare tematiche inerenti alla museologia storica ed al collezionismo tra il XVIII ed il XIX secolo, come la collezione etrusca Bonci Casuccini ed il museo gesuitico Salnitriano. Monografie: Il Museo Ritrovato. Il Salnitriano e le origini della museologia a Palermo (2003); La Fortificazione bizantina del Kassar. Relazione di scavo 2005 (con S. Vassallo, A. De Leo, S. Di Stefano, 2015). Attualmente collabora con il Polo Museale Archeologico di Palermo ed insegna Storia dell'arte presso Istituti di Scuola Secondaria di Secondo Grado.

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