Mercoledì scorso il Parlamento italiano ha approvato la riforma del MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Noto anche con l’acronimo ESM, derivante dal suo nome in inglese European Stability Mechanism, tale meccanismo è un’organizzazione intergovernativa europea che ha il compito di aiutare i Paesi europei in difficoltà economica e che negli ultimi anni è stata spesso oggetto del dibattito politico italiano.

Che cos’è il MES

Il Meccanismo Europeo di Stabilità, riporta il sito ufficiale, “è un fondo di salvataggio permanente costituito al fine di erogare prestiti ai paesi della zona euro in stato di difficoltà finanziaria”. Leggiamo ancora che “l’assistenza viene garantita, sotto stretta sorveglianza, se necessaria a salvaguardare la stabilità dell’intera zona euro e quella di ogni paese della zona Euro”. Tutti i Paesi che adottano l’euro come propria valuta sono tenuti a prendere parte al MES.

Fondato nel 2012 dai 17 Paesi che avevano allora adottato l’euro come valuta (oggi sono 19), il MES è guidato da un “Consiglio dei Governatori” composto dai 19 Ministri delle finanze dell’area Euro. Il Consiglio assume all’unanimità tutte le principali decisioni, incluse quelle in merito alla concessione di assistenza finanziaria ai paesi in difficoltà. Fanno parte del MES anche un direttore generale (che ha diritto di voto), il commissario europeo agli Affari economico-monetari e il presidente della BCE, questi ultimi due come osservatori. La sede dell’organizzazione si trova in Lussemburgo.

Il MES ha un capitale sottoscritto pari a 704,8 miliardi, di cui 80,5 sono stati versati, con una capacità di prestito pari a 500 miliardi.  Viene finanziato dai singoli Stati membri con una ripartizione percentuale in base alla loro importanza economica: ad esempio, la Germania contribuisce per il 27,1 %, seguita dalla Francia con il 20,3% e dall’Italia con il 17,9%.

Come funziona il MES

L’articolo 3 del suo trattato istitutivo definisce le modalità d’azione del MES. Le fasi previste sono tre:

  1. Lo Stato in difficoltà avanza una richiesta di assistenza al presidente del Consiglio dei governatori del MES.
  2. In seguito, il MES chiede alla Commissione europea di valutare le condizioni economiche del Paese che ha richiesto gli aiuti. È in questa fase che la Commissione, insieme con la Banca Centrale Europea (BCE), valuta se la crisi di quel Paese può mettere a rischio anche in resto dell’eurozona.
  3. A seguito di questa valutazione, se l’intervento è ritenuto necessario, il MES agisce attraverso vari strumenti, soprattutto prestiti.

Perché se ne parla in questi giorni: la riforma del Meccanismo

A fine novembre l’eurogruppo, ovvero il corpo informale che riunisce i ministri dell’economia e delle finanze dei Paesi componenti l’eurozona, ha approvato la riforma del MES, una riforma in corso di discussione già dal 2018. Fra gli aspetti che la caratterizzano, riportiamo i due più importanti:

  • Con le nuove regole presentate nella proposta di modifica, la procedura per ottenere le linee di credito verrebbe semplificata. Allo stato attuale, infatti, l’accesso a una linea di credito prevede la sottoscrizione di un memorandum of understanding, un memorandum di intesa in cui vengono poste delle condizioni (saranno illustrate brevemente nell’ultimo paragrafo di questo articolo). Con la riforma, invece, si prevede che l’accesso a una prima forma di linea di credito sia possibile senza memorandum ai Paesi che risultano in regola con le disposizioni europee di finanza pubblica. Per tutti gli altri Stati c’è la Enhanced conditioned credit line (Eccl), che invece richiede il memorandum e comunque delle condizioni.
  • L’introduzione del cosiddetto backstop per il “Fondo di risoluzione unico”, un fondo finanziato dalle banche europee che serve ad aiutare istituti finanziari in difficoltà. Con l’introduzione del backstop il MES potrà erogare a questo fondo  fino a 55 miliardi.

Perché il MES viene criticato

Abbiamo visto fin qui che tutti i Paesi dell’eurozona contribuiscono a finanziare il MES e che, se in difficoltà, possono richiederne l’intervento: in passato, il MES è stato attivato per la Grecia, la Spagna, il Portogallo, l’Irlanda e Cipro.

I Paesi che fanno ricorso al MES devono impegnarsi in delle riforme che hanno portato il MES a essere presentato, strumentalmente, da diversi partiti politici italiani come uno mezzo per imporre misure drastiche e per portare i Paesi più in difficoltà a cedere parte della loro sovranità.

In realtà, i criteri che servono a garantire l’erogazione dei prestiti da parte del MES sono riassumibili in misure che mirano:

al consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica per ridurre i costi della pubblica amministrazione e migliorarne l’efficienza, e parallelamente aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali;

alle riforme strutturali, con l’adozione di misure di stimolo alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla competitività;

alle riforme del settore finanziario, con misure destinate a rafforzare la vigilanza bancaria o, se necessario, a ricapitalizzare le banche, che è ad esempio quanto accaduto quando l’intervento del MES è stato richiesto dalla Spagna.

Per quanto riguarda il nostro Paese e come questo verrebbe eventualmente toccato da una riforma del Meccanismo, ad aprile, quando l’eventuale approvazione da parte dell’Italia della riforma del MES era già oggetto di polemiche, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, aveva sottolineato come “queste decisioni non investono in alcun modo l’utilizzo del MES, è cosa distinta dalla scelta se utilizzarlo o meno”.

La riforma del Meccanismo richiede ovviamente l’approvazione dei governi di tutti i Paesi membri dell’eurozona, nonché la ratifica parlamentare di ciascuno Stato. In sintesi, questo vuol dire che la sola approvazione della riforma del Meccanismo da parte del governo italiano la scorsa settimana non implica in alcun modo l’utilizzo del Meccanismo stesso.

Fonti:

https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2020/11/30/statement-of-the-eurogroup-in-inclusive-format-on-the-esm-reform-and-the-early-introduction-of-the-backstop-to-the-single-resolution-fund/

https://www.esm.europa.eu/about-esm/esm-reform

https://www.esm.europa.eu/explainers

https://www.esm.europa.eu

https://www.bancaditalia.it/media/fact/2019/mes_riforma/index.html

https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/financial-assistance-eu/funding-mechanisms-and-facilities/european-stability-mechanism-esm_it

https://www.internazionale.it/bloc-notes/alessandro-lubello/2019/12/06/fondo-salva-stati

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Ivan Scuderi
palermitano, vive e lavora a Bruxelles da 4 anni. Conseguita la laurea triennale in Comunicazione internazionale presso l’Università di Palermo con una tesi sulle conseguenze della crisi economica del 2008 sul mondo del lavoro in diversi paesi europei, porta a termine la sua formazione con un Master in Scienze Politiche presso l’Université Libre de Bruxelles, con un lavoro teso a investigare la connessione fra politiche euroscettiche e attaccamento all’Unione Europea in alcuni Stati membri.

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