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Memoria biopsichica e memoria storica

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Già con Freud la riflessione sulla memoria ha assunto un ruolo di straordinaria importanza nell’evoluzione del pensiero del padre della psicoanalisi. In estrema sintesi per Freud la memoria è una delle principali caratteristiche del tessuto nervoso, un regolatore del rapporto tra mutamenti e permanenze nella nostra vita psichica. I residui mnestici, lasciati dai processi di eccitamento, costituiscono la base della memoria, ma sono distanti e distinti dalla coscienza. Il tempo della memoria non è dunque lineare e continuo, ma frammentario e discontinuo. La traccia mnestica può essere non solo ontogenetica, ma anche filogenetica, può affondare le sue radici nell’esperienza vissuta da generazioni precedenti. Ma l’eredità più importante lasciata da Freud alla biopsicologia successiva e alla ricerca delle neuroscienze è la seguente: ricordi e percezioni sono strutturati dalle emozioni. Così, forse ancora inconsapevolmente e allo stato embrionale, Freud si avvicinava alle teorie più recenti sul sistema limbico, sulle strutture interconnesse all’interno dell’encefalo. Ha scritto Rosenfeld: “La teoria freudiana avrebbe potuto fornire una comprensione del sistema limbico e del suo ruolo nelle funzioni cerebrali in generale più completa di quella fornita dagli studi neuro anatomici frammentari che vengono pubblicati oggi”.
Le neuroscienze hanno recato un ulteriore contributo nella direzione di una migliore comprensione della memoria ontogenetica e filogenetica. Confrontando i risultati freudiani con le più recenti acquisizioni neuroscientifiche è possibile stabilire non poche analogie tra le procedure della memoria biologica e quelle della memoria storica. E’ un tema che qui si propone in modo assai schematico ma che vorremmo fosse approfondito e dibattuto in questo blog. Evidenzio qui di seguito qualcuna delle analogie:
1) Il rapporto passato-presente. Tutti i processi della memoria hanno a che fare con questa dimensione. La dinamica dello svolgimento è comune al sistema nervoso e al processo storico: le scienze che li studiano sono scienze del mutamento.
2) Non linearità del tempo. Tempo biologico e tempo storico sono frammentati, discontinui, sono caratterizzati da durate differenti (breve, media, lunga).
3) Il contesto. Memoria biologica e memoria storica conferiscono senso in stretta dipendenza con il contesto. Ricordi ed emozioni fanno parte di esso. In questo senso la vita è storia e la storia è vita.
4) Il caso e la necessità. In un inestricabile intreccio dominano sia la scena biologica sia la scena storica.
Su queste basi si può costruire un nuovo sistema di relazioni tra le scienze del vivente.

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Aurelio Musi
Professore ordinario di Storia Moderna presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Salerno. Membro del direttivo della Società Salernitana di Storia Patria. Giornalista pubblicista. Collaboratore del quotidiano "La Repubblica". Ha svolto ricerche sulla storia delle istituzioni europee nell'età moderna, sul Mezzogiorno spagnolo, su problemi di metodologia e storia della storiografia. Ha fatto parte di organismi di ricerca internazionale (ESF, GISEM, ecc.)