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L’inatteso disgelo tra le due coree

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I test missilistici compiuti della Corea del Nord dal Febbraio al Novembre del 2017 sono stati tra gli eventi recenti che hanno suscitato maggiore preoccupazione presso l’opinione pubblica internazionale. Come conseguenza l’amministrazione statunitense di Donald Trump ha più volte alzato la voce contro le esercitazioni del regime comunista nordcoreano, generando una tensione crescente tra le due potenze nucleari che sembrava essere il preludio di una nuova guerra.

Invece, contro ogni pronostico, l’inizio del 2018 ha portato un’inattesa svolta nella politica estera del  leader nordcoreano Kim Jong Un. Il dittatore infatti si è mostrato almeno a parole disposto non solo ad interrompere i test e ad avviare la denuclearizzazione del paese, ma addirittura ha manifestato l’intenzione di riaprire le relazioni con gli storici nemici della Corea del Sud. Questo  stato occupa l’altra metà della penisola coreana e risulta da sempre alleato degli Stati Uniti e del resto del mondo occidentale; da quasi un anno è guidato del presidente Moon Jae-in, il quale fin dal suo insediamento ha manifestato un atteggiamento maggiormente conciliante nei confronti del regime di Pyongyang. Questa nuova situazione sembra aprire la via a prossime trattative bilaterali volte a scongelare i rapporti tra i due paesi separati dalla Guerra Fredda, i quali formalmente sarebbero ancora in stato di conflitto armato e quindi privi di relazioni diplomatiche vere e proprie, in quanto entrambi rivendicano la sovranità sull’intera Corea non riconoscendo l’altra parte come stato.

Tale situazione nasce della Guerra di Corea (1950-53), un devastante conflitto che fu proiezione della contrapposizione tra blocco statunitense e blocco sovietico, la cui più pesante eredità oggi è la Zona demilitarizzata, creata grazie alla mediazione delle Nazioni Unite, che divide in due la penisola lacerando pesantemente un intero popolo, ridotto a due metà le quali per molti anni sono state pressoché impossibilitate a sviluppare il benché minimo canale di comunicazione reciproco, soprattutto a causa dell’ermetica chiusura della Corea del Nord da quasi tutto il resto del pianeta. Questa drammatica separazione ha iniziato a stemperarsi solo dopo la caduta dell’Unione Sovietica, dando avvio ad un incerto e tormentato percorso di disgelo il quale, benché sia arrivato nel 2000 allo storico incontro degli allora presidenti Kim Jong-il e Kim Dae-jung, ha subito più volte brusche interruzioni.

Tutti i precedenti quindi sembrerebbero dare ragione a coloro che, soprattutto ai vertici del governo statunitense, dubitano della buona volontà di Kim Jong Un. Eppure non sono mancati gesti di importante valore simbolico che sembrano avviare nel migliore dei modi il nuovo corso diplomatico del regime nordcoreano. Il più importante di questi è stata la storica partecipazione della Corea del Nord alle olimpiadi invernali tenutesi lo scorso Febbraio a Pyeongchang in Corea del Sud, dove addirittura le delegazioni dei due paesi hanno sfilato assieme per la cerimonia d’apertura sotto un’unica bandiera neutra rappresentante l’intera penisola coreana.

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