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La storia ne Il Trono di Spade

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Tra poche settimane, Il Trono di Spade tornerà sugli schermi televisivi italiani quasi in contemporanea con la trasmissione negli Stati Uniti. Si tratta, ormai, per la serie fantasy della rete televisiva via cavo HBO, della sesta stagione con la certezza di un rinnovo anche negli anni a venire. Un traguardo di assoluto rispetto nell’effimero mondo delle serie TV anglosassoni. Un successo, tra l’altro, di gran lunga superiore a quello riscontrato dal romanzo da cui la serie trae spunto. A Song of Ice and Fire, infatti, oltre a essere ancora incompleto, si presenta di non facile lettura, diviso com’è in capitoli rigidamente character-driven e con continui flashback che ne confondono la narrazione. Anche lo stile dell’autore, George Martin, risulta ostico e poco scorrevole, per nulla paragonabile –rispetto ad altri ben noti autori fantasy- alla chiarezza espressiva di un Robert A. Salvatore o alla calda prosa di Margaret Weiss e Tracy Hickman.
Come spiegare allora l’attuale popolarità della serie di un genere che vanta un numero di appassionati relativamente ristretto? In primo luogo va osservato che l’ambientazione low fantasy, dove la magia gioca un ruolo tutto sommato limitato, ha contribuito a non alienare preliminarmente una parte del pubblico. Molto probabilmente, però, il successo della serie, al di là della bravura degli attori, è dovuto alla sua capacità di presentare, a un pubblico soprattutto anglosassone, uno scenario profondamente familiare. Westeros, la terra dove si svolgono gli eventi, da un punto di vista storico-geografico rassomiglia molto all’Inghilterra in un gioco di assonanze potentemente evocative. La Barriera, il muro di ghiaccio che protegge i regni meridionali dalla furia dei bruti, le popolazioni senza legge delle terre del nord, richiama alla mente il Vallo di Adriano, e più a sud il Mare Stretto, che separa l’isola dal resto del mondo, è un chiaro riferimento alla Manica.
Da una prospettiva “storica” invece, i Sette Regni nati a seguito dell’antica invasione di Westeros da parte degli Andali, sono altrettanti richiami agli Angli e ai regni, sette appunto, in cui venne inizialmente suddivisa l’Inghilterra alto-medioevale, mentre tutta la trama che si snoda lungo la faida tra i Lannister e gli Stark ricorda da vicino –non solo da un punto di vista fonetico- l’eco della sanguinosa contesa tra i Lancaster e gli York.
Del resto l’autore ha esplicitamente ammesso di essersi ispirato a eventi di storia reale (tratti dalla Guerra delle Due Rose, ma anche dalla contesa tra Armagnacchi e Borgognoni e la Guerra dei Cent’Anni, nell’articolo. L’enigmatico e folle re Aegon IV, padre della biondissima Danaerys, ad esempio, sembra una trasposizione di Enrico VI, il cui governo debole condusse allo scontro con gli York e alla guerra.
La serie dei paragoni storici potrebbe continuare a lungo (per approfondimenti consultare l’articolo del Daily Mail di Chris Pleasance) ed è nato addirittura un sito internet allo scopo di utilizzare gli spunti presenti nella serie televisiva per proporre al pubblico approfondimenti di carattere genuinamente storico History Behind Game of Thrones. D’altra parte, le assonanze non si limitano solo alla storia d’Inghilterra. Oltre il Mare Stretto, infatti, prima del continente di Essos, la città commerciale di Braavos, costruita su una serie di canali e sede della potente Banca di Ferro che finanzia le casate coinvolte nella guerra civile, appare chiaramente una raffigurazione della Venezia tardomedievale.

Parallelismo tra Braavos (a) e il Canal grande di Venezia, dipinto da Canaletto (b)
Parallelismo tra Braavos (a) e il Canal grande di Venezia, dipinto da Canaletto (b)

Allo stesso modo, le lontane tribù Dothraki, presso le quali la bella Danaerys ha trovato rifugio, sono in tutto simili ai Mongoli (il capo di tutti i clan si chiama infatti Khal). Oltretutto, l’assassinio degli Stark da parte dei Freys in violazione delle regole di ospitalità non ci ricorda la fine del nostro Vitellozzo Vitelli?
Insomma, in un mondo che apparentemente crede di poter vivere ripiegato in un “presente senza storia” il successo del Trono di Spade ci ricorda che il canto di Clio, anche quando filtrato in modo subliminale in opere letterarie o asservito a operazioni di mercato, non ha ancora perduto il suo fascino ammaliatore.

In copertina il parallelismo tra il personaggio della serie, Tyrion Lannister e Il nano Sebastian de Morra, dipinto da Diego Velazquez.

 

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