Con la promulgazione delle leggi razziali, gli ebrei siciliani vennero privati dei loro diritti fondamentali. Per Alessandro Hoffmann, ricordarli è sia un impegno civile che un dovere morale.

La memoria de Gli amici di Moïse 

A ridosso del Giorno della Memoria, Kalós edizioni porta nelle librerie il nuovo lavoro di Alessandro Hoffmann. “Gli amici di Moïse. Cento e più storie di ebrei in Sicilia” (collana Le tessere), che raccoglie le storie degli ebrei di Sicilia. Persone che, tra il 1938 e il 1945, videro negati i loro diritti fondamentali, compresi quelli al lavoro e allo studio. 

Gli amici di Moïse: ebrei di Sicilia

Gli amici di Moïse. Cento e più storie di ebrei di SiciliaMolti di questi siciliani, perché questo erano, subirono il pieno impatto delle leggi razziali e finirono per perdere anche la libertà: arrestati, internati, precettati o deportati. Erano tanti i modi con cui il fascismo colpiva coloro che avevano commesso il crimine di essere ebrei.

Alcuni di questi ebrei siciliani riuscirono a fuggire, qualcuno venne liberato, altri morirono e per ricordarli l’autore ne ha raccolto le storie in un volume che si pone lo scopo di mantenerne viva la memoria. Una forma di testimonianza capace di trasformare questi racconti in “una raccolta di vite e una preghiera di civiltà”.

Alessandro Hoffmann: l’autore

Già docente dell’università di Palermo, Alessandro Hoffmann è omonimo del nonno, un corrispondente della società di import/export dei fratelli Jung, internato nel 1940 in un campo di concentramento italiano per il solo fatto di essere ebreo.
Collaboratore del Giornale di Sicilia e già direttore di Radio Spazio Noi inBlu, Hoffmann è soprattutto l’autore del libro Storia di una famiglia di origine ebrea a Palermo, un volume edito dal 2015 al 2020, le cui riedizioni includono annualmente le nuove informazioni ritrovate nel corso di ulteriori, tenaci ricerche.

Gli amici di Moïse: una ricerca in evoluzione 

Alessandro Hoffmann lavora da anni per ricostruire la storia degli ebrei in Sicilia nel ‘900, con particolare attenzione verso coloro che risiedevano sull’isola nel periodo compreso tra gli anni ’30 e ’40.
Si tratta di una modalità di ricerca sempre aperta, uno scavo continuo nelle pieghe della storia, che per l’autore richiede un impegno costante quanto tenace. Parliamo, infatti, di persone sulle cui vite esistono pochissime informazioni, che possono giungere per vie traverse: magari tramandate oralmente o attraverso le vicende di un’altra famiglia. Un mosaico di esistenze che diviene sempre più complesso man mano che l’autore scava nella realtà locale.

Chi sono Gli amici di Moïse?

Nel libro si parla di circa 130 ebrei residenti in Sicilia, a volte di interi nuclei familiari, individui dei quali Hoffmann sta tentando di ricostruire la vita. Per la maggior parte si trattava di studenti, medici, commercianti e docenti, questi ultimi sia scolastici che universitari. Tutte persone sulle quali le leggi razziali ebbero un impatto devastante, privandoli di fatto delle loro esistenze. Professionisti espulsi dagli ordini, studenti cui venne negato il diritto allo studio, commercianti privati delle licenze e docenti esautorati dalle proprie cattedre. Siciliani che, tra il 1930 ed il 1938, si videro costretti a cercare di sopravvivere nascondendosi o di fuggire avventurosamente all’estero, aggirando la sospensione dei visti e l’annullamento dei passaporti.

Gli amici di Moïse e le leggi razziali 

Hoffman divide le vite degli ebrei siciliani in due fasi: una di privazione dei diritti civili, compresa tra il 1938 e il 1943, e una successiva, di internamento, confinamento, deportazione e concentramento, che va dal 1943 al 1945. Le storie de Gli amici di Moïse mostrano come le leggi razziali fasciste abbiano cancellato la vita di molte famiglie di origine ebraica.

Promulgante il 18 settembre 1938 a Trieste, direttamente da Mussolini, tali leggi rappresentano ancora oggi una macchia indelebile per l’onore degli italiani e una vergogna nella storia di una nazione fondata su valori di equità e giustizia.

Gli amici di Moïse: l’Archivio centrale dello Stato

Gran parte del lavoro svolto per il libro è stato reso possibile grazie ai fascicoli presenti nell’Archivio centrale dello Stato. Un istituto autonomo inserito sotto l’egida della Direzione generale per gli archivi del ministero per i Beni e le attività culturali e per il turismo. L’Archivio conserva la proprio interno, nei locali di piazza degli Archivi (quartiere Eur di Roma), i documenti redatti dagli organi amministrativi e giudiziari dello stato a partire dal 1861. Questo comprende anche tutti i documenti provenienti dai tribunali fascisti e dal ministero dell’Interno nel periodo storico in cui ricadono gli studi dell’autore.

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