Storia del “Deposito allievi carabinieri reali”

Gli avvenimenti storico-bellici del maggio 1860 videro protagonista in Sicilia il generale Giuseppe Garibaldi, incaricato da Re Vittorio Emanuele II di liberare i territori del Regno delle due Sicilie dalla presenza delle truppe borboniche. Nella spedizione presero parte circa un migliaio di volontari, che l’11 maggio 1860 sbarcarono a Marsala e, appoggiando le rivolte scoppiate nell’isola, capovolsero il governo borbonico di Francesco II, conquistandone il territorio e l’annessione al nascente Regno d’Italia.
 La maggior parte della popolazione accolse l’impresa garibaldina con entusiasmo e diede prova di grande partecipazione alla causa dell’unità nazionale, con sacrifici e con dimostrazione di gratitudine per Garibaldi.

Divenuto in seguito, per nomina regia, comandante in capo delle forze nazionali in Sicilia. 
Tuttavia, in alcuni paesi dovette da subito impegnare i suoi più valorosi ufficiali in un’azione di forza e repressione sugli abitanti, in rivolta contro la sovranità del Regno d’Italia e delle sue leggi, che intervennero da subito sul sistema fiscale, tralasciando invece la questione che più premeva ai contadini siciliani: la spartizione della terra. Inoltre, per provvedere a un servizio di polizia, il dittatore Garibaldi istituì con decreto del 14 luglio 1860 a Palermo un corpo dei carabinieri reali in Sicilia. Questo era già esistente nei territori del Regno Sabaudo, fondato in Piemonte il 13 luglio 1814 dal sovrano Vittorio Emanuele I, un organismo di polizia per la difesa dello Stato e la tutela della sicurezza pubblica.

Arrivò da Torino il maggiore Saverio Francesco Massiera, che si mosse da subito con risolutezza nella realtà palermitana, per organizzare al meglio le forze militari del corpo dei carabinieri reali di Sicilia. In seguito, la sua opera venne proseguita dal maggiore generale Giovanni Serpi, che ebbe l’incarico di costituire un reparto per arruolare e inquadrare, insieme a numerosi ufficiali, sottufficiali e carabinieri, tanti giovani volontari dell’isola. Emerse la necessità di formare un esercito in grado di ristabilire l’ordine e far fronte alle esigenze di sicurezza pubblica nei territori appena liberati, incorporando anche soldati provenienti dall’ex esercito borbonico.

E permettendo il transito di combattenti provenienti dall’esercito meridionale garibaldino, fin allora protagonista, che venne subito dopo sciolto, con decreto regio del 11 novembre 1860, da Vittorio Emanuele II. 
 Coloro che si erano resi protagonisti dell’impresa di unificazione dei territori d’Italia videro respinte le proprie richieste presentate dal generale Giuseppe Sirtori, uno dei maggiori collaboratori di Garibaldi, il quale propose al re e al ministro della Guerra la trasformazione dell’esercito garibaldino in un corpo d’armata, denominato “cacciatori delle Alpi” e formato da cinque divisioni, ciascuna di due brigate.

Gli ufficiali garibaldini avrebbero previsto per il corpo d’armata un dislocamento in sedi sparse per tutta Italia, la raccolta di nuovi volontari; la giubba rossa ed il cappello da bersagliere.
 Una proposta che incontrò l’ostilità del ministro della Guerra in carica, Manfredo Fanti: l’equiparazione degli ufficiali garibaldini a quelli dell’esercito regolare sarebbe stata fortemente pregiudizievole per la carriera di questi ultimi. Vittorio Emanuele II pensò a un decreto nel quale fosse previsto per i volontari garibaldini soltanto il transito nell’esercito regolare o l’immediato congedo, con una gratifica pari a tre mesi di paga.

Le decisioni prese in merito videro inizialmente un acceso confronto tra i componenti del ministero della Guerra e lo stesso re, più propenso ad accettare le proposte del generale Giuseppe Sirtori. Alla fine, Vittorio Emanuele II dovette cedere alle pressioni interne e firmare il decreto di scioglimento dell’esercito meridionale garibaldino, suscitando subito dopo il malcontento tra i componenti e provocandone numerose manifestazioni di indisciplina.


Le tensioni da placare – cui l’esercito era chiamato a intervenire – riguardavano, oltre alla definitiva repressione di qualche residua forza borbonica, la lotta al brigantaggio: un’evenienza imprevista e per la quale non era stato preparato né sotto il profilo tecnico né sotto quello psicologico. Tale situazione comportò la richiesta della presenza sul territorio di numerosi soldati, addestrati in modo specifico per un intervento immediato e risoluto, in grado di conoscere la lingua dialettale, per comunicare con la popolazione e soprattutto la mentalità degli isolani: entrambi elementi incomprensibili ai soldati dell’esercito piemontese.

Sotto tali pressioni emerse l’esigenza di istituire una scuola di formazione militare che addestrasse e formasse numerosi soldati, pronti ad intervenire in un territorio che presentava molteplici problematicità. Dove la guerriglia, la presenza delle bande brigantesche e la disobbedienza alle leggi imposte dal nascente Stato nazionale aumentavano il malcontento e il disordine sociale con continue sommosse e tumulti che scoppiavano in ogni luogo del territorio dell’Isola.
 Con decreto regio dell’8 ottobre 1860 venne costituito a Palermo un apposito reparto denominato “Deposito allievi carabinieri reali”.

Una scuola militare composta da 600 allievi carabinieri, presso il comando legione carabinieri di Sicilia, la cui caserma è ancor oggi situata nel quartiere di San Giacomo dei Militari, nella zona denominata “Porta Nuova”.
 I volontari dell’isola che intendevano arruolarsi dovevano sottoporsi al giudizio di una commissione che teneva conto dei criteri, indicati nell’art. 6: età non minore di 20 anni, non maggiore di 40; costituzione fisica sana e robusta; stato nubile, o di vedovanza senza figli; saper leggere e scrivere correttamente; appartenere ad onesta famiglia; statura non minore di un metro e 63 centimetri per la fanteria, di un metro e 72 per la cavalleria.
Inoltre, si richiedevano le giustificazioni da presentarsi per comprovare: fede di battesimo, fede di stato libero, certificato di buoni costumi, di buona condotta civile e politica, di perquisizione del tribunale locale.


Inizialmente, vennero adottati i regolamenti e armamenti ancora in vigore nell’armata sarda del re di Savoia, con qualche differente indicazione in merito alle uniformi.
Dal 1862, anno in cui fu istituito il “Consiglio superiore degli istituti di istruzione e di educazione militare” con lo scopo di presiedere e di coordinare l’organizzazione e il funzionamento delle scuole militari, vennero adottati nuovi ordinamenti e piani di studio. La scuola si strutturava in due anni di corso di formazione, nei quali gli allievi ricevevano un addestramento che prevedeva istruzioni teorico-pratiche da ripartirsi a seconda delle circostanze, riguardanti scuola di cacciatori, di tiro, di scherma alla baionetta, di cavalleria, regolamento di disciplina; servizio delle truppe in campagna e servizio da piazza; contabilità militare; nozioni sul codice penale e sulle leggi organiche militari; ginnastica, scherma e nuoto.

Inoltre, venivano predisposte periodicamente esercitazioni tattiche sul terreno, svolte durante i campi d’istruzione ed i corsi di operazioni di guerra minuta.
Sotto la direzione dei carabinieri reali di Sicilia, primo corpo politico-militare del nuovo Stato italiano (distinti da subito per esempio di rettitudine, coraggio, alta formazione militare, con la stima e la fiducia della popolazione e delle autorità) si portò avanti quell’azione di costruzione di una patria che era stata intrapresa valorosamente dall’esercito meridionale garibaldino. Sciolto prima della proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo 1861, che vide grandi uomini impegnati in un’azione di compagine dell’intera nazione, a cui tutti desideravano appartenere e fortemente caratterizzata da notevoli diversità di natura territoriale , economica, sociale, linguistica e culturale.


Riferimenti

O. Bovio, Storia dell’Esercito Italiano (1861-1990). Ufficio storico dello S.M.E;
Roma 1996.
C. Cesari, Il brigantaggio e l’opera dell’esercito Italiano dal 1860 al 1870,
Ausonia, Roma 1920;
“Le Accademie e le scuole militari Italiane” a cura di Arrigo Pecchioli,
Ed. Italiane 1990;
M. Di Martino, Il quartiere di San Giacomo dei Militari ieri ed oggi, a cura del
Comando Legione Carabinieri Sicilia, Palermo 2017;
A.Ferrara, Storia Documentale dell’Arma dei Carabinieri. Comando Generale dell’Arma, Roma 2004;
F.Molfese, Lo scioglimento dell’esercito meridionale garibaldino (1860-1861), in “Nuova Rivista”, n.1/1960.

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