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FULL METAL JACKET

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L’orrore della guerra viene studiato analiticamente in due fasi da Stanley Kubrick, nel suo “Full Metal Jacket”: prima l’addestramento dei futuri soldati, poi lo scontro sul campo, in Vietnam. E’ già dalla prima fase che notiamo quanto sia feroce il destino del combattimento, per lo spirito di sopravvivenza che viene meno e la follia che alberga negli occhi della recluta meglio nota come “Palla di lardo”(uno strepitoso Vincent D’Onofrio).

La pazzia potrebbe coinvolgere chiunque perché il massacro della guerra non risparmia nemmeno i sentimenti nazionalisti più impegnati. La ricerca di un capo da seguire in missione si rende vana quando un cecchino misterioso, nel corso dell’esperienza dei soldati americani sul suolo vietnamita, uccide il membro di riferimento della spedizione. L’opera si iscrive di necessità nella categoria di film che hanno fatto scuola nel cinema di guerra, da “Good morning Vietnam” con Robin Williams al recente “American Sniper” di Clint Eastwood. I giovani dovrebbero vedere questo ennesimo capolavoro di Kubrick per vivere di persona lo spaesamento di quei soldati con poca esperienza di campo che si lasciano trascinare da un senso di appartenenza che non prende coscienza dei fatti, ma li subisce. E Kubrick rende queste dimensioni da vero maestro.

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