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Fisica e storia

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Che siano non pochi i legami e le affinità tra fisica e storia lo dimostra il pregevolissimo libro di Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica,(Milano, Adelphi 2014). Rovelli è noto al grande pubblico per la sua capacità divulgativa e per la sua scrittura assai intrigante. Le brevi lezioni prendono l’avvio dalla teoria della relatività di Einstein. Il campo gravitazionale non è diffuso nello spazio, è lo spazio. E la storia, come lo spazio in continuo movimento, non può stare ferma. Rovelli mette l’accento sulla bellezza della teoria della relatività. Perché non pensare, anche come stimolo didattico, a comunicare la bellezza della storia? Come la fisica, anche la storia indica “occhi nuovi per vedere il mondo” (p. 21).
La seconda lezione riguarda la teoria dei quanti. La discontinuità della distribuzione della luce nello spazio fornisce non pochi spunti per riflettere sul rapporto tra luce e storia: un tema affascinante, tutto ancora da scoprire. I quanti rappresentano una realtà come pura interazione. Ma l’interazione e il caso, l’assenza di previsione e l’incidenza della probabilità, il ruolo della soggettività costituiscono altrettanti elementi costitutivi della conoscenza storica.
Altra lezione: quella sulle particelle. Il mondo delle particelle elementari è in continuo movimento. E’ un mondo di eventi, dice Rovelli, non di cose. Nel concetto di evento è implicita l’idea del dinamismo spazio-temporale che, se riferita alla conoscenza storica, può evitare l’oscillazione del pendolo fra il realismo di un’oggettività ingenua e i rischi dell’arbitraria soggettività assoluta.
In fisica il cambiamento è ubiquo. Non è una successione di istanti. Tempo fisico e tempo storico rivelano così analogie sorprendenti. Lo spazio-tempo della fisica è il mondo come interazione. Ma nella fisica come nella storia il tempo mostra diverse velocità. Le molecole più veloci sono il tempo dell’aria calda, le molecole più lente sono il tempo dell’aria fredda. Non si possono scorgere, a questo riguardo, analogie col tempo storico e con la braudeliana “dialettica della durata”?
Infine il rapporto fra tempo, coscienza, memoria. Scrive Rovelli: “Il fluire del tempo emerge sì dalla fisica, ma non nell’ambito della descrizione esatta dello stato delle cose. Piuttosto emerge nell’ambito della statistica e della termodinamica (…) La nostra memoria e la coscienza si costruiscono su questi fenomeni statistici, che non sono invarianti nel tempo (…) Ma noi esseri coscienti abitiamo il tempo perché vediamo solo un’immagine sbiadita del mondo” (p. 67). Quella stessa immagine sbiadita che lo storico riesce a restituire del mondo del passato.

AURELIO MUSI

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