Con il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 3 dicembre, si stabiliscono regole stringenti per il periodo natalizio. Ma per alcuni la “sacralità” del Natale impone delle deroghe anche in tempi di pandemia

Il Dpcm del 3 dicembre: le nuove restrizioni anti-Covid

Giovedì 3 dicembre il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha illustrato in conferenza stampa le nuove misure contenute nel Dpcm, che fanno riferimento al periodo delle festività di Natale e capodanno.  Le norme, già entrate in vigore il 4 dicembre, si prolungheranno fino al 15 gennaio del nuovo anno. 

Sostanzialmente il nuovo Dpcm conferma i provvedimenti adottati con il decreto precedente del 3 novembre: la divisione dell’Italia in tre grandi aree di rischio (gialla, arancione e rossa), il mantenimento delle limitazioni agli spostamenti nonché l’idea di un coprifuoco serale anche durante le festività, in particolare la vigilia di Natale e all’ultimo dell’anno.
A far discutere è stata soprattutto la chiusura degli impianti sciistici, argomento molto caldo soprattutto nelle regioni del nord dove il turismo legato alla “settimana bianca” rappresenta un’importante fetta del fatturato annuale.

Il rischio concreto sarebbe che molti italiani attraversino le Alpi per andare comunque a sciare dove non siano presenti restrizioni analoghe. Si finirebbe così per importare il contagio dall’estero come è accaduto l’estate scorsa, specie da posti a normativa anti-Covid pressoché nulla, come Croazia e Slovenia.  Sospese anche tutte le crociere in partenza, scalo o arrivo in porti italiani nel periodo che intercorre tra 21 dicembre e il 6 gennaio. Vietati inoltre cenoni o veglioni di Capodanno dentro gli alberghi. 

Ha prevalso, insomma, la linea rigorista. Il rischio di una terza ondata è ancora alto e con le misure di contenimento che si stanno rivelando efficaci, il Governo, con il parere del comitato tecnico scientifico, vuole cercare di limitare al massimo ogni potenziale rischio di contagio, pur cercando di mantenere viva l’economia e l’enorme indotto che il Natale porta inevitabilmente con sé. 

Tuttavia – in un quadro in continuo mutamento, dove molte regioni hanno recentemente cambiato colore, virando verso quel giallo che rappresenta un moderato livello di rischio – appunti e polemiche verso ogni tipo di restrizione non sono tardati ad arrivare.  

Il Dpcm del 3 dicembre 2020: le polemiche sulle restrizioni agli spostamenti

Le obiezioni più diffuse sono quelle relative agli spostamenti all’interno delle aree gialle. Ancora una volta si stabilisce che, dal 21 dicembre, non ci si potrà muovere tra regioni e province autonome se non per lavoro, salute e «situazioni di necessità», oltre che per tornare nella propria residenza, domicilio o abitazione.

Ma l’ulteriore stretta per i giorni di 25 e 26 dicembre e 1° gennaio, dove sono vietati su tutto il territorio nazionale anche gli spostamenti tra comuni, è quella che ha generato maggiori malumori.
L’idea di non potersi ricongiungere con i propri cari è qualcosa che difficilmente gli italiani hanno accettato e l’hashtag #congiuntifuoricomune è diventato in brevissimo tempo di tendenza sui social network.

La contestazione nasce anche dal presupposto che gli spostamenti all’interno di grandi comuni possono prevedere spesso decine di chilometri di area percorribile laddove invece, nelle comunità più piccole, spostarsi di pochi isolati significa uscire dal proprio comune di residenza per entrare in quello dove magari risiedono parenti o congiunti. 

È facilmente prevedibile che una norma di questo tipo comporterà un esodo di massa come si è visto a marzo, all’indomani delle prime severe restrizioni adottate dal Governo. Treni e aerei intasati non potranno così portare che ad inevitabili conseguenze. 

Coprifuoco e celebrazioni religiose

È stato il premier Giuseppe Conte stesso a dire che quest’anno sarà un Natale un po’ particolare. Tra le varie restrizioni troviamo il divieto di concerti natalizi di qualsiasi tipo, l’impossibilità di mettere in scena presepi viventi oltre che di riti tradizionali, come bacio del bambino Gesù. Ma ciò che ha colpito maggiormente i fedeli è l’idea che la tradizionale messa della notte di Natale dovrà essere compatibile con gli orari del coprifuoco. 

La CEI (Conferenza Episcopale Italiana) sembra abbia raggiunto un accordo con il Governo riguardo l’orario di celebrazione del tradizionale rito di mezzanotte, da anticipare probabilmente alle 19. Diversi esponenti della Chiesa si sono espressi favorevolmente a tale accordo: “Se il nostro dibattito si soffermasse solo sull’orario della messa, sulle lancette dell’orologio, il nostro dire sarebbe sterile, non intelligente, inopportuno e fuori orario”, ha detto il vescovo della diocesi di Nocera-Sarno, monsignor Giuseppe Giudice. Tuttavia molti fedeli sono restii a rinunciare ad un rito millenario.

Molti italiani vedono nella celebrazione dell’ora esatta in cui sarebbe nato il Cristo come una sorta di esorcizzazione dalle paure di un annus horribilis ma che: “sostanzialmente è un segno di infantilismo diffuso, figlio della paura che ci fa retrocedere al bambino che è dentro di noi”, come sostiene il noto sociologo Domenico De Masi. 

Le festività come momento di disimpegno sociale

natale 2020 dpcm

Si fa appello a passare le festività in rigoroso isolamento ma, intanto, quelle stesse amministrazioni che hanno contestato il Dcpm, oggi sono le prime ad aver illuminato la città con sfolgoranti luminarie a tema natalizio. Gli alberi addobbati nelle piazze principali di ogni comune invogliano la gente a ritrovare quel piacevole disimpegno che rende il periodo natalizio così caro agli italiani. E così si ritrova la tipica “ressa da shopping di regali” di quei giorni. Le file davanti ai negozi ci raccontano di ordine e rigore, ma le mascherine abbassate per fumare (spesso in compagnia) dicono che forse le vacanze di Natale sono anche un permesso che ci si prende in deroga alle regole. 

E poi ci sono le immancabili giocate. Familiari, amici stretti o più semplicemente “amici di gioco” ai quali non si sa rinunciare quando si tratta di prendere in mano le carte del Baccarà o aggiudicarsi quelle fortunate del Mercante in fiera. I soli sei congiunti consigliati dal Governo significano meno avversari e più possibilità di vincere. Ma certi italiani, se devono vincere, vogliono farlo in grande. 

Il negazionismo, poi, va a nozze col disimpegno natalizio. Per molte persone il Natale è un certezza. E lo deve essere ancora di più in un anno che di certezze ne ha fornite poche. Come sottolinea Silvia Moscatelli, docente di Psicologia sociale dell’università di Bologna: ”Parlando dell’attuale emergenza sanitaria, si tratta di persone che hanno un forte bisogno di certezze, ma che non hanno le capacità o il background culturale necessario per elaborare e tenere sotto controllo la complessità delle informazioni che la situazione richiede. Le statistiche ci dicono che chi utilizza tali teorie ha una bassa scolarizzazione, un reddito basso e tendenzialmente vi aderiscono più uomini che donne. Lasciando da parte la categoria di quei politici che cavalcano queste teorie per ottenere più consensi.”

 

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