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Distruggere la Memoria

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Antonino Giuffrida
L’operazione dell’espulsione degli ebrei dalla Sicilia nel 1942 apera traumaticamente una cesura nella realtà sociale, economica e culturale. L’ordine reale segna un momento di rottura della politica di protezione regia nei confronti della comunità ebraica, che era iniziata con i sovrani normanni, rimuovendo dall’isola la presenza di una importante componente sociale ed economica qual è quella degli ebrei, distruggendone l’identità culturale e religiosa e, conseguentemente, precludendone qualsiasi ipotesi di ritorno. Chi rimane è costretto a un’omologazione con i gentili che non lascia possibilità di deroghe, anche per il ferreo controllo dell’Inquisizione il cui obiettivo è quello di rimuovere dalla memoria collettiva anche il ricordo della presenza giudaica nell’isola. Le ricadute negative dell’espulsione sono parecchie: l’interruzione del collegamento commerciale con la Siria e l’Egitto, gestito dagli ebrei siciliani; l’esodo dall’isola di artigiani in grado di lavorare il ferro e di forgiare gli attrezzi necessari per la coltivazione della terra quali gli aratri o le zappe; l’oblio della conoscenza della lingua araba parlata nelle giudaiche siciliane, dove si trovavano anche notai in grado di tradurre in latino documenti redatti in arabo o in ebraico.
L’ebreo siciliano ha un modo di vivere l’appartenenza al giudaismo adeguandosi al modello sviluppatosi e consolidatosi nella Spagna musulmana, dove si mantiene l’equilibrio tra la cultura profana e gli studi sacri, dando vita ad un modello culturale in cui il giudeo è un uomo completo, ugualmente versato nelle lettere e nelle arti e che si esercita all’uso della dialettica talmudica. Un ebreo che esercita diversi tipi di professioni e che ha con i gentili delle relazioni non conflittuali. La realtà siciliana è profondamente diversa dal giudaismo dell’Europa del nord, dove l’ebreo si impegna in attività economiche strettamente circoscritte, e crea con il mondo non giudaico un’ostilità ricambiata che cresce di secolo in secolo . Acquisita l’esistenza di un’omogeneità del giudaismo mediterraneo che aggrega le realtà rappresentate dalla Castiglia, dall’Aragona e dal Sud della Francia attuale , risulta evidente che la contestuale realtà siciliana è profondamente influenzata da questo modello. Infatti, come ha mostrato il Renda, in Sicilia «l’aggregazione residenziale ebraica era più di tipo ispanico che toscano o veneto o piemontese. C’era più Spagna che Italia nel rapporto siciliano fra cristiani e giudei». Inoltre, i giudei siciliani, per la conoscenza dell’arabo e per la continua frequentazione con la realtà maghrebina, rappresentano un importante momento di snodo tra il sud dell’Europa e il nord dell’Africa.
Le conseguenze economiche dell’espulsione degli ebrei dalla Sicilia sono focalizzate in una relazione dei responsabili dell’Amministrazione finanziaria del Regno e in particolare:
  • I giudei per mangiare, bere, vestirsi e calzarsi spendono annualmente circa un milione di fiorini. Il venir meno di questo giro di affari comporterebbe una consistente flessione del gettito delle gabelle che si impongono su questo genere di consumi, il che danneggerebbe sia le Università sia i singoli che gestiscono tali gabelle.
  • Il mercato degli affitti degli immobili sarebbe alterato dall’improvvisa partenza dei giudei. I proprietari degli stessi, quasi tutti cristiani, sarebbero privati di un reddito difficilmente rimpiazzabile in tempi brevi.
  • Alcuni settori dell’artigianato, in special modo quello relativo alla lavorazione del ferro, verrebbero quasi del tutto smantellati, in quanto «in quisto regno quasi tutti artisti su Iudey» e, soprattutto, specializzati in «arti di ferru tantu per lu ferrari di li animali comu per lu lavurari di la terra como ancora per li cosi necessarij ad navi galei et altri vasselli marittimi». Tutto ciò comporterebbe ancora una volta una modifica dei valori di mercato in quanto, andando via i giudei ed essendoci pochissimi artigiani cristiani, si altererebbe il gioco della domanda e dell’offerta, cosicché «quilli pochi pirsuni li quali si troviranno esperti ad tali arti vindiranno li cosi carissimi».
  • Il calo demografico improvviso dovuto all’espulsione degli ebrei potrebbe provocare numerose difficoltà, soprattutto alle terre di frontiera, in particolare a Malta e a Pantelleria, nel momento in cui l’armata turchesca portasse il suo attacco alla Sicilia. In quanto, «non obstanti dicti Iudey fusino persuni cussì vili, nentidimeno per fari fossi, carriari petri, lignami ali repari et altri cosi necessarij su persuni assai utili per essiri tali chi si ponnu beni comandari». I funzionari stimano che a Palermo ci sono cinquemila ebrei, altrettanti o forse un po’ di più a Siracusa, mentre per le altre giudecche fanno dei riferimenti generici.
  • Il termine molto breve stabilito per l’espulsione ha creato, inoltre, dei problemi nei confronti dei rapporti commerciali con i cristiani. Infatti, quegli ebrei che si occupano di attività commerciale hanno avuto consegnato da parte di diversi cristiani merci in conto vendita e capitali da restituire in un certo lasso di tempo. Non avendo gli ebrei disponibilità di contanti e avendo poco tempo per portare a termine gli affari in corso di definizione, il rischio d’insolvenza diventa sempre più concreto con un danno per i cristiani che non potranno rifarsi neppure con i beni immobili dei giudei. Il prezzo degli immobili degli ebrei, a causa dell’eccesso di offerta, sarà molto basso e nessuno, con il ricavato delle vendite, potrà rifarsi delle perdite subite.
Le scelte politiche della Corona poco si curano delle ricadute economiche o sociali: con forza e senza tentennamenti si ribadisce la volontà di estirpare la presenza degli ebrei dai regni della Corona d’Aragona e di cancellarne la memoria. I libri della preghiera sequestrati, i luoghi di culto chiusi, l’impossibilità di continuare ad avere scuole per la formazione dei ragazzi gestite da insegnanti ebraici che utilizzano testi in ebraico sono tasselli di un articolato progetto che mira non soltanto ad allontanare dal Regno gli ebrei che vi risiedono ma, soprattutto di cancellarne la memoria. Le alternative che si pongono per gli ebrei siciliani sono due: imbarcarsi e lasciare la Sicilia solo con gli abiti che hanno indosso”; oppure convertirsi prendere un nome diverso, rinunciare non solo al nome ma anche a tutto lo stile di vita all’interno del quale confluiscono elementi che vanno dal tipo di cibo consumato, al modo di vestire, alla compilazione del contratto dotale.
In realtà le tematiche sono molto più complesse di quello che appaia a prima vista e gli ebrei riescono ad elaborare una strategia di mimetismo. Le analizzeremo in uno dei prossimi post che saranno dedicati alla memoria degli ebrei espulsi dal regni
Per chi volesse approfondire la tematica dell’espulsione degli ebrei dalla Sicilia nel 1492 può fare riferimento all’allegato articolo A. Giuffrida Grano contro ebrei.
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Ninni Giuffrida
Professore associato di Storia Moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli studi di palermo. La sua attività scientifica ha affrontato diverse tematiche di storia economica, politica e sociale che caratterizzano la proiezione mediterranea ed europea della Sicilia tra il XV e il XX secolo. Fra essi si segnalano i risultati di una indagine su la storia della finanza pubblica siciliana e su l’evoluzione e il funzionamento delle reti del credito. È autore di oltre 100 pubblicazioni in riviste scientifiche e di settore, tra le quali si segnalano: Considerazioni sul consumo della carne a Palermo nei secoli XIV e XV (Roma,1975); Grano contro Ebrei. Un'ipotesi per il riequilibrio della bilancia commerciale siciliana al momento dell'esodo (1492) (Palermo, 2006); Monografie: La Sicilia e l'Ordine di Malta (1529-1550) La centralità della periferia mediterranea (Palermo, 2006); La finanza pubblica nella Sicilia del ‘500 (Caltanisetta-Roma, 1999).